L’AFFAIRE AREZZO, L’INTRECCIO CARPI, ESEMPI DI CALCIO CHE VA IN FRANTUMI

L’affaire Arezzo ed il gentiluomo Giorgio La Cava

Difficile trovare una stagione sportiva in cui sin dall’inizio, in serie C, si possa assistere a così tanti ribaltoni societari da far quasi fatica a ricordarseli tutti. Il fatto è che non pare, almeno sino a questo momento, che i cambiamenti abbiano risolto i problemi, anzi. Lasciando per un attimo da parte la vicenda tragicomica che dall’estate continua a trascinarsi anche in questo autunno che avanza inesorabile. Che riguarda Livorno e Carpi (su cui torneremo tra un attimo, perchè la trama si arricchisce ogni giorno di nuovi colpi di scena). Cominciamo con l’osservare che dalla lettura di siti e giornali specializzati gli effetti indesiderati dei suddetti ribaltoni hanno già preso la scena.

In un torrido pomeriggio dello scorso Agosto, Giorgio La Cava (nella foto), una delle persone più squisite del mondo del calcio, mondo in cui purtroppo è rimasto troppo poco, realizza il suo obiettivo. Cedere le quote dell’Arezzo. Stanco di buttare soldi in una categoria, bistrattata. Priva di qualsiasi ritorno di tipo economico.

Dopo aver sfogliato a lungo la margherita dei vari pretendenti, decide di vendere alla Mag Servizi Energia. Con il beneplacito di Orgoglio amaranto, trust di tifosi che detiene l’1% delle quote sociali ed ha diritto di esprimere, per statuto, il proprio gradimento nei confronti di chiunque decida di entrare nella compagine societaria. Sia che intenda fare il padrone. Sia che voglia essere un semplice socio.

Grandi sorrisi, il giorno del passaggio delle quote. Anche se c’è un imprevisto che al momento parrà di poco conto, ma che invece, come si vedrà proprio in questi giorni, non sarà tale. Al buon La Cava i nuovi proprietari dell’Arezzo chiedono di rimanere in società con il 5%, una percentuale minima, tanto per dare un briciolo di continuità, “dai Giorgio, sarà un piacere averti in gruppo, non preoccuparti tanto ora il fardello è tutto sulle nostre spalle”. Più o meno, dicono le voci di corridoio, queste sono state le parole rivolte al buon Giorgio da Fabio Gentile, patron di Mag Servizi Energia. Il nuovo padrone del vapore amaranto.

E come fai a non fidarti di uno che si chiama “gentile”  che ti fa una proposta del genere il giorno dell’atto? E il gentiluomo La Cava (lui lo è davvero), abbozza e…ci casca. Passano giusto due mesi e l’Arezzo, che in classifica ha un punto ed è desolatamente ultimo, forte, si fa per dire, di trentatrè calciatori sotto contratto (ad alcuni dei quali ha pure rinnovato la scadenza), decide che occorre sottoscrivere un aumento di capitale (tenetevi forte). Oltre un milione di euro (un milione e 200mila per la precisione). Insomma, si parte davvero bene. Quindi i soci vengono convocati in assemblea davanti al notaio. Quando si azzardano a chiedere al socio La Cava (al 5%) di versare 60 mila euro si sentono rispondere che non se ne parla nemmeno: “Per quanto mi riguarda – spiega La Cava ad ArezzoNotizie – ho già effettuato in passato dei versamenti in riserva per futuri aumenti di capitale pari a 220mila euro nei mesi scorsi”.

Apriti cielo. I soci di maggioranza restano con un palmo di naso piuttosto irritati. La loro posizione è così chiarita, sempre alla stessa testata, dal presidente Monaco, rappresentante del patron Gentile: “La Cava ci aveva informati dei versamenti, ma che questi erano legati alla gestione ordinaria della società – spiega il presidente – poi questa mattina siamo rimasti a dir poco sorpresi quando davanti al notaio abbiamo saputo che La Cava ritiene invece quelle cifre già destinate ad un aumento di capitale e non alla gestione ordinaria del club che fino allo scorso agosto dipendeva solo da lui”.

Risultato?

Bilancio approvato, ma aumento di capitale saltato, tutto rinviato al 30 Ottobre. Per una carenza da 60 mila euro? E’ uno scherzo? Sessantamila euro su un milione e duecentomila fanno saltare un aumento di capitale? Roba da non credere, ma che accende qualche campanello d’allarme. Ulteriore dubbio che lascia presagire scenari foschi. Ma una due diligence in fase di acquisizione non è stata fatta? O meglio, se non si sono visti i versamenti per futuri aumenti di capitale menzionati da La Cava, come è stata fatta? Ho l’impressione che dell’Arezzo ci occuperemo di nuovo molto presto. Naturalmente, proverò a capire se la famosa commissione federale, tenuta ad approvare la cessione di quote societarie superiori al 10%, si era espressa in merito alla nuova compagine aretina. 

Nel frattempo, altre piazze non fanno mancare colpi di scena. A riprova di quanto sia ormai facile entrare a pascolare in terza serie.

L’affaire Carpi, il suo fantasmagorico labirinto.

A Carpi gli ultimi quindici giorni sono stati a dir poco frenetici. Con più di un ribaltone in scena. 

Come a Livorno, anche a Carpi ha imperversato Banca Cerea. Con il suo eclettico presidente che forse dovrebbe farsi più di una domanda sulle capacità manageriali (e non solo) dell’ uomo di fiducia da lui scelto, Roberto Lamanna, per lo sviluppo dei progetti calcistici finanziati dalla sua banca. 

Con un inquietante interrogativo che mi pongo. Come può il patron di una società fallita pochi mesi or sono, il Cuneo, avere così tanto credito presso un Istituto bancario? Se qualsiasi privato cittadino non paga due rate di un finanziamento viene segnalato come cattivo pagatore. Al patron di una squadra di calcio fallita si danno soldi, per il tramite di imprenditori da lui presentati, per acquistare addirittura due società di calcio? Non aggiungo altro.

Livorno è un caos immane (me ne occuperò a parte nei prossimi giorni, visti gli sviluppi che la situazione promette). A Carpi il caos è calmo. La calma apparente. Sì perchè dopo stracci volati fin sulle pagine degli organi di informazione (con comunicati emessi dalle singole parti in contesa, uno che smentiva l’altro) Dopo settimane di contrasti tra il “gruppo Cerea” e il direttore generale Alfonso Morrone, spalleggiato però da un paio di soci. Dopo una ventina di giorni in cui il dg è stato di fatto congelato dal presidente Morelli (uomo designato a tale incarico da Banca Cerea) e nell’organigramma erano entrati a vario titolo uomini di fiducia del solito Lamanna. Come Elio Signorelli già ds del Livorno, molto vicino alla famiglia Spinelli. Nella sua carriera anche ex calciatore dell’Alessandria proprio con Roberto Lamanna ds secoli fa. O come l’ex calciatore Soviero che avrebbe dovuto fare il team manager. Pochi giorni fa Morrone è riuscito a esautorare tanto il presidente Morelli che tutti gli altri. La società, divisa in due fazioni e bloccata in qualsiasi operazione dallo stallo venutosi a creare, è finita, per la maggioranza delle quote, nelle mani di Marcello Fantuzzi e Matteo Mantovani. Carpigiani. Soci della Ncs Company, che hanno sottoscritto un patto di maggioranza anche con Federico Marcellusi (titolare di Vft) e Simone Marocchio (di Dm Legno). Imprenditori peraltro fatti entare la scorsa estate in società proprio da Banca Cerea, con la quale sarebbero alla fine però rimasti solo allineati Vincenzo Mastropaolo della Campoleone Holding e lo stesso ex presidente Simone Morelli rimasto con il 9% (entrambi fuori dal Cda).

Fin qui, nulla di strano (caos a parte). Se non fosse che appena qualche ora dopo essere stato nominato presidente del sodalizio, che passò momenti migliori sotto la gestione Bonacini, Matteo Mantovani, in una dichiarazione a media locali (precisamente a Voce.it del 11 Ottobre) faceva balenare ulteriori novità : La società ha il dovere di consolidarsi, stabilizzarsi e tranquillizzare l’ambiente…L’arrivo di nuovi dirigenti? Stiamo lavorando su questo, nei prossimi giorni vi faremo sapere”. 

Francamente non so quale definizione di “stabilizzazione” societaria e “tranquillità” dell’ambiente abbia il neo presidente carpigiano. Però i Graffi sanno scavare bene dietro alle frasi che sembrano fatte quando invece lasciano presagire qualcosa di sorprendente. Anche questa volta i Graffi non si sono limitati a prendere buona nota di quanto detto. Hanno deciso di andare oltre.

E cosa hanno trovato i Graffi oltre le frasi pronunciate dal presidente del Carpi? Una serie di coincidenze significative che possono aiutare a delineare l’identikit di chi potrebbe arrivare ben presto a sostenere (?) i colori biancorossi.

Alla scoperta di Mussi e Danilo Mariani

La scorsa settimana è stato presentato come nuovo responsabile dell’area tecnica tale Andrea Mussi. Nome che ai più dice poco. Le statistiche dicono che in diciotto anni di carriera da calciatore tra serie C e serie D ha cambiato ben ventitrè società. E’ stato presentato dalla Gazzetta di Modena, al suo arrivo a Carpi pochi giorni fa, come già “direttore sportivo di Pavia, Pro Vercelli e Albisola, portato per la prima volta nei professionisti”.

Ora, poiché la carriera da direttore sportivo del signor Mussi non compare da nessuna parte, è probabile che il giornalista abbia chiesto direttamente a lui chi fosse e da dove venisse. E sono cominciate le bugie. Perchè non è mai stato ds della Pro Vercelli (lo era Massimo Varini), ma responsabile scouting (responsabile di se stesso, però, dato che spulciando nell’organigramma dell’allora Pro Vercelli non si trova notizia di una struttura di osservatori). Quanto all’Albisola, la società ceramista raggiunse la serie C l’anno prima che questo Mussi entrasse a farne parte. Infatti fu il ds l’anno dopo. Con la squadra inchiodata nelle parti basse della classifica (si piazzò quart’ultima) e salva alla fine grazie all’estromissione dal campionato di Cuneo e Pro Piacenza e alla retrocessione dell’allora disastrata Lucchese. Quanto all’esperienza al Pavia, i dati statistici dicono che lo fu nel 2015-’16, fino a Gennaio, quando, come riportato dalla Gazzetta dello Sport del 5 Gennaio 2016, Mussi fu declassato dalla proprietà cinese ad “ambasciatore turistico del club sull’asse Italia-Cina”. 

Ma perchè i Graffi si sono interessati alla figura ed al profilo di questo personaggio appena giunto a Carpi?

In relazione alle parole del neo presidente Mantovani la figura di Mussi, che non ha lo score di qualche altro candidato alla poltrona di ds (girava ad esempio il nome di Mauro Gibellini) sembra svelare chi potrebbe presto entrare nella compagine societaria appena ricomposta. Eh sì perchè nelle ultime due stagioni il nome di Mussi è sempre stato speso come proprio direttore sportivo di fiducia niente di meno che da Danilo Mariani. Chi è Danilo Mariani? (nellafoto) Un imprenditore romano che ha tentato (senza riuscirci) di acquistare varie società di calcio negli ultimi ventiquattro mesi. O giù di lì.

Il mese scorso, accostato al moribondo Trapani, ha dichiarato ad un organo di informazione siciliano (ilovepalermocalcio.com): “ Nel progetto di crescita della mia azienda esiste un possibile investimento in una squadra di calcio con la finalità di diffondere servizi tecnologici alla popolazione e agli atleti. Il nostro progetto calcio è sostenuto da un Comitato Tecnico Scientifico Medico di primissimo livello capitanato dal Prof Capua (Presidente Antidoping Lega Calcio). Mi interessano le sfide sul campo soprattutto quando c’è bisogno di competenza per risanare aziende in difficoltà.

Per mandato mi ero interessato lo scorso anno alla Pistoiese, ma Ferrari ci ripensò (il figlio) a contratto firmato e distruggemmo l’accordo da buoni amici. Il sindaco di Lucca mi chiamò e venne a trovarmi a Roma per propormi la Lucchese in D, categoria da noi poco gradita ma che poteva seguire un progetto che però mancava dello Stadio fatiscente e non utilizzabile. Dopo di che sono stato nominato più volte dai giornalisti su trattative con Arezzo, Pisa, Montecatini, Livorno, Grosseto e Siena piazze dove non ho mai avuto alcun contatto e di conseguenza seguito trattative”. 

Si dimentica di dire che a Lucca, tranne il sindaco disperato per trovare una soluzione, in tanti hanno espresso dubbi sui suoi progetti (memorabile un’intervista dell’ex rossonero, ora presidente del club, Bruno Russo che sbigottito raccontava all’interlocutore che questo Mariani voleva la serie A in cinque anni mentre la Lucchese faceva fatica a ripartire dalla D dopo il fallimento). Che a Trapani, pur in punto di morte, si sono rifiutati di dargli credito. Che a Rimini il presidente Grassi ha preferito cedere ad altri che evidentemente davano più garanzie. Che nella stessa Rimini, come a Lucca e altrove, aveva presentato come propri uomini di fiducia il Mussi come ds ed Andrea Agostinelli come allenatore.

I Graffi però sono andati ancora oltre. Hanno registrato un’altra curiosa coincidenza. Qualche giorno prima dello sbarco dell’uomo di Mariani a Carpi (Mussi), in relazione all’ altro caravanserraglio targato Banca Cerea, il Livorno, il 9 Ottobre Danilo Mariani faceva pervenire alla stampa un comunicato: “Il gruppo Carrano ha sottoscritto in data odierna innanzi al notaio Gianluca Anderlini di Roma, un preliminare di acquisto del 34 per cento del capitale sociale del Livorno calcio, con la promessa di rilevare l’intera quota di partecipazione di Sicrea. Tale contratto potrà avere efficacia allo scadere dei termini di esercizio del diritto di prelazione, 19 ottobre 2020, dei soci rimanenti od ancor prima alla eventuale rinuncia al diritto degli stessi”. Ed ancora: “Si auspica, per una celere riorganizzazione finanziaria ed operativa del club e per gli incombenti adempimenti di garanzia che evitino ogni rischio sanzionatorio o di penalizzazione, che le decisioni dei soci non cedenti siano rese note al più presto. Il gruppo Carrano ha in animo di rilevare la quota di maggioranza del capitale del club come già comunicato ai soci non cedenti”. 

Un comunicato scritto in perfetto stile legalese. Che vuol dir tutto e niente. A cui il presidente del Livorno Rosettano Navarra, ai ferri corti con Banca Cerea, rispondeva così: E’ un atto inutile e nullo, messo in opera dai soliti attori, la Mariani&company, perché non faccia la ricapitalizzazione e che non ha senso perché la prelazione delle quote scade il 19 ottobre “.

I soliti attori, dunque. Alla ricerca di società da comprare non si sa per chi (chi sia il gruppo Carrano non è mai stato scritto da nessuna parte) e non si sa perchè e che poi alla fine non comprano nulla (almeno sinora è sempre andata così). Ma che intanto seminano casini a pioggia, un po’ qui, un po’ là. Entrando con un piede in una società e con l’altro in un’altra. Con un ds da una parte e qualcun altro dall’altra. Facendo caos dove ce n’è già parecchio. Approfittando del silenzio assoluto della Lega Pro, della Federcalcio. Dei loro organi di controllo e dei loro presidenti.

Perchè, cari lettori, si va sempre a finire lì. Dove c’è il vero problema. Il problema sta a monte. Se non si controlla mai nulla, tutti pensano di poter imperversare a proprio piacimento. Scorrazzando nelle praterie messe a disposizione dalle personalità mediocri ed inadeguate che governano il calcio. Che riversano quotidianamente fiumi di parole, inutili ed inefficaci come il loro operato.

E, nel frattempo, il mondo del calcio finisce in frantumi.