La Reggina ed il Cosentino sbagliato

Problemi di comunicazione. O di comprendonio. A Reggio Calabria ci si poteva augurare che la Reggina finisse nelle mani di Cosentino (in foto), reggino di Polistena e facoltoso ex presidente del Catanzaro. Invece, la maggiore rappresentante calcistica cittadina potrebbe passare ad un… cosentino. Si tratta di Alfredo Citrigno. Caro ragazzo. Trentacinquenne. Alle spalle ha solo il fallimento della società che deteneva un giornale in Calabria.

Ed in Calabria è risaputo che non si muove senza il consenso del chiacchierato e controverso padre, Pietro Citrigno. Indagato, condannato e poi assolto per vari reati. Usura. Violenza privata nei confronti di un giornalista, Alessandro Bozzo, suicidatosi nel 2013. Ammanicato negli ambienti “giusti”, il Citrigno, ossia quelli della altrettanto chiacchierata politica calabrese.

E pensare che Mimmo Praticò, quando nel 2015 ricominciò la sua avventura nel calcio alla guida della Asd Reggio Calabria (poi trasformata in Urbs Reggina), ebbe a dire che ogni eventuale nuovo socio, tra i requisiti, non poteva prescindere dalla specchiata moralità. La sua “ora” (volendo ironizzare sul nome dell’ex quotidiano di Citrigno, ovvero l’Ora della Calabria) sembra giunta. La fidejussione, che sarebbe stata prodotta nelle ultime ore e quindi molto oltre i termini perentori, ha forse rappresentato il colpo del ko dopo le grane legate ad identità del club (non rinnovato l’affitto dei beni immateriali della Reggina Calcio), centro sportivo e soprattutto stadio.

Il giovane Citrigno ha già incontrato il coetaneo Giuseppe Falcomatà, sindaco di Reggio Calabria. Medesima area politica di (attuale) appartenenza. Non si fa problemi, la famiglia cosentina, dopo aver cercato di entrare nella Reggina di Foti tramite il precedente primo cittadino di Reggio nonché Governatore della Calabria, Giuseppe Scopelliti. Di centrodestra. Più destra che centro.

Falcomatà, da sempre appartenente al Partito Democratico, sa che Reggio Calabria offre poco sul piano imprenditoriale. E forse ancor meno sul piano politico, in questa fase storica. Vorrebbe, ma non può. Ed a volte, quando non si riesce a stare fermi, si sbaglia. Così come forse ha sbagliato (ma ci mettiamo nei suoi panni) a non imporre un anno senza calcio, nell’estate del 2015, anziché mettere la firma per favorire la nascita di una società rivelatasi presto improvvisata, senza né capo e né coda. Allo stesso modo, tentato dalla grossa disponibilità economica della famiglia Citrigno e dalla prospettiva (supponiamo)  di coinvolgere questi capitali in strutture ospedaliere, potrebbe errare nell’infliggere la mazzata finale alle ambizioni di una tifoseria.

A dirla tutta, ma proprio tutta, c’è anche chi rimprovera al sindaco piddino di Reggio (non solo tra gli elettori di centrodestra), il “no” all’australiano Nick Scali, che nel 2015 sembrava avesse intenzione (stando soprattutto alle ottimistiche dichiarazioni dell’epoca di Lillo Foti) di evitare il fallimento della Reggina Calcio, impegnandosi anche nel progetto di uno stadio di proprietà. Bollato come personaggio non trasparente, allora, dal giovane Falcomatà. Ma se Scali poteva non essere Padre Pio, di sicuro Citrigno non è San Francesco.

E fin qua, abbiamo detto tutto e non abbiamo detto niente. Veniamo alle notizie. La trattativa tra le famiglie Praticò e Citrigno potrebbe decollare solo dopo la sentenza, almeno quella di primo grado, circa il caso fidejussione. Ancora si attende il deferimento da parte del Procuratore Federale. Se venisse confermata alla lettera la sanzione prevista per i ritardatari, ossia 8 punti di handicap e 350.000 euro di ammenda, ci sta che l’affare salti. Oppure, che Praticò riduca al minimo le pretese per cedere le proprie quote.

La speranza, basata non si sa su cosa (promesse… elettorali?), di ottenere una sentenza molto più mite, sta alimentando ottimismo circa il buon esito dei discorsi. Intanto lo stadio “Granillo” resta inagibile: sarebbe una strana coincidenza, se riaprisse dopo un eventuale passaggio di proprietà. Ma tra le attuali possibilità economiche (vicine allo zero) dei Praticò ed il livello di serietà imprenditoriale (avete letto la precedente parentesi?) dei Citrigno, cambierà lo spartito ma non il senso della suonata. Si prospetta un periodo ancor più nero, per la già angustiata e nostalgica tifoseria amaranto.

Ed il tifoso più ricco, ossia il Cosentino giusto, ha un livello di serietà abbastanza elevato per non rituffarsi nel calcio adesso, prima di aver risolto i guai giudiziari che ne hanno accelerato il distacco dal Catanzaro, nel 2016. A differenza di qualche altro… cosentino, costantemente sotto processo (per reati molto più gravi) ma mai domo.