LA GRANDE ILLUSIONE

Qualche malpensante aveva addirittura criticato il plebiscito che ha portato all’elezione di Gabriele Gravina, alla Presidenza della Federazione Italiana Giuoco Calcio, con una maggioranza “bulgara” del 97,2 per cento.
Sempre, i soliti soloni, dicevano che senza la gestione (eufemismo) del commissario straordinario Fabbricini, che tanti danni ha creato e le cui conseguenze dovremo sopportare per anni, Gabriele Gravina non sarebbe mai stato eletto al vertice del calcio italiano, non avendone lo spessore, la preparazione e le capacità.
Certo, la gestione della Lega Pro, dell’era post Macalli, non era stata incoraggiante:
Riforme? Zero.
Filtro all’ingresso di personaggi senza scrupoli nelle compagini di Serie C? Zero.
Rilancio del settore giovanile? Niente.
Seconde squadre? Progetto naufragato prima ancora di partire. Una sola partecipante, la Juventus, formata da “over”, da 23enni (età oramai da giocatore che deve essere più che formato) e anche da stranieri.
Interesse dei media sulla Lega Pro? Nulla. Scomparsa, totalmente, dai giornali.
Nuovi sponsor, da anni promessi da Gravina quando c’era ancora il grande(si fa per dire) vecchio Macalli che anche per questo veniva contestato? Non pervenuti.
Proprio con queste premesse sembrava che il buon Gabriele fosse stato messo alla testa del calcio italiano. Più per mancanza di indizi che per altro.
Tutti volevano sostanzialmente liberarsi di Fabbricini. Del Coni e dei soprusi di Lotito, Balata e compagnia.


E’ bastato un solo mese per far ricredere tutti i malpensanti.
Il nostro ha cambiato completamente il suo modo di agire, secondo i detrattori, fatto solo di apparenza e poca sostanza. Pochi interventi di cerimoniale e provvedimenti concreti.
Niente presenze a Coverciano per i 60 anni del Centro, o premi per la Panchina d’oro o per le gare della Nazionale maggiore (massacrata dal passaggio di (s)Ventura, che, con la fuga dal Chievo Verona, si è rivelato ancora peggio di quel che sembrava).
Quindi tutti aspettavano Gravina al varco, (noi) me compreso. Dobbiamo ricrederci. Dargli atto di aver già avviato concretamente le riforme che il calcio italiano aspettava. Un lavoro puntuale, meticoloso e una costante presenza in Via Allegri.
Quando ci vuole, ci vuole, si dice a Roma. Il lavoro non lo spaventa.
Riunioni per ore e ore che hanno già portato significativi cambiamenti.
A partire dal ripristino delle regole. Senza aspettare gli inutili interventi della Giustizia sportiva o ordinaria che, grazie a Fabbricini, Lotito e Megalo’ (da Dagospia) aveva gettato tutto il sistema nel caos totale. Format modificati, cambiando le regole in corsa, dopo aver pubblicato le norme per il ripescaggio, stravolgendo le Noif.
Adesso l’aria è completamente cambiata.
Senza attendere altre inutili decisioni del Tar del Lazio, un giudice molto formalista che poco conosce della macchina sportiva e dei campionati.

Il nostro presidente è diventato un po’ “salviniano”. Ha utilizzato l’articolo 24 dello Statuto federale, che come è noto consente di assumere provvedimenti immediati, da far ratificare al primo Consiglio Federale.
Così si è riportata subito l’Entella al suo posto in serie B, per sostituire la fallita Cesena, ristabilendo il format di categoria intanto a 20. Ribadendo quello che del resto aveva fatto lo stesso Fabbricini, con tanto di comunicato ufficiale, proclamando che la serie B è, e rimane, a 22 squadre.
Lo stesso giorno finalmente Gravina ha tirato fuori dal cassetto la famosa graduatoria dei ripescaggi. Anche questa già prevista dalle norme federali, così anche il Catania e il Siena sono state immediatamente ripescate. In tal modo evitando alla Federcalcio di dover pagare decine di milioni di risarcimento del danno, visto che si erano anche incamerate somme a fondo perduto. Le responsabilità penali di Fabbricini sono personali, vedi la denuncia per abuso d’ufficio presentata dall’amministratore delegato del Catania, Pietro Lo Monaco, che non scherza affatto.
Nel primo Consiglio Federale del 30 Ottobre, dopo una sola settimana dal suo insediamento, sono stati ratificati tutti i provvedimenti sul format e sui ripescaggi. Soprattutto è stata deliberata una bella azione di responsabilità nei confronti dello stesso commissario. Così come si fa, nelle compagini societarie, quando gli amministratori combinano guai.
Fabbricini, trascinato da Malago’, dovrà quindi rispondere personalmente e finanziariamente di tutti i danni provocati da quel balletto di comunicati. Quelli prima pubblicati e poi smentiti.
Parliamo di milioni di euro.
Un bel segnale comunque, quello di Gravina, per far capire che non si è perso tempo.
Lo stesso Fabbricini dichiarerà in pubblico, forse, chi sono stati i grandi ispiratori di questo scempio compiuto sulle spalle del calcio italiano.


La Federcalcio, in neanche un mese, è già cambiata anche nel management.
Si, io sono amico di Giancarlo Abete. Il grande temporeggiatore che non scontenta nessuno. Basta però con le incertezze o le gelosie che portano a scegliere collaboratori di scarso peso per non farsi offuscare. Tipo direttori generali dediti più al tennis che a studiare riforme…
Mandato via Uva, che aveva costituito una seconda federazione autonoma e staccata dai vertici, ecco la nomina del nuovo Segretario Generale. Quel Marco Brunelli proveniente dalla Lega di Serie A, dove per anni ha gestito problematiche rilevanti. Con efficienza e capacità. Anche di tipo finanziario.
E’ costato strapparlo a Via Rosellini, ma con un manager così esperto si è fatto un bel salto di qualità, a vantaggio di tutta la macchina federale.
Gravina non è certo geloso del suo potere. E’ disposto a sacrificarlo nell’interesse del sistema, così come ha fatto con Ghirelli in Lega Pro…
L’Ufficio stampa della Federazione ha ripreso la sua piena attività. Visto che dal 30 settembre non si pubblicava più la rassegna stampa che tutti gli operatori del calcio leggevano ogni mattina per avere subito un quadro delle notizie più importanti.
E poi l’immediato rilancio del Club Italia. Occorreva far presto, vista l’imminenza della partita con il Portogallo del 17 novembre a Milano per la Nations Cup, che ha richiamato al Meazza oltre 70 mila spettatori. Segno tangibile dell’affetto che tutto il Paese riserva ancora alla Nazionale maggiore (nonostante i disastri di (s)venturiana memoria).
Tanti spettatori vogliono dire tanto audience. Diritti televisivi. Sponsor.
Tutto il marketing federale è stato completamente rilanciato dopo la disgraziata pausa commissariale.

I nuovi vertici del Club Italia, subito nominati, sapranno rilanciare la Nazionale, dopo che il Presidente ha pubblicamente ringraziato il commissario tecnico Mancini (“ non è stata una mia scelta”.)
E poi grandi novità all’interno degli Uffici federali.
E’ stata subito ripristinata la Commissione ditte, che ha il compito di verificare i requisiti dei fornitori della federazione. Poi gare trasparenti, con commissioni costituite per ogni ambito merceologico.
Qui non si fanno ordinativi diretti.
E poi, come preannunciato nell’incontro con il personale, via quelle odiose barriere volute da Uva, per entrare e uscire dagli uffici.
Lavoro, lavoro, lavoro. Tanto lavoro!
Niente più distrazioni per il nostro Gabriele, da sempre sensibile sul tema.
Una ventata nuova, quella che ci voleva per rilanciare la macchina federale.

Nella realtà, lo avrete tutti compreso: “La grande illusione”.
Jean Renoir mi perdonerà se ho usato il titolo del suo film più famoso.
Lo avrete compreso anche voi, cari lettori. Il mio articoletto era ironico.
Purtroppo, in precedenza, ero stato facile profeta.
La Federcalcio è ancora abbandonata a se stessa. Tutto invariato, nessuna innovazione. Nessuna riforma.
Nessuna decisione. Altro che azione di responsabilità nei confronti di Fabbricini.


Anche le società da ripescare hanno dovuto rinunziare all’ennesimo ricorso. Almeno per la fase cautelare. L’Entella è rimasta lì dove era, in serie C e Gozzi prepara le azioni risarcitorie per milioni di euro.
Brunelli sta sempre a Milano. Del nuovo segretario generale non vi è traccia.
La rassegna stampa non c’è ancora e chissà se mai si farà.
Presenze del nostro in via Allegri?
Fra celebrazioni di Coverciano, la Panchina d’oro. Un bel meeting al Sole 24 ore. La Nazionale che gioca. Non ho avuto tempo. Il Club Italia? Si vedrà. Intanto sabato c’è la partita, debbo andare. La Rai mi aspetta. Poi lunedì vado al lavoro, promesso. Non mi muovo per tutta la settimana, ah no, c’è un’altra partita in vista.
E i tornelli a Via Allegri? Sono sempre lì, fissi. Buonanotte ai dipendenti, l’importante è il discorso, mica i fatti.
Però ho organizzato subito il tavolo delle riforme, si sa come funzionano sempre…
I tempi sono quelli di abetiana memoria, come i risultati.
Eppure il vento è cambiato.
Sono stato facile profeta. Non voglio essere solo pessimista e sfasciatutto, ma l’andamento è lento, come suggerirebbe Tullio de Piscopo.
Bisogna vedere al di là del proprio naso. Non c’è più tempo per attese e gestioni “poltronifiche” da prima repubblica.
Il sottosegretario della Presidenza del Consiglio con delega allo Sport. Quello è “salviniano” per davvero. Piaccia o no è intervenuto in modo deciso sulla Giustizia sportiva ed ha emanato il decreto (115/2018). Addio ai giudici interni al sistema federale. Le ammissioni ai campionati le farà il Tar del Lazio.


Ancor più forte, se possibile. Con quattro righe nella finanziaria, ha tolto di mano, a Giovannino Malagò, la gestione dei fondi dello sport. In pratica svuotando il Coni.
Ingiusto. Dittatoriale. Quello che volete, ma il tempo dei tavoli, delle promesse, dei programmi futuri. Delle distrazioni di ogni genere (anche se piacevoli) e delle presenze alle manifestazioni è finito.
Diversamente, a breve, la riforma della Federcalcio andrà a farla qualcun altro. Come hanno già fatto con il Coni.
Ed allora, caro Gabriele, molta attenzione perché, in quel caso, il tuo bellissimo programma rimarrà solo una grande illusione.