LA BLACK LIST DI GHIRELLI? Un giallo irrisolto…

Parliamoci chiaro. Alle mille balle blu, del presidente di Lega Pro, siamo abituati da un bel pezzo. Sopportato dalla maggioranza delle società che lo ha votato e confermato alla guida della scalcagnatissima serie C. Solo per mancanza di vere alternative. Ghirelli dovrebbe far suo il motivo dello “zitto e pedalare” che si addice a chi si trova in difficoltà e deve uscirne.

Nel suo caso la difficoltà riguarda il suo incarico. Al quale sembra ogni giorno di più inadatto. In difficoltà. Ha pure fatto sprofondare la Lega, nel suo insieme, le cui compagini si sono rassegnate a sopportarlo ancora un po’, ma non troppo a lungo, unicamente come segno di sostegno a Gabriele Gravina. Il quale si è speso (moltissimo) per tenere tutti tranquilli. Almeno sino alle elezioni del prossimo mese.

Come ho già scritto, per mesi Ghirelli ha ripetuto “mai più casi Pro Piacenza, mai più casi Cuneo, mai più casi Trapani” ecc. ecc. ecc. Assicurando che la Lega e la Federcalcio avrebbero fatto di tutto per tenere fuori dalla porta avventurieri e bancarottieri.

Ricordate la famosa black list? Più volte invocata da Ghirelli, spalleggiato dai vertici federali. Come unico strumento per scoraggiare lo scorazzare dei figuri di cui sopra tra le società affiliate alla Lega di Firenze.

Non è mai stata messa in atto.  Perchè?

Semplice. Perchè né Federcalcio né Lega, che pure avevano promesso di realizzarla, possono farlo. Lo ha ammesso lo stesso Ghirelli, l’uomo delle balle, in audizione. Davanti alle Commissioni riunite Cultura e Lavoro della Camera sul decreto legislativo di riordino e riforma in materia di enti sportivi professionistici e dilettantistici e di lavoro sportivo.

Ha supplicato la politica, non essendo lui, rappresentante di un’istituzione calcistica, in grado di farlo: “Il legislatore ha l’opportunità di risolvere un annoso problema che affligge il calcio professionistico da anni, vale a dire la possibilità di porre un veto all’acquisto di quote o azioni societarie da parte di soggetti non proprio trasparenti. Introdurre dei paletti ex ante, come avviene nel sistema anglosassone e non a cose fatte, sarebbe un evento epocale nel sistema dei controlli e una garanzia della regolarità del campionato” .

E la black list? E i controlli federali in base alle norme vigenti? Balle. Specchietti per le allodole. E i provvedimenti minacciati da lui stesso e dai vertici federali?  Sempre balle. Lanciate nel mucchio da un presidente che ha la coda di paglia.

Ora invoca l’aiuto della politica. Dello Stato. Del legislatore. Perché desidera un provvedimento in tal senso che venga emanato. Ma Ghirelli sa benissimo che anche il legislatore ha spazi di manovra ristretti. In un regime di libero mercato, come si può pensare di proibire prima a qualcuno di acquistare una società di calcio? Solo se si tratta di soggetti ai quali si possono applicare le restrizioni e le proibizioni già previste della legge (ad es. in caso di fallimenti, condanne penali, appartenenza ad associazioni mafiose ecc.) si potrebbe intervenire.

Diversamente, come si fa?

Piuttosto Ghirelli dovrebbe intervenire sui casi di cui è già a conoscenza. Monitorando le attività delle società affiliate e partecipanti al suo campionato. Approfondendo le anomalie che emergono. Cos’ha fatto Ghirelli nel caso del Livorno? Chiarezza? Non pare proprio. 

Nel caso del Carpi come stanno, realmente, le cose? Quali conseguenze si preannunciano vista l’uscita di scena del soggetto finanziatore della compagine? La Banca di Cerea. Quali ripercussioni ci si possono attendere? Come si è potuto arrivare al punto in cui si trova il Livorno. Quali controlli ha eseguito la Lega di Serie C. Quali interventi ha adottato. Cosa sa la Lega di serie C della partecipazione, di cui parlano addetti ai lavori ed organi di stampa ,della proprietà della S.S. AREZZO. Ultima in classifica. Con un bilancio finanziario pesante a detta del suo stesso amministratore.

Cosa sa Ghirelli dei proprietari dell’Arezzo che sono “padroni” anche di altre tre società, Lupa Frascati, Agnonese e Nuova Florida ? Nulla. La Lega Pro non sa probabilmente nulla.

Del resto, Ghirelli è impegnato a profondersi in congratulazioni alla Juve U23 (ci mancherebbe altro, è la salvezza del suo bilancio). A polemizzare con Costacurta. A fare gli auguri di buon compleanno al Bari.

Giusto così, perché non è un presidente. E’ un tagliatore di nastri. Un cerimoniere. I presidenti (quelli veri) hanno altro polso. Altre prerogative. Altre qualità.

Bisogna avere determinazione e coraggio per condurre la Lega Pro fuori dalle secche. Qualità di cui ogni giorno l’eugubino dimostra di essere privo. Francamente Il coraggiounose non ce l’ha, mica se lo può dare’, chiosa il Manzoni, mettendola sulle labbra di don Abbondio al capitolo venticinque de “I promessi sposi”. Quasi giustificando il curato, al termine del colloquio con il Cardinale Borromeo .

Io invece, che ho seguito negli ultimi sei anni le performance di Ghirelli all’interno dello Lega Pro. Dapprima direttore generale con Macalli. Poi licenziato. Poi avversario di Macalli. Poi richiamato in servizio. Prima alleato di Gravina, poi avversario di Gravina. Poi di nuovo alleato ed infine ed in conseguenza di ciò, da ultimo, inadeguato presidente. Non lo giustifico.

Il coraggio di riconoscere i propri errori. Le proprie mancanze. Di riconoscere di non essere adatto al caso uno se lo deve dare, lo deve trovare. Altrimenti non è onestà.

Intellettuale, certo, ma sempre onestà.