KEVIN DE BRUYNE UN PRECURSORE. LA RIVINCITA DI SANDRO POCHESCI

    Una lezione ai soloni ed agli spendaccioni del calcio.

    E’ quanto hanno inferto all’universo mondo pallonaro Kevin De Bruyne (nella foto di copertina), centrocampista dal piedino magico e la sua società, il Manchester City. Grazie all’inventiva ed all’iniziativa del gioiellino belga, hanno risparmiato una montagna di sterline ciascuno. 

    E’ successo che De Bruyne si è presentato al tavolo delle trattative per il rinnovo del proprio contratto. Senza l’ausilio di alcun procuratore. Senza agente.

    Solo con il padre.  Ed un avvocato.

    E fin qui parrebbe niente di nuovo, qualche altro caso simile c’è già stato. Ma la novità è che De Bruyne, per sostenere ed argomentare le proprie ragioni circa l’adeguamento del proprio contratto in occasione del rinnovo, ha prodotto un lavoro fino e certosino realizzato da match analist di sua fiducia che hanno dimostrato. Con dati e filmati relativi alle sue prestazioni, l’incidenza effettiva sui risultati del City. Delle capacità balistiche del centrocampista. 

    Il Manchester ha accettato di discuterne in questo modo ed in questo modo, senza sorbirsi le patacche degli agenti. Sempre pronti ad intortare (e talvolta a ricattare) i dirigenti dei club. Ha concluso un rinnovo che reso soddisfatte entrambe le parte.

    Peraltro firmandolo convintamente, data l’oggettività delle ragioni sostenute dal calciatore. E se fosse l’inizio di una nuova frontiera nelle trattative tra società e calciatori?

    C’è da sperarlo davvero. Sarebbe qualcosa di moderno ed efficace che farebbe sparire dalla circolazione tutti quanti gli agenti. Da Raiola in giù. Giacché al calciatore basterebbe un buon avvocato per sottoscrivere un contratto blindato. Le parcelle degli avvocati, in ambito stragiudiziale, di solito si concordano prima. L’incarico dura giusto il tempo del perfezionamento del contratto e amici come prima.

    E le società?

    Di sicuro non sarebbero chiamate a pagare la parcella dell’avvocato del calciatore e grandi risparmi si prospetterebbero all’orizzonte. In tutto questo in Inghilterra sembrano essere avanti anni luce. Qui da noi in Italia invece gli agenti continuano a imperversare, approfittando della dabbenaggine di certi presidenti, della complicità di certi direttori sportivi, di un sistema marcio fino alle fondamenta che favorisce gli intrallazzi, certe ruberie e parecchie malversazioni.

    La lingua batte dove il dente duole e il dente duole ovunque nel calcio di casa nostra. Particolarmente in serie B ed in Lega Pro, Ed in attesa che la B targata Balata metta in mostra, suo malgrado, tutte le fragilità e le situazioni di grave difficoltà economica in cui versano molte delle società affiliate (me ne occuperò a breve), l’occhio cade sulla serie C. Di nuovo protagonista di cose insensate che alla voce “cattive gestioni societarie” marcano una voce svelata dalla stessa Federcalcio con un proprio report. Le società di serie C, in perenne crisi di liquidità, alcune già trascinate in Tribunale in stato di insolvenza per chiederne il fallimento. Altre che ci andranno presto, hanno dichiarato per la stagione corrente oltre quattro milioni di euro per commissioni da pagare agli agenti.

    Ma chi ci gioca in serie C così bravo da pagare certe somme ai propri procuratori?

    Ci sono Pelè in erba. Nuovi Maradona. Totti da giovane. Del Piero del XXI secolo e così via? No, ci sono solo onesti pedalatori del pallone. Qualche giovane interessante e qualcuno raccomandato con lo zainetto al seguito.

    Eppure, dai un’occhiata ai dati forniti dalla Federcalcio e scopri che il Novara, dalla classifica non proprio brillantissima, paga (o dovrebbe pagare) oltre 400mila euro di commissioni agli agenti di propri calciatori. Il Livorno, ultimo, insolvente e in un mare di guai, oltre 300mila. Il Palermo, reduce da una stagione fallimentare quanto a risultati ed aspettative, oltre duecentomila. La stessa cifra del Feralpi che tra le proprie fila non mi pare annoveri fenomeni e che stupisce ancor più essendo il giocattolino di un grande industriale del Nord.

    Insomma, il campionato è mediocre ma Pantalone paga gli autori di certe proposte di contratto, alias i procuratori, a cui invece bisognerebbe chiedere i danni per le attese deluse di certi loro assistiti. Dipinti come Zico e rivelatisi invece poco più che Margheritoni (quello dell’allenatore sul pallone).

    A questo proposito, per tornare su argomenti già dibattuti su queste pagine, chapeau a mister Sandro Pochesci, di cui avevo vaticinato l’esonero (ingiusto)  per i motivi che illustrai, azzeccando le previsioni. Da qualche settimana è tornato al Carpi. Lui, uomo di calcio ruvido fin che si vuole, ma concreto e pragmatico, conoscitore del mondo del pallone e che comunque sino al momento di essere cacciato stava facendo veleggiare la squadra nelle parti alte della classifica, si è subito rimboccato le maniche. Ha cambiato la faccia ed il trend della squadra che stava precipitando nelle zone pericolose della classifica durante la gestione Foschi. L’allenatore con il quale era stato sostituito per una scelta “geniale” del direttore sportivo Andrea Mussi. Uno specializzato in ribaltoni che portano ad affondare la barca (Pavia docet).

    Onestamente va detto che il buon Luciano, ad un certo appunto accortosi del disastro che stava capitando, con un gesto insolito in questo mondo ha preso carta e penna e si è dimesso, consentendo il ritorno di Sandro Pochesci.

    Non altrettanto ha fatto l’architetto di tutta l’operazione, il già citato Mussi, che si è ben guardato dall’ammettere di aver commesso l’ennesimo errore e anziché mettersi in discussione, rimettendo il mandato alla società od andarsene addirittura, è rimasto ad incassare lo stipendio. Il tutto mentre Big Sandro rimetteva insieme i cocci di una squadra gioiello che la ex guida turistica dei cinesi aveva contribuito a schiantare.

    Pochesci si prenderà belle soddisfazioni e si vede che non vede l’ora di farlo. Indicative certe sue dichiarazioni ai microfoni di TRC TV: A gennaio avevamo già preso Barbuti e Biasci doveva andare a Perugia. Volevo Vano per Biasci e fare lo scambio Barbuti per Carletti, poi purtroppo sono andato via e non posso dire altro. Mastour è un giocatore scelto da me, avevo provato tutto l’anno Maurizi, giocatore importante ma avevo capito che non aveva quelle caratteristiche che io volevo”. 

    Come dire che se si può fare a meno dei procuratori. Si può fare a meno, in taluni casi, anche di determinati direttori sportivi (sui generis). Soprattutto se fanno disastri.

    Leave a Reply

    *

    code