IL VIRUS NON HA INSEGNATO NULLA A CHI FA CALCIO. BITONTO E PICERNO ALLA DERIVA…

Sembra che non sia accaduto nulla. Eppure la batosta è di quelle che lasciano il segno.

Questa è la triste realtà che emerge nel sistema calcio italiano. Imperturbabile. Tutto come prima. La crisi che ha preso al collo l’economia del Paese? Come se non avesse sfiorato il mondo del pallone. La crisi occupazionale? Come se non esistesse in quel settore. Inconcepibile! Calciatori ed i loro procuratori proseguono, imperterriti, come nulla fosse accaduto, nelle loro richieste.

Il virus non ha insegnato nulla. Purtroppo. Le pretese sono sempre al rialzo. Si parla di euro come fossero “bruscolini”. Nella richiesta non esiste distinzione di categoria. In quarta serie (la attuale D dilettantistica), per esempio, un attaccante con un potenziale realizzativo da doppia cifra si siede a trattare solo se si parla di centomila euro (in alcuni casi anche oltre) di compenso. Più, logicamente, benefit vari, casa ed eventuali premi ad obbiettivo. Il tutto nel dispregio assoluto delle norme.

C’è anche il caso del calciatore stagionato. Quello giunto alla vigilia di appendere gli scarpini al chiodo. Ha alle spalle una discreta carriera tra serie B e Lega Pro che fa da richiamo. Vanta un nome che riempie gli occhi e le pagine del web. E’ un soggetto pericoloso. Gioca, esclusivamente, per portare a casa gli ultimi stipendi. Età ben oltre i trenta anni. Fisico spesso usurato. Il suo target (tra i dilettanti della serie D come in serie C) si attesta tra i 50 ed 70 mila euro annui. Perché no, anche 80. E nel calcio, è risaputo, si parla sempre di denaro al netto di ritenute.

Per non parlare dei giovani. I così detti “under”. Ragazzi (e le loro famiglie), nella maggior parte dei casi, illusi a una prospettiva professionale da una normativa carente. Invece una miriade di ragazzi che, passati alla maggiore età, vengono accantonati senza essere presi in alcuna considerazione. La negatività di un sistema che, anzichè essere educativo, distrugge. Da anni, a livello istituzionale del calcio, si parla di investimenti a tutela dei giovani che solo in minima parte vengono attuati. A tutto si aggiungono presidenti “particolari” e genitori di buon portafogli che contribuiscono a far lievitare, negativamente, il livello medio della qualità.

La crisi occupazionale? Come se nel calcio non esistesse.

A dare uno scossone, violento, ci sta pensando il vecchietto “capellone”. Il mio amico Francesco (non avrete pensato che lo volessi risparmiare). Sulla vicenda tragicomica dei crediti d’imposta mi sono espresso in più occasioni. E’ come aggrapparsi agli specchi. Continua, imperterrito e con una faccia di bronzo imperturbabile, a vendere fuffa. In uscita anticipata dal consiglio federale per “sputare” sentenze, (sta diventando una pessima consuetudine) il nostro vecchietto ha nuovamente parlato di sciopero.

Francesco, ma a chi vuoi che interessino le tue dissertazioni!

Sei soltanto sopportato. Il tuo gioco è stato scoperto. Da mestierante hai solo un grande merito (tu come il bel Gabri). State sempre sul pezzo. Tutti i giorni sul web, sui quotidiani, in televisione. Un sistema di comunicazione invadente. Voi siete belli, bravi. Capaci, come pochi, di incensarvi. Il guaio è che continuate a fare danni. La tua capacità di nascondere la polvere sotto il tappeto è ineguagliabile.

In questo, addebito grande responsabilità ai presidenti dei club della Lega che rappresenti. Incapaci di reagire. Di prendere, come si usa dire, il toro per le corna. Nel privato tutti scontenti della tua governance. Pubblicamente tutti al giogo della fuffa che riesci a spandere in quantità industriale. Che dire loro? Chi è causa del suo mal pianga se stesso. E’ con questo metodo che la serie c (sempre più minuscolo) andrà al rogo.

L’ultima perla del nostro vecchietto capellone (a fianco nella foto)? Le liste bloccate a 22 elementi. Dall’oggi al domani. L’improvvisazione è ormai divenuta una consuetudine. In assemblea, nella gestione, nelle regole. Fuffa ad ogni angolo. In una nazione dove il Governo cerca di combattere la disoccupazione il vecchietto Francesco la crea. La impone. Penso a quei 200 (o giù di lì) calciatori, esclusi dalle liste, che a breve (pur pagati) si troveranno a spasso. Penso ai problemi creati ai club che dovranno appunto rispettare i contratti in essere con i così detti esuberi.

Penso anche alle riammissioni ed ai ripescaggi. Le prime fatte su misura solo per gli “amici”. Penso ai 300 mila euro del fondo perduto per i ripescaggi. Alla ulteriore garanzia di 350 mila. Alla tassa di iscrizione. Penso agli ammortizzatori sociali (la famosa cassa integrazione) che a tanti (tantissimi) deve ancora essere erogata. Penso alla rinuncia Campodarsego (ma è una cosa seria?) che è stato tradito proprio dal Covid ed è stato obbligato a vincere il campionato (in altre stagioni si era defilato dalla vetta nelle ultime giornate, questa volta non ha fatto in tempo).

E tutto questo a cosa porta? A quello che ho sempre sostenuto. Il tentativo di arrivare, indenni, alle elezioni Federali. Con Gabri Gravina che si candida per il secondo mandato. Una volta rieletto (ove fosse possibile!?) si proseguirà, in Federcalcio, nell’immobilismo più assoluto. Salvo l’assunzione di qualche nuovo amico. Si proseguirà nello sperpero del denaro pubblico.  A danno dei club ai quali mai si troverà il modo di girare risorse economiche per alleviare il gravame della loro gestione.

Per risollevare le sorti del calcio italiano penso spesso a un Consiglio Federale composto da manager. Mi chiedo: sarà mai possibile arrivarvi?

Nel frattempo godiamoci il Gabri e Francesco, il vecchietto capellone. Ad essere sincero, però, visti i risultati ottenuti, non è che gran parte dell’attuale vertice federale mi convinca più di tanto. Il sistema crolla e in tanti, quasi tutti, stanno a guardare. Questa è l’Italia del pallone?

La saga di Bitonto – Picerno

Entrambe alla deriva, navigano a vista. Prossime ad affondare nel vortice dello scandalo. Le ultime indiscrezioni raccontano che ci sarebbe un pentito. Una gola profonda che avrebbe snocciolato agli inquirenti federali l’evolversi dei fatti. Come la provenienza della provvista e tutti i successivi passaggi. Si tratterebbe di un tesserato (risulterebbe peraltro che anche altri tesserati sarebbero intenzionati a collaborare con la giustizia sportiva).

Una confessione che, se da un lato alleggerirebbe la posizione del pentito (pentiti), dall’altro pesa come un macigno sul futuro prossimo dei due club. Bitonto e Picerno unite nella sventura. Entrambe colpite da una sentenza esemplare. Come, del resto, i tesserati coinvolti. Categoria a rischio per entrambi i club. Processo sportivo, di primo grado, che si svolgerà, presumibilmente, ad inizio di settembre. In concomitanza della ripresa dell’attività del Tribunale Federale Nazionale.

Anche quest’anno abbiamo fatto il pieno…