LA VERITA’ FA MALE, non la canta soltanto Vasco!

Iscrizioni, riammissioni e ripescaggi. Ha proprio ragione il mio amico Vasco quando canta “La verità non ha bisogno di scuse”. Riportato al calcio italiano esempio migliore non potrebbe esserci.

Dal Palermo all’Arzachena. Un po’ come dire dal Manzanarre al Reno. Per rendere l’idea.

La “malagestio” ha origini lontane. Una torta immensa farcita di controlli superficiali, di bilanci accomodati giocando sulle plusvalenze. Di un sistema malato dove si muove il denaro come si stesse giocando con i soldi del “Monòpoli”. Un mondo in cui i risultati ottenuti sul campo condizionano, in positivo o in negativo. Le vittorie mascherano le difficoltà economiche.

Un po’ come quando si nasconde la polvere sotto il tappeto.

Giancarlo Abete e Carlo Tavecchio hanno pagato dazio per i risultati fallimentari della nostra nazionale. Eppure non andavano loro in campo. Tavecchio, nell’abdicare, lasciò nelle casse della Federcalcio un “tesoretto” non indifferente. Le capacità di Abete sono indiscutibili.

All’inverso il Trapani è stato recentemente promosso in serie B con i suoi tesserati che avevano messo in mora la società. Non venivano pagati dal mese di febbraio. Sulle situazioni di Palermo e Foggia meglio stendere un velo pietoso. Entrambe andavano bloccate da tempo.

“La verità fa male” canta il mio amico Vasco. Le responsabilità (degli errori) vengono sempre scaricate su quelli che c’erano prima. Un malvezzo tipico dell’italianità. L’esempio più calzante lo offre la serie C. Andando a ritroso nel tempo ci si accorge però della costante presenza, in quella Lega, di taluni. Gravina contrastava Macalli, da sempre. Nonostante l’opposizione del “magno” Claudio riuscì a buttarlo giù dalla torre. Prometteva sostegno economico, sponsor e visibilità. Denaro per i presidenti ai quali, increduli, brillavano gli occhi. Prometteva la svolta epocale. Quando è stato eletto non ha fatto nulla affinchè le cose cambiassero in meglio. Anzi.

La Lega Pro, è sotto gli occhi di tutti, sta affondando.

Oggi, dopo lo sfascio della gestione del commissario Fabbricini, si trova a fare il presidente federale. Non per meriti propri riconosciuti, ma per un patto di non belligeranza sottoscritto tra le componenti. Recita perfettamente il ruolo di uomo immagine, meno quello dirigenziale. In Fifa e Uefa stiamo perdendo terreno.

Ghirelli scoperchiò le “malefatte” dello stesso Macalli che lo aveva licenziato. Non si è mai compreso se sta con Gravina o con se stesso. Ora, da presidente di Lega, usa gli stessi metodi con risultati peggiori. Si contorna di amici ed amiche più che di validi collaboratori. Inevitabile che il tempo porti, anche per lui, tutti i nodi al pettine. Ha detto che dopo il guado del Rubicone le cose cambieranno. Il problema che il Rubicone lo guadava  l’imperatore (Cesare) per manifestare la sua ribellione allo Stato romano. Non sembra proprio che quelle siano le intenzioni del buon Francesco. Molto impegnato con i social piuttosto che con i problemi più impellenti della categoria.

“La verità è che tutti possono sbagliare” continua Vasco in quella canzone. Certo. Errare è umano perseverare ha però del diabolico. Su questo blog ho sostenuto, per tutto il campionato, che le retrocessioni, in serie C, andavano bloccate. Per rispetto dei club virtuosi. Alla fine è andata così seguendo un percorso estremamente “contorto”. Inutile stare a rivangare.

Le difficoltà stanno emergendo ora. In sede di riammissioni e ripescaggi.

Possono essere riammesse in tre. Hanno presentato domanda in quattro: Virtus Verona, Fano, Bisceglie e Paganese. La fretta di applicare nuove norme riguardanti le infrastrutture ha provocato inevitabili scompensi. Il calcio ha perso imprenditori del calibro di Gianpiero Colla, presidente dell’Albissola, che proprio in funzione delle infrastrutture ha deciso di fare un passo indietro. Nel Paese degli stadi obsoleti e cadenti bisognava concedere termini. Scovare una soluzione più appropriata.

Certamente bisognava anche “promettere” di meno. Nelle ultime ore inevitabili spifferi di corridoio (nel palazzo di via Allegri sono frequenti ogni giorno di più) porrebbero la Paganese in vantaggio sul Bisceglie per essere riammessa.

Una bella patata bollente nelle mani di Gravina e di Ghirelli.

Perché il Bisceglie è già stato maltrattato obbligandolo a disputare i play out (persi) contro quella Lucchese che doveva essere espulsa dal campionato. Lo certifica il fallimento dichiarato nei giorni scorsi. Da parte sua Raffaele Trapani ha dimostrato negli anni di meritare la categoria. A Pagani si continua a fare calcio grazie al suo impegno ed ai suoi sacrifici (di tutti i tipi).

“Devi sapere da che parte stare” continua Vasco. Non poteva scegliere frase più appropriata. A Gravina ed a Ghirelli qualche parola di troppo potrebbe essere sfuggita. Diversamente la Paganese, ultima in quella speciale graduatoria, non si sarebbe mai avventurata in quella procedura.  Conoscendo poi le capacità e la determinazione dell’uomo e dell’imprenditore Nicola Canonico la vedo impossibile fargli digerire l’estromissione da una categoria che spetta di diritto al Bisceglie. Vedersi sfilare da sotto il naso la serie C porterebbe Canonico ad aprire un contenzioso legale del quale né la Federcalcio né la Lega Pro sentono la necessità.

Esiste la soluzione migliore, non sta a me suggerirla, ma lo stato dell’arte è evidente! “devi sapere da che parte…!”

Gli “spifferi” di palazzo coinvolgono anche il Cerignola. Rischia che la sua domanda di ripescaggio venga bocciata. Sarebbe un vero peccato penalizzare una proprietà tanto determinata e solvibile. Un tormentone che va avanti da qualche settimana. Con il sindaco dei pugliesi che rassicura il mondo intero sull’agibilità dell’impianto ed il manto (in erba sintetica dell’ultima generazione) del “Monterisi” che deve essere ancora posto in opera. Resta il fatto che il “campo” non è pronto nei termini fissati dalle norme e non esistono deroghe possibili. Di conseguenza tutti coloro che non hanno lo stadio a norma (incluso Albissola, per esempio) potrebbe richiedere la concessione di ulteriore termine.

Nei prossimi giorni lo stato dell’arte (anche qui) sarà valutato da apposita commissione.

“La verità è che ce n’è sempre una migliore” conclude Vasco. Auguro al Cerignola, ai suoi tifosi ed alla famiglia Grieco che tutto si risolva nel modo, appunto, “migliore”.

Poniamo però il caso che il Consiglio Federale del 12 luglio dia esito negativo alla richiesta dei pugliesi. Cosa potrebbe accadere con il format bloccato a 59 squadre? Iniziare in numero ridotto rappresenterebbe di già una sconfitta per il sistema, per Gravina e per Ghirelli. Significherebbe dare ragione a Balata il quale asserisce che la serie C è un fallimento!

Riapertura dei termini totale e completa? Una priorità alla classifica complessiva dei play off? Oppure una riapertura soltanto dalla sesta posizione (e a seguire) di quella graduatoria stilata per il ripescaggio dalla Lega Nazionale Dilettanti?

In tutti quei casi dove si andrebbe poi a incastonare il Cerignola che in prima istanza risulterebbe essere stato bocciato? Quale sarebbero le possibilità reali di Turris e Taranto per essere ripescate (sempre che la prima risolvesse i suoi problemi infrastrutturali e la seconda quelli finanziari)?

Con la speranza di non dover assistere, per l’ennesima volta, a una soluzione tutta italiana. Partorita da un Consiglio Federale all’uopo “apparecchiato”.

Quattro riammesse (Virtus Verona, Fano, Bisceglie e Paganese) e solo due ripescate (Modena e Reggiana). Non crediate che, al proposito, sia un’ipotesi tanto campata in aria.

Perché “La verità è che tutti possono sbagliare!”