IL “QUARTO” SEGRETO DI FATIMA – PICCOLI GRAVINA CRESCONO

Non me ne vorrà il neo-presidente Ghirelli se mi permetto di scherzare con un titolo in ambito religioso. Lui, grande frequentatore del Vaticano, comprenderà.
Ma dopo lo sfacelo in cui versa la Lega Pro e con altri fallimenti in arrivo e revoche di affiliazione quali Cuneo, Lucchese, maxi penalizzazioni per fideiussioni non sostituite e un torneo chiaramente irregolare, non riesco a capire che diavolo sia successo al nostro Francesco. Non riconosco più, in lui, il dirigente federale, di Lega di Serie A, organizzatore di campionati del mondo di pallavolo, consulente della Federazione Medico Sportiva, Dirigente di Beach Volley, frequentatore della politica di sinistra. Insomma in lui non riconosco più l’uomo navigato di un tempo.
Da quel 6 Novembre, data di elezione alla massima carica di Lega Pro, scelte sbagliate, poche decisioni e uno strano rapporto con il presidente federale.
I mal pensanti, nel vederlo attivissimo nel cercare voti per fare eleggere Gravina a Presidente Federale, ritenevano, maliziosamente, lo facesse in modo da liberare il posto. Visto che Gravina aveva annunziato, per quasi due anni, che si sarebbe dimesso per motivi di lavoro (!?), senza però mai dare seguito.
Dal buon Francesco, una volta assurto al sommo pontificio (dopo il Macalli che aveva contrastato in maniera così netta), ci si sarebbe aspettata la rivoluzione epocale.
Invece il nulla, o peggio, la scelta di una Vicepresidente vicaria inadeguata e da copertina di cinema. Un altro vice presidente chiaramente pesce fuor d’acqua. Insomma il nulla che avanza come purtroppo io/noi dei Graffi, per primi, abbiamo dovuto constatare.
Ma il mistero si infittisce quando parliamo dei rapporti con Gravina.
Ad ogni uscita di Ghirelli, anche post-elezioni, grandi citazioni, grandi elogi. Gravina ha fatto e Gravina ha detto e sta rivoluzionando il calcio italiano (si buonanotte).
Un vero mistero.

Noi dei Graffi, io stesso, non siamo, ahimè, di primo pelo. Mi ricordo che il presidentissimo (minuscolo per carità) Macalli, abituato a gestire la Lega come una cosa propria (come facevano i democristiani di venti anni fa) capì che la terza Serie aveva bisogno di una scossa. Andò, quindi, a ripescare Ghirelli, dalle macerie di calciopoli. Il buon Francesco ne era uscito indenne, nonostante qualche telefonata di troppo con gli arbitri e i presidenti di Serie A. Conversazioni che tutti, a suo tempo, abbiamo ascoltato.
Indenne dal punto di vista penale, ma tagliato, fatto fuori da Via Allegri.  L’ingresso del nostro, quale direttore generale in Lega Pro, fu un vero cataclisma.
Cambio del nome. Integrity Tour. Riforma del campionato con l’abolizione della Seconda Divisione. Nuovo accordo collettivo con i calciatori, che stagnava da 15 anni. Convenzione con la Serie B dopo battaglie epocali. Grande e costante la presenza sui media e sui giornali.
Insomma una bella rivoluzione. Senza dubbio positiva.
Poi il grande litigio con Macalli. Il ragioniere di Crema non era forse abituato ad una presenza così ingombrante. Non tollerava l’alleanza con Gravina, da sempre all’opposizione (senza grandi risultati in verità, da solo, come solito, non sarebbe certo riuscito a cambiare le cose).
Da qui il licenziamento di Ghirelli dalla Lega Pro. Oggetto, successivamente, di un provvedimento di reintegra da parte del Tribunale del Lavoro di Firenze.
Nel contempo il nostro, insieme ad altre forze, riusciva dopo una lunga battaglia, fatta di bilanci non approvati, di esposti, di direttivi irregolari, a raggiungere lo scopo. Via Macalli dopo un ventennio, e commissariamento della Lega.
Dopo la poco felice epoca del dottore Tommaso Miele (non all’altezza del compito) finalmente si arrivò all’assemblea elettiva. Finale di ogni commissariamento. La parola passò agli elettori, cioè alle società di Lega Pro.
Ci si sarebbe aspettata dopo tanta attesa, una alleanza fra Ghirelli e Gravina, anche per contrastare la candidatura del vecchio Pagnozzi, trombato dal Coni a favore del nuovo Malagò e appoggiato dal Lotito di turno.

Qui avvenne il colpo di scena.
Ghirelli, che evidentemente non stimava Gravina (e aveva ragione), non ritenendolo all’altezza di gestire la Lega (e aveva ragione) tira fuori come candidato un politico, tal Paolo Marcheschi. Un amico del presidente della Lucchese. Quel Bacci, braccio destro di Renzi, poi finito male in beghe giudiziarie.
Una mossa ardita, ma che la diceva lunga sulla considerazione che Ghirelli nutriva di Gravina.
Ma i presidenti di Lega non si fidavano del solito politico toscano. Un uomo privo di esperienza specifica sul campo. Quindi nel dicembre 2015 votarono, a larga maggioranza Gravina, lasciando Pagnozzi alla sua ennesima sconfitta. Il povero Marcheschi rimase molto indietro, con il misero bottino di 7 voti sette.
Ed allora Gravina, che si doveva tenere Ghirelli come Direttore Generale per decisione del Tribunale, pensò bene di estraniarlo totalmente dalla gestione della Lega.
Mi riferiscono dicesse Gabriele: “Gli faccio temperare le matite” . Per cui mise come braccio destro altra persona. Sicuramente più gradevole, quanto altrettanto inutile.
Non utilizzare Ghirelli per le sue capacità, fu comunque un errore.
Capisco che la doveva pagare per l’affronto, ma ne avrebbe beneficiato la Lega che sotto la mano di Gravina è sparita dai media. Scomparsa dalla federazione. Senza marketing (licenziato lo storico responsabile). Affidata a persone inesperte e con lievitazione del personale. Un po’ per sistemare gli amici e un po’ per la solita idiosincrasia con la parola lavorare.
Tre anni di nulla. Di pochi progetti, di nessuna riforma. Solo parole.
Da qui la mia perplessità di averlo poi visto eleggere come presidente federale. Anche se in opposizione Fabbricini, piuttosto che per meriti propri…
Insomma. Ghirelli, dopo le finalmente reali dimissioni di Gravina, è andato al timone della Lega.
Mi sono detto: ora ne vedremo delle belle. Rilancerà la Lega. Si riapriranno i canali con i giornalisti. Il marketing riavrà il suo responsabile.
E qui il mistero di Fatima. Nulla di tutto questo.
Il mio, il nostro Ghirelli è diventato un piccolo Gravina.
Marketing? No grazie, risparmiamo.
Nella causa che ancora pende con il responsabile del marketing (reo di essersi ribellato a Gravina) a difenderci in Tribunale ci metto gli stessi avvocati che hanno assistito me, così mi sdebito e risparmio. Salvo, poi, che il Tribunale non lo reintegri, perché allora ne vedremo delle belle.
Transigere? Rimettere una persona esperta al proprio posto e rilanciare il settore? Che Gravina abbia posto il veto? Del resto, a pensar male è peccato, ma  spesso…

E poi una sequela di iniziative piccole, piccole. Con questa Capotondi che suscita solo sorrisetti. Oggi è meglio apparire qui e là, nei campi, piuttosto che fare. Alla Gravina maniera.
All’epoca del Ghirelli vero, non gravinizzato, il nostro portava la Lega Pro, per la prima volta, all’ONU. Si avete ben capito, nella sede di Ginevra per parlare di Integrity.
Si organizzavano partite, per la pace, in Palestina o nella storica Assisi, con il patrocinio del CIO. Livelli altissimi. Erano iniziative riprese da tutti i giornali del mondo.
Oggi l’Integrity Tour, che la Serie B sta copiando di sana pianta, è diventato un ricordo rimasto soltanto sul sito di Lega….
Di Lega Pro si parla solo per i disastri di quel 20 a 0 e per il record di punti di penalizzazione comminati.
Vogliamo parlare dell’ultima iniziativa per le società?
La convenzione con la Fidi Toscana. Una iniziativa, bada bene, limitata a quella Regione, per gli impianti sportivi che, come tutti sanno, sono di proprietà comunale. Quindi chi si prende la bega di un mutuo per uno stadio non di proprietà?
Dall’ONU alla Regione Toscana. Con un istituto, poi, che ha chiuso il bilancio con 13 milioni di euro di perdite e che ha dovuto svalutare le partecipazioni di Monte Paschi di Siena.
Insomma. Una banchetta toscana (stra)indebitata per gli storici rapporti con la politica “rossa” del Pd e del Monte dei Paschi.
Voglio vedere quante convenzioni si faranno con le squadre toscane (temo zero) per rifare gli stadi… Solo con le società toscane dicevo. Ma ha un senso tutto questo? Perché lascia interpretare come se gli altri club sarebbero, tutti, figli di un dio minore.

E poi la realtà di una Lega disastrata ed economicamente distrutta. Non per colpa di Ghirelli certo. Senza manager, ma con attrici e pensatori inadeguati. Qui invece le responsabilità sono dirette.
Con un torneo così irregolare (che qualcuna delle retrocedende impugnerà, statene certi) perché allora non accorgersi della realtà e cavalcare la battaglia per abolire le retrocessioni?
Perché fingere che tutto va bene? Perché passare il tempo con Gravina a via Allegri?
Io preferivo il Ghirelli coraggioso del 2014. Quello che osò ribellarsi al Macalli pensiero. Oppure quello del 2015 che sapeva di non doversi fidare di Gravina, non all’altezza di governare una Lega (e per me l’ha dimostrato).
Ma che segreto c’è intorno a questo strano “innamoramento” verso Gabriele?
Guarda Francesco che Gravina ti porta allo schianto. Staccati finchè puoi farlo e torna in te stesso. Convoca l’assemblea e proponi alle società di abolire i play-out.  Blocca le retrocessioni.

Poi, in Federcalcio, battiti per questo. Allo spasimo. Tutto il movimento calcistico starebbe al tuo fianco.
Non sappiamo il motivo di questo amore con Gravina (i maligni sussurrano sempre: follow the money).
Per me rimane un mistero.
Dei casi dell’Aprilia. Del malumore del Catanzaro in relazione ai risultati del Matera. Di Cuneo e Lucchese. Come di altre “cosette”, riguardanti la regolarità del campionato di Lega Pro, non mi sono certamente dimenticato…
A presto.

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