La maglia azzurra, che sia, finalmente, la volta buona…

Dopo le due vittorie consecutive ottenute contro Finlandia e Liechtenstein, la Nazionale azzurra sembra aver riportato l’ entusiasmo tra i tifosi dopo il fallimento per la mancata qualificazione a Russia 2018.
Grande merito va sicuramente dato al commissario tecnico Roberto Mancini che, insieme ai suoi collaboratori e soprattutto amici (Evani, Salsano, Nuciari e fino a poco tempo fa Angelo Gregucci) sta assemblando un gruppo di gente motivata e “affamata”, che può sfruttare l’ occasione in azzurro per farsi notare e poter emergere.
Questo è il caso di Moise Kean che alla Juventus è chiuso da Dybala, Mandzukic e Cristiano Ronaldo, ma che possiede doti tecniche, se rapportate all’età, superiori alla media. In altre epoche un giocatore che nel suo club faticava a trovare spazio difficilmente sarebbe stato preso in considerazione per la maglia azzurra, ma visti i tempi di magra in cui il nostro calcio si trova, il commissario tecnico sta puntando proprio sulla voglia di rivalsa di questi ragazzi per poter risollevare le sorti della nazionale.

I risultati fino ad oggi stanno dando ragione all’allenatore, anche se le vittorie contro Finlandia e soprattutto Liechtenstein non devono illudere più di tanto perché arrivate contro avversari tecnicamente modesti rispetto agli azzurri.
Il merito che va fatto a Roberto Mancini è anche quello di aver dato una chance a Fabio Quagliarella che nonostante le 36 primavere, sulla carta d’ identità, sta vivendo quest’ anno la sua migliore stagione con la maglia della Sampdoria. Così facendo il commissario tecnico sta creando una sorta di discontinuità con il passato, considerando che Prandelli non convocò Luca Toni a causa dell’ età nonostante fosse il capocannoniere del campionato, oppure Trapattoni si comportò allo stesso modo con Roberto Baggio per i mondiali in Giappone e Korea del 2002, anche se li le motivazioni non furono solo anagrafiche. Per non dimenticare i casi “minori” di mancate convocazioni come per esempio Igor Protti e Cristiano Lucarelli. Ma questa è un’ altra storia, ormai andata, di cui forse il buon Mancini si sta facendo carico e sta tenendo conto, anche involontariamente, per invertire il corso della storia.
E chissà che non ci stia riuscendo. Che si tratti finalmente della volta buona per aprire un nuovo ciclo di “pensiero”, anche perché, se vogliamo dirla proprio tutta, anche lui, Roberto Mancini, da calciatore non fu preso in grandissima considerazione dalla nazionale. Un motivo in più per prendersi ciò che gli era stato negato.

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