Insiste Bitonto, insegue Foggia, conferma Fasano, Taranto sconfigge anche lo sciopero

Girone H. Alla decima di campionato le forze iniziano a delinearsi. Le distanze iniziano ad allungarsi. Prosegue il volo del Bitonto. Tiene il passo il Foggia. Non si arrende la rivelazione Fasano. Tenta l’aggancio il Taranto. Per la vetta il discorso, ad oggi, si esaurisce qui.
Dietro questo quartetto emerge la volontà del Sorrento di rimanere in scia, poi la classifica raccoglie, inghiottite nell’anonimato della sua pancia, le deluse Casarano ed Andria (Favarin che fine hai fatto?). La storia del campionato racconta anche della modesta levatura della Nocerina come del preventivato ridimensionamento di Brindisi e Gelbison. Da ultimo, relegato addirittura in zona play out, il Cerignola. La vera delusione di questa parte iniziale della stagione. Vengono alla mente i danni che Gravina e Ghirelli hanno provocato ai dauni, in estate, con quel mancato ripescaggio.

Il Bitonto dopo la flessione durata soltanto un paio di giornate ha (ri)preso a vincere con determinazione. Ha messo sotto anche le compagini più titolate del girone. La dirigenza neroverde sembra non aver sbagliato nulla. Un undici altamente competitivo, per la categoria. Un allenatore (Taurino) emergente. Patierno che va ripetutamente a segno e si conferma. Pensate cosa potrà accadere quando si “sveglierà” anche Lattanzio. Ci sono due nei in questa situazione: una panchina corta composta da calciatori di non eccelse qualità e i dubbi, sul futuro prossimo, in relazione agli esiti di quella indagine, della Procura Federale, sull’ultima partita del campionato scorso. Venissero accertate delle responsabilità avrebbero di che tremare la società come alcuni dei suoi calciatori più rappresentativi (ricorderete quella brutta storia in cui la Magistratura sequestrò anche i telefoni di diversi tesserati). Sarebbe un vero peccato per la credibilità (già scarsa) del sistema ed una grande delusione sulla integrità morale di alcuni degli attori principali del calcio pugliese.

Rimangono sul pezzo Ninni Corda ed il suo Foggia. I rossoneri sono un avversario scorbutico, per tutti. Per la partecipazione del suo pubblico. Per la tradizione sportiva della piazza. Per il carattere del suo allenatore, spesso ai limiti della regolarità, se non addirittura oltre. Come valori tecnici la squadra non è certamente da primi della classe, ma sopperisce, al momento, con le peculiarità sopra accennate. Felleca e Ninni Corda non hanno mai nascosto le loro ambizioni di primato. A dicembre, con la riapertura della campagna trasferimenti, opereranno sulla squadra i correttivi ritenuti utili per giocarsi, con determinazione e con merito, la possibilità di una promozione diretta. Anche sul capo del Foggia pende però una spada.

Quei cori ed il balletto della squadra, tutta, in occasione dell’esultanza (inopportuna ed in violazione delle norme) sotto la curva dei propri tifosi, in occasione dell’ultima, recente partita di Coppa Italia. Ricorderete che il gesto fu talmente eclatante che venne evidenziato, a livello nazionale, dai media specializzati e non. Quelle pessime immagini fecero il giro d’Italia. Un atteggiamento che non passò inosservato e che la giustizia sportiva (l’indagine è in corso) non può ignorare.

Due situazioni, quelle di Bitonto e Foggia, che potrebbero avere ripercussioni sull’esito finale del campionato.

Gli adriatici del Fasano rappresentano la mina vagante (in senso positivo) del girone H. Viaggiano, in sordina, alla media di quasi due punti a partita. Non sono più una sorpresa. Hanno dalla loro un grande vantaggio. Quello di non porsi traguardi se non una tranquilla salvezza, magari anticipata. Certo, come ho già scritto, l’appetito vien mangiando, ma senza farsi soverchie illusioni. Un ambiente rivitalizzato quello biancoceleste. Giovani da valorizzare. Alcuni giocatori stranieri “azzeccati”. Un allenatore fatto in casa che conosce tutto di quella piazza. Anche il profumo dell’erba del Vito Curlo come l’odore di quegli spogliatoi. Il tutto condito con la passione di una città che si è fatta carico della gestione economica del club. Magari non vincerà il campionato, il Fasano, ma renderà la vita difficile a tutti gli avversari.

Infine il Taranto. Se Massimo Giove mi avesse ascoltato in tempo utile i rossoblu sarebbero, ora, in vetta alla classifica. Sappiamo noi (lui ed io) quanto ho penato per convincerlo che Nicola Ragno andava esonerato e che Gigi Panarelli poteva rappresentare la soluzione ai problemi tecnici della squadra.

Sappiamo noi (lui ed io) quante volte gli ho messo sotto gli occhi le carenze della gestione tecnica del “guru” dei dilettanti. Ragno (dove sono finiti i suoi paladini del nulla?) in due mesi ha provocato danni inenarrabili. Di natura tecnica ed economica. I meno appariscenti (per un occhio superficiale), ma più gravi per il progetto, sono quelli di natura economica. Gli sportivi più appassionati, delusi dal suo non gioco, si sono allontanati dallo Iacovone.

Il cassiere, al botteghino, ha pianto lacrime amare. Giove, che ci faceva conto, anche di più! Occorrerà ora un “filotto” di risultati per riportare quelle persone sugli spalti. Tutti incassi andati in fumo.

Il “fallimento” tecnico di Ragno ha aperto anche alla contestazione sul caro biglietti (che poi è solo quello della curva). Si fossero mantenute le aspettative nessuno ci avrebbe fatto attenzione.
Questo è un argomento delicato che merita un approfondimento.
Perché Taranto è una città particolare. Troppo spesso ci si vuole piangere addosso. Certamente in riva allo Ionio non si naviga nell’oro, ma il modo di far uscire “soldini”, per ogni tipo di “vizietto” (nel senso più ampio della parola), si trova sempre. Uno su tutti, innocente rispetto ad altri. Il così detto “biglietto”. Le agenzie di scommesse fanno affari d’oro. Le perdite sono sempre sostanziose. Scommettono tutti ugualmente. A tutte le età. Sull’over, sull’under e sui risultati. Se segna tizio o se segna caio.

A Taranto è molto facile criticare.

Nella fattispecie cito a esempio i quattro/cinque “padroni” della curva (i soliti noti, sempre loro da anni). Sono quelli che muovono, a loro tornaconto, il “branco” (cosa volete che ne sappiano gli attuali millennials della storia del Taranto e dei suoi protagonisti). Prendono i ragazzi e li fanno gridare. Gli fanno fare lo “sciopero” del tifo. Della serie B, un ragazzo di 15/20 anni non ha mai sentito nemmeno il “profumo”. Però infilato nel branco si adegua. Poi gli chiedi perché contesta, ti risponde che non lo sa!

Il movimento che muove attualmente la “curva” (in tutta Italia, Taranto non è esente) è purtroppo degenerato in qualcosa di diverso e di poco sportivo. Il movimento ultras aveva tutto un altro significato. Allora, ha un senso costruttivo tutto questo?

Il Taranto ed i risultati. I rossoblù hanno vinto fuori casa. Su di un campo difficile. Gigi Panarelli (sei punti in 180 minuti) ha iniziato nel modo migliore. Facendo cose semplici (il calcio, del resto, è una cosa semplice). Restituendo ognuno al proprio ruolo. La propria fetta di campo. Tratta tutti allo stesso modo. “Veste” tutti con lo stesso colore. Non esistono distinzioni. “Ascolta”. Con grande naturalezza stanno arrivando i risultati. Giove, nell’interesse del club, deve ora metterlo nelle condizioni di fare soltanto l’allenatore.

Il resto è nelle corde della squadra. La smettano i calciatori di andare a prendersi improduttive reprimende (peraltro vietate dai regolamenti), in inutili confronti a fine partita.

Prima l’ambiente (tutto) remerà nella giusta direzione, prima giungeranno i risultati (dei “padroni” della curva ho già scritto, stiano al loro posto). Dipende soltanto da Massimo Giove. I tasselli del mosaico debbono andare a posizionarsi da soli. Massimo (lo sa) deve strutturare la Società.
Lasci a casa, definitivamente, i tristemente famosi “dopolavoristi” , le mezze figure, i quaquaraqua e le presenze inutili (il Taranto ha anche bisogno di una sede degna di tale nome oltre che di professionalità).

Il tempo ha dimostrato (con la pochezza dei risultati ottenuti) che dare un’impronta professionale è fondamentale. Il presidente che sa anche di calcio si contorna di professionisti. Per confrontarsi. Massimo tratta invece con tutti, in prima persona (procuratori, direttori, segretari, calciatori, media…).
Il mansionario di un organigramma, nel Taranto attuale, non ha valore. Prima Giove farà quell’inversione di rotta, prima il Taranto porterà a casa risultati (non mi riferisco soltanto a quelli del campo).

Rifletta allora. Valuti (lo aiuterà nelle decisioni future) quanto gli è costato, tradotto in “soldoni” ed in risultati sportivi, quel frettoloso licenziamento di Gigi Panarelli, in diretta televisiva, a Cerignola (dopo aver trascorso un pomeriggio infelice nei meandri e nelle tante chiacchiere della “curva”).

Finalino con “graffio” dedicato, dal retrogusto gradevole. Solo gli uomini “veri” sono capaci di ritornare sui propri passi e rivedere le proprie decisioni.

Nella foto di copertina la “curva” nord dello Iacovone

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