LA PANDEMIA AGGREDISCE IL TERRITORIO. E SE CI BLOCCASSERO I CAMPIONATI?

Che facciamo nel malaugurato caso in cui il campionato dovesse fermarsi?

La domanda va posta alla governance della Lega Pro. Specializzata in chiacchere tante e fatti quasi zero. Perché sono sicuro che ci stanno dormendo sopra. Apprezzo il fatto che anche altre testate stiano chiedendosi preoccupati cosa hanno in mente Ghirelli & Co. per un caso del genere che purtroppo sembra tutt’altro che un’ipotesi remota. Il virus sembra non abbia intenzione di regredire. Anzi.

Infuriano i contagi. Soprattutto da varianti. In tutta Italia.  Le scuole sono state chiuse quasi ovunque. Le regioni, se va bene, si colorano d’arancione, ma quasi tutte stanno camminando a grandi passi verso il rosso (Bertolaso dixit). I vaccini non ci sono.

E la Lega Pro? Ha previsto un piano B da mettere in atto in caso di blocco del campionato o di rinvio di numerose partite?

Marzo promette di essere un mese terribile per la pandemia. La campagna vaccinale va a rilento. Lo smart working è tornato ad imperare e la gente è tornata a chiudersi in casa.

E la Lega Pro?

“Gli stadi chiusi e i protocolli sanitari stanno pesando terribilmente sui conti dei club, al pari di qualsiasi altro comparto anche quello sportivo ha bisogno di interventi, pena il fallimento di un sistema economico e sociale fortemente radicato sul territorio”.

Parole e musica (stonata) di Francesco Ghirelli (nella foto accanto).

Le solite espressioni, già dette altre volte ed in altre occasioni. Che, se necessitano di essere ripetute, vuol dire che nessuno ha ascoltato. Sarà anche per lo scarso prestigio del pulpito da cui provengono. Per l’inefficacia del messaggio. Per il carattere non proprio prioritario, vista la situazione generale, dell’argomento sollevato?

Dura rispondere, certo che immaginarsi il capo del Governo Mario Draghi leggere con preoccupazione il messaggio e le dichiarazioni del capo della Lega Pro è un arduo esercizio di fantasticheria…

Tra le tante falle che caratterizzano la Lega Pro, manca evidentemente il concetto di organizzazione. Non è Ghirelli che deve rivolgersi la Governo ed al premier. Casomai deve rivolgersi al presidente federale, il quale certamente, almeno per la carica che ricopre, può risultare un interlocutore efficace per Palazzo Chigi. Ancora meglio sarebbe se le istanze al Governo venissero rivolte, da parte del mondo dello sport, attraverso il presidente del Coni. L’unica vera autorità in grado di ricordare al Governo stesso il dovere di ascoltare le esigenze di questo mondo.

Ovviamente sta avvenendo l’esatto contrario. Personaggi minimi cercano la ribalta (senza trovare la soluzione ai problemi) solo per il gusto di apparire. Far credere ai fresconi di turno, assiepati ai loro piedi, di contare un tantino.

Leggete qui:  “Il Comitato 4.0 si propone come acceleratore dinamico e proattivo per indirizzare e realizzare gli investimenti previsti nel Piano. In virtù della nostra capacità di permeare il territorio e di raggiungere milioni di stakeholder ci candidiamo ad essere parte del processo di ricostruzione del Paese per le future generazioni”

Lo sostengono Francesco Ghirelli, presidente Lega Pro, Umberto Gandini, presidente Lega Basket Seria A, Pietro Basciano, presidente Lega Nazionale Pallacanestro, Massimo Righi, presidente Lega Pallavolo Serie A, Mauro Fabris, presidente Lega Pallavolo Serie A Femminile, Massimo Protani, presidente Lega Basket Femminile. 

Mi domando se questa gente legge quello che scrive. Se si rendono conto di cosa vuol dire ricostruire un Paese e se sia sufficiente, per questo, vantarsi di una qualsivoglia “capacità di permeare il territorio”. Essi stessi si attribuiscono, non si sa a quale titolo, un gruppuscolo di mitomani, di cui non si sente affatto il bisogno.

Cominciassero, allora, a preoccuparsi di portare a termine i propri campionati. Decentemente. Non è detto che ci riescano. Che lo sappiano fare. Sarebbe un grande smacco per tutto il movimento.

Senza contare che sul tavolo rimane, sempre irrisolto, il più grande dei problemi. La sostenibilità. Una carenza ancor più acuita dalla pandemia.

Altro che le chiacchiere del comitato 4.0.