La profezia di Cruijff: analisi di un fallimento di “pensiero” delle big europee.

“Perché mai non dovresti riuscire a battere una squadra che ha più denaro della tua? Non ho mai visto un sacco di soldi segnare un gol” , in questa frase di Johan Cruijff possiamo ritrovare il triste epilogo delle più blasonate squadre italiane ed europee in questa stagione. Infatti, l’ ultimo turno europeo ha confermato quanto pian piano si andava delineando fin dall’ inizio della stagione, ossia la supremazia che sono riuscite ad avere “piccole” squadre come Ajax, Eintracht Francoforte e Tottenham al cospetto di grandi e illustrissime compagini come Juventus e Manchester City.

Se a queste ci aggiungiamo il fallimento dei turni precedenti toccato ad Inter, Real Madrid e Paris Saint Germain allora possiamo confermare che l’ aggettivo di “profeta” attribuito al Pelè Bianco è stato più che mai azzeccato non solo per quello mostrato sui campi da calcio con le sue magie, ma anche per la sua visione lungimirante e filosofica del gioco stesso, espressa spesso e volentieri con piccole frasi e metafore che a distanza di decenni si stano rivelando più che mai veritiere ed attuali.

Che Cruijff fosse un campione senza tempo lo si sapeva bene per le sue gesta tecniche, praticamente un classico che per dirla un po’ alla Carmelo Bene “è colui che si concede una volta per sempre”. Eppure nessuno si aspettava di vedere quello che è successo in Europa, dove proprio il suo Ajax è stato artefice di un cammino sorprendente che lo ha visto protagonista indiscusso eliminando Real Madrid e Juventus, padroneggiando gioco e ottenendo risultati eclatanti pur non avendo fenomeni in squadra. Una gran bella lezione di calcio data a chi crede che il denaro possa essere l’ unico modo per poter ottenere delle vittorie. L’ Italia ne esce, ancora una volta, con le ossa rotte, forse ancora più ridimensionata rispetto alla delusione per la mancata qualificazione ai Mondiali di Russia, perché in questa circostanza a perdere è stata una squadra imbottita di campioni, programmazione e un budget economico che poteva competere ad altissimi livelli.
Anche il campionato italiano ci offre questa dinamica dove troviamo squadre dal grande blasone faticare non poco per vincere (Juventus a parte), mentre si fanno strada delle piccole e belle realtà che fanno del bel gioco e del collettivo la loro massima espressione di vita. Stiamo parlando di Sampdoria, Sassuolo, Torino, Lazio e soprattutto dell’ Atalanta di mister Gasperini che si trova in piena zona Champions League e se dovesse raggiungerla rappresenterebbe una novità assoluta per la massima competizione europea. A differenza delle altre squadre citate, i bergamaschi sono una squadra costruita nel tempo, con serietà e cura del settore giovanile, che ha raggiunto piccoli traguardi negli anni scorsi scalando di volta in volta le gerarchie sportive. Una squadra che lascia ben sperare tutti, a cui bisogna augurare di centrare l’ obiettivo proprio perché questo nostro calcio obsoleto e fatto di affaristi ha bisogno di un rinnovamento culturale, dove non si può continuare a proporre l’ idea catenacciara di 60 anni fa avendo in squadra calciatori tecnicamente dotati; non si può pensare che si possano ottenere delle vittorie soltanto perché si ha a disposizione un budget illimitato.

La teoria del tutto e subito conduce alla frustrazione, sarebbe come dire di iscriversi all’ università e dopo un solo anno accademico avere la laurea! Ogni cosa ha bisogno di un percorso di crescita, fatto di esami e perché no anche di errori che però possano servire, ci si augura, per cambiare traiettoria per trovare la migliore strada da percorre.
Almeno è quello che ci si augura che si tratti di tifosi della Juventus, dell’ Inter o del Real Madrid.

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