LA SERIE C (GESTITA DA GHIRELLI) RIDOTTA CON LE PEZZE AL CULO

    Le bugie e le chiacchiere di Ghirelli. Lasciano il tempo che trovano. Ormai è evidente per tutti, società affiliate, addetti ai lavori, giornalisti non prezzolati. I due anni di gestione Ghirelli sono stati i più fallimentari nella storia della Lega Pro. Sia sotto il profilo sportivo che economico.

    A quanto pare, alcuni presidenti se ne sono finalmente accorti e, sapendo fare di conto, hanno sbugiardato il minuscolo presidente delle terza serie calcistica nazionale mettendo in evidenza, prove alla mano, la montagna di fuffa. Di bugie e di chiacchere che hanno contraddistinto la governance del preferito di Gravina. Il vecchietto da Gubbio che all’atto di salire al soglio federale designò come suo successore allo scranno più alto della Lega fiorentina. Scelta sciagurata che oggi rischia di costare il posto anche al presidente della Figc. Ma andiamo con ordine.

    Martedì 12 Gennaio è in programma l’assemblea elettiva della Lega Pro, nel salone di un hotel romano. Le società saranno chiamate ad esprimersi e ad eleggere il presidente ed il consiglio direttivo. Poco meno di un mese prima, il 18 dicembre, le stesse società dovranno scegliere se approvare o meno il bilancio. E qui cominciano i guai per tutte le associate. Perché il bilancio parla chiaro: la Lega Pro è in affanno, anzi in grave perdita.

    Ghirelli (ed i suoi sodali) hanno provato a colorare il pane, ma i più accorti dei presidenti li hanno smascherati. La relazione sulla gestione, che accompagna il bilancio, è piena di fantasie così poco raffinate da apparire immediatamente per quelle che sono. Cialtronerie. La più lampante e quella più facile da smascherare facendo quattro conti riguarda la cifra di euro 982.924,00 indicata dalla relazione come avanzo di gestione, derivante dalla gestione straordinaria.

    Ma Ghirelli non scrive (mi devo ripetere io) che, a concorrere a quella cifra, è valso il contributo a fondo perduto versato dalla Juventus per la partecipazione al campionato con la propria seconda squadra. Pari a un milione e 200 mila euro.

    Ergo, l’attività ordinaria della Lega produce un passivo di oltre un milione centoquaranta mila euro...

    Del resto non poteva che finire così, in una Lega che non ha avuto scrupoli a conferire consulenze a pioggia ad amici ed agli amici degli amici. Che ha un paio di figure in organigramma percipienti somme a titolo di stipendio che neppure competono a manager con una certa esperienza. Nel disastro economico e sportivo più totale.

    Prendiamo le consulenze. Costano cifre impressionanti. 88mila euro per servizi marketing. 226mila euro per consulenze legali. 72mila euro per relazioni istituzionali (ma davvero si paga per poter intrattenere normali rapporti con le cosiddette sedi competenti?). Ben 543mila euro per consulenze tecniche (tecniche? Di che genere di tecnica stiamo parlando?). 349mila euro per collaborazioni (quali collaborazioni?).

    Quello che più ha fatto imbufalire le società, quelle virtuose in primo luogo, è stato leggere, nella stessa relazione, che le sopravvenienze attive di cui alla gestione ordinaria sono le risorse destinate alle società a titolo di mutualità di sistema e non distribuite. E in nome di quale principio? Chiedono le società, queste risorse non sono state distribuite? Perché la Lega se le è trattenute? Facile immaginare che servissero per cassa, visti i conti disastrati di Via Jacopo da Diacceto.

    Ma tutto ciò non è sicuramente legittimo.

    Insomma, la famosa casa di vetro promessa da Ghirelli, al tempo della sua elezione, ha i vetri totalmente appannati. Si fa fatica a vedere cosa c’è dentro. Anzi non si vede per nulla. Nessuna società è al corrente del budget di gestione. Non si conoscono i dettagli delle voci di costo e neppure la previsione dei ricavi.

    A proposito di ricavi.

    Fallimentare è la gestione dei diritti TV. Non va dimenticato che la titolare del diritto individuale è la singola società, la quale, senza tante discussioni, in occasione dell’iscrizione al campionato è chiamata a sottoscrivere una sorta di delega alla Lega Pro per la cessione dei diritti collettivi radiotelevisivi. Ebbene, la Lega è riuscita nell’impresa straordinaria (l’ironia è evidente) di ottenere ricavi decisamente inferiori ai costi di produzione ed intermediazione, conferendo mandato ad un advisor che percepisce ben il 12,5% dei ricavi lordi. Cioè infinitamente di più di quanto incassa in media ogni singola società società associata, che quindi produce spettacolo per ingrassare le tasche di advisor mentre essa stessa e le consorelle devono accontentarsi delle briciole.

    Uno scandalo. Soprattutto se rapportato pure alla qualità del servizio offerto.

    Le società, almeno la maggior parte, ora si sono stufate e vogliono cambiare. Voltare pagina al più presto. Il più preoccupato di tutti per questo cambio di rotta repentino, ormai invocato a gran voce dalla maggior parte di presidenti di serie C, è proprio il pigmalione di Francesco Ghirelli. Vale a dire Gabriele Gravina.

    Il presidente Federcalcio sa che la sua (ri)elezione passa dai voti della lega fiorentina. E’ stato a lungo in dubbio se intervenire nelle questioni della serie C ( il suo bacino di voti anche al tempo di incarichi meno importanti) oppure lasciar correre sperando che Ghirelli aggiustasse il tiro. Parrebbe aver scelto la seconda ipotesi. Appoggiando addirittura la candidatura di Ghirelli per una sua rielezione alla maggior carica di Lega Pro. Con la convinzione di spaccare il fronte dei contrari all’eugubino ed in ciò perseguendo il disegno di caldeggiare una terza candidatura (Vulpis il maggior indiziato di finire tra i favoriti del numero uno federale). Tutto per tenere il piede in due scarpe in caso di mancata conferma di Ghirelli.

    Che un segnale a Gravina lo ha già mandato con l’irrituale dichiarazione di voto a suo favore per la candidatura a presidente federale. Espressa qualche giorno fa a nome del consiglio direttivo (ma non a nome dell’assemblea, che deve ancora esprimersi e che non l’ha presa bene) come a dire: attento, siamo noi che facciamo la differenza per te. Purtroppo per entrambi però il tempo delle strategie staliniste (che riguardano anche la frenetica attività di sputtanamento calunnioso fatto presso terzi nei confronti di chi non li sostiene ed anzi li critica con fondate ragioni) sembra volgere al termine.

    La Lega Pro ha annunciato progetti mai compiuti. Dal rating alla black list. Dallo sviluppo commerciale (pari invece a zero) al tetto alle “rose”. Dal semiprofessionismo alla defiscalizzazione (la più grande presa in giro di Ghirelli alle sue società). Dai comitati olezzanti del profumo di cazzuole e  grembiulini svolazzanti alle iniziative abortite con il Credito sportivo per gli impianti sportivi. 

    La Lega Pro ha perso ogni credibilità ed ora le società sembrano aver trovato la quadra per dire basta.

    Ghirelli pagherà il conto. I suoi accoliti lasceranno con la coda tra le gambe (purtroppo con il portafogli pieno) le stanze della magnifica sede fiorentina. Chi verrà dovrà ricostruire dalle macerie, sotto alle quali è rimasta sepolta soprattutto la dignità di un movimento martoriato dall’incapacità, dalle bugie, dalle bizzarie di un personaggio a cui non sarebbe male impedire di ricandidarsi.

    Le società hanno una grande carta da calare al tavolo di gioco: non approvare il bilancio.

    E saranno grane grosse e guai a pioggia anche per il numero uno federale, che quantomeno è colpevole di non aver vigilato sulla condotta (se non addirittura di averla assecondata) del suo erede designato alla guida della serie c più minuscola della storia.

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