In Italia “la bellezza salverà il mondo”?

“La bellezza salverà il mondo” affermava lo scrittore russo Fedor Dostoevskij nel suo celebre romanzo “ l’Idiota”.
Nel gioco del calcio, purtroppo, troppe volte quest’ espressione, almeno fin ora, non ha prevalso risultando al contrario in svariate circostanze sinonimo di sconfitte talvolta clamorose o comunque mai portatrice di quei successi che presidenti e tifosi di ogni squadra si aspettano, almeno per quanto riguarda quello che succede nella nostra benamata nazione.
Uno degli esempi più noti in quest’ ambito è senza dubbio Zdenek Zeman che pur avendo in mente un’ idea di bellezza applicata al gioco del calcio, non è riuscito in carriera a vincere praticamente mai nulla di significativo, riuscendo invece a dividere gli ambienti calcistici a causa del suo credo, mettendo spesso le piazze dalla sua parte, anche quando i risultati mancavano, ma ritrovandosi contro buona parte della stampa e talvolta dei dirigenti delle squadre in questione.

Innanzitutto bisognerebbe (ri)educare il popolo italiano al concetto di “bellezza” inteso come espressione di nobili sentimenti e virtù e non pensare che solo avendo una gestione economica delle squadre possano arrivare i risultati. La “bellezza” deve essere vista come un punto d’ arrivo dopo aver fatto un percorso d’innalzamento spirituale e sociale, fatto di enormi sacrifici per raggiungere integrità morale, così da poterla finalmente sfoggiare in una partita di calcio, che ne è senza dubbio una rappresentazione artistica, allo stesso modo di come avveniva in passato per i monumenti che ancora oggi tutti possiamo ammirare in ogni città dello stivale.
Non è un caso se l’ Ajax riesca a battere il pluridecorato Real Madrid per 4-1 al “Santiago Bernabeu”, nel ritorno degli ottavi di finale di Champions League, ed eliminarlo esprimendo un gioco di rara bellezza, libero, leggero e genuino dove è sembrato quasi di vedere tanti bambini dell’ asilo rincorrere felici un pallone al cospetto di tanti “vecchietti” che li inseguivano affannati senza mai riuscire nell’ intento di raggiungerli, perché sembrava quasi che questi volassero.
Segno evidente che un paese come l’ Olanda è molto più avanti di tanti altri nella gestione dei valori universali dell’ uomo e senza dubbio vi è un impegno generale e di base per trasmetterlo alle nuove generazioni.

Purtroppo in Italia questo non avviene e qualora, raramente, qualcuno di sani e innati valori riuscisse a portare avanti una propria idea con risultati discreti, alla prima occasione costui viene preso di mira mediaticamente e sistematicamente in modo da cambiare nel breve tempo l’ opinione di chi inizialmente aveva potuto apprezzare quel modo di fare e concepire il mondo. Prendiamo per esempio De Zerbi, Giampaolo o Di Francesco (giusto per citarne alcuni tra i più noti e attuali), seppur a modo loro, sono precursori di un’ idea che mette il bel gioco al centro del loro progetto. Dalla stampa italiana, spesso distratta e culturalmente quasi incapace, non ricevono praticamente mai apprezzamenti adeguati per le prestazioni offerte, ma al contrario critiche eccessive nel momento in cui sbagliano o incappano in una sconfitta, che molto spesso destabilizzano ambienti e pilotano le opinioni di massa.

Soprattutto per l’ allenatore romano sembra che vi sia in atto un gioco al massacro votato quasi a fargli pagare il fatto di avere determinate idee e di riuscire pure ad esprimerle nonostante le difficoltà, che sia la società ma anche una piazza “calda” come Roma gli fanno incontrare quotidianamente. Non si mette mai in risalto il grande lavoro che l’ allenatore giallorosso compie al cospetto di una squadra che non ha un’ ossatura identitaria con la maggior parte dei calciatori che sono giovani e nuovi o che al massimo sono a Roma da due anni, salvo rarissime eccezioni. Eppure in una situazione simile Eusebio Di Francesco ha portato la Roma in semifinale di Champions demolendo il Barcellona di Leo Messi che, oltre ad essere una top mondiale, è una delle squadre che fa del bel gioco la propria pietra miliare. In una situazione societaria in cui è stata fatta una campagna acquisti di scommesse (al momento non tutte azzeccatissime) riesce a tenere a galla la Roma in campionato stabilmente in zona Champions, certo con il rischio di uscirne, ma comunque in maniera VIVA PER ENTRARCI, eppure viene attaccato e messo continuamente sulla graticola dai media, senza mai esaltare i suoi valori né di gestione né di gioco, ma risaltando i risultati negativi appena ce ne sia l’ occasione. Questo è a dir poco ingiusto e infame nei confronti dell’ allenatore abruzzese, ma lo sarebbe ugualmente nei confronti di chiunque cercasse di esprimere il suo credo secondo una personalissima crescita interiore e spirituale.
E’ evidente che l’ Italia da paese “santi, poeti e navigatori”, che ancora oggi può far esibizione di grandi monumenti artistici, è divenuto un paese di malandrini e speculatori finanziari senza arte né parte, in cui il tasso etico e culturale è costantemente in ribasso (quasi) senza speranze di frenata.
E’ vero in passato anche Gianni Brera si permetteva di criticare Gianni Rivera, che in quanto ad espressione estetica ne era maestro incontrastato nel suo ruolo, ma giuste o meno che fossero queste critiche erano mosse da un uomo con un altissimo senso etico e morale, con elevata rilevanza dei valori e con un’ eccelsa disinvoltura linguistica e dialettica, di cui il giornalista di San Zenone sul Po’ ne era portante.

Oggi sembra quasi aver smarrito il senso della vita in qualsiasi ambito, ma la cosa più triste è che ogni qualvolta qualcuno cerchi di discostarsi da questo scempio, talvolta anche con buoni risultati, viene etichettato come perdente o causa dei mali di quel contesto, ed ecco così che gente come Zeman o Di Francesco, presi ovviamente con i loro umani difetti, piuttosto che essere riconosciuti per le gesta, vengono facilmente etichettati con i fautori di un movimento fallimentare destinato ad essere fine a se stesso.
Di solito chi usa questo modo di fare lo fa per due motivi: incapacità di avere le chiavi di lettura di un contesto oppure perché fa della propria vita una condizione meccanica riducendosi ad essere un semplice manuale della carta stampata (o televisiva) e comportandosi allo stesso modo di un operaio (senza offesa sia chiaro!) che durante il suo turno di lavoro esegue meccanicamente sempre gli stessi movimenti per la produzione di un oggetto.

Bisogna capire e trasmettere alle generazioni future che le cose belle hanno bisogno di tempo e sacrifici, il tutto e subito non può comportare soddisfazione, ma una felicità sterile e gracile come un castello di sabbia che alla prima onda o folata di vento è destinato a venire giù, lasciando di sé solo le macerie, paragonabili alla nullità di valori che quest’ italietta senz’ anima sta mostrando al mondo ricevendo giudizi e risultati poco rassicuranti da ogni dove così che anche nel calcio ormai è da oltre un decennio che non racimoliamo quasi nulla in termini di vittorie, ritrovandoci in quella “selva oscura” essendo ormai la “diritta via” smarrita.

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