“IL PRESIDENTINO” ED IL GRANDE “POTERE” DI CHI DA (POSSIEDE) LE CARTE

    Vorrei essere una mosca. Vorrei ronzare attorno al civico 17 di Lungotevere Mellini. A Roma. Per togliermi una curiosità… Pare infatti che da quelle parti abbia studio il “presidentino” e pare che nella sua cassaforte il “presidentino” custodisca qualcosa di molto interessante…

    Amici lettori, non mi sono bevuto il cervello e capisco che abbiate bisogno che sia più chiaro.

    Cerco allora di riavvolgere il nastro.

    Esattamente tre anni fa, il 29 Gennaio del 2018, andavano a vuoto le elezioni per il successore, alla guida della Federcalcio, di Carlo Tavecchio. In corsa per la poltrona più prestigiosa del calcio italiano c’erano Gabriele Gravina, Cosimo Sibilia e Damiano Tommasi.

    In assemblea elettiva, dopo le prime tre operazioni di voto, non si era giunti al nulla.

    Si andò così al ballottaggio tra Cosimo Sibilia e Gabriele Gravina. I più votati. Subito prima delle ulteriori operazioni di voto avvenne il colpo di scena.  Cosimo Sibilia in una breve dichiarazione invitava i delegati della Lega Nazionale Dilettanti a votare scheda bianca: “Dopo aver in tutti i modi cercato un accordo che potesse avere una convergenza, non ci sono le condizioni per poter procedere”, furono le sue prime parole. Poi aggiunse:  “Il consiglio direttivo della Lega Nazionale dilettanti, su mia proposta, per il bene del calcio aveva fatto un passo indietro riconoscendo a Gravina la presidenza della Federcalcio. Ci siamo incontrati alla presenza di altre persone, dopo di che non ho avuto nemmeno una risposta se non una telefonata di Gravina nella quale egli mi diceva che non si poteva fare questo accordo. Ovviamente su questo non ci sto e, quindi, sono andato davanti all’assemblea facendo una dichiarazione nella quale chiedevo ai delegati della Lega dilettanti di votare scheda bianca”. 

    Al che Gravina replicava: “L’accordo che mi ha proposto Sibilia? Pensare di rinnegare dei punti fondamentali del mio programma per fare il presidente non fa parte della mia persona. Questa era una partita che bisognava essere giocata sino in fondo, per questo chiedo scusa a tutti gli italiani”.

    Seguì un commissariamento disposto dal Coni. Passato alla storia come uno dei momenti più tragici e contorti per il calcio italiano. Durò sette mesi, sino ad Ottobre del 2018 quando, il 22 del mese, vennero svolte nuove elezioni.

    A dire il vero, non fu così facile ottenerle.

    Il commissario faceva resistenza. Tanto che sul suo profilo Facebook Cosimo Sibilia, il 4 Luglio 2018, dava questa notizia: “Oggi l’avvocato Giancarlo Viglione, in rappresentanza di quattro delegati di Lega Nazionale DilettantiLega ProAIC – Associazione Italiana Calciatori  ha notificato una diffida al commissario straordinario della FIGC Federazione Italiana Giuoco Calcio perché convochi entro il 31 luglio l’assemblea elettiva. La nostra battaglia di democrazia non si ferma.”.

    Tutto vero. Anche se si dovettero attendere altri tre mesi prima che queste benedette elezioni si svolgessero e si potesse eleggere un presidente per il periodo residuo del quadriennio olimpico. Due anni scarsi, sino al 2020 incluso.

    L’incubo vissuto con il commissariamento spinge le Leghe e le Associazioni a convergere su un candidato unico, Gabriele Gravina, che verrà eletto alla quasi unanimità. Con l’appoggio della sua Lega (la Lega Pro), dell’Associazione Allenatori, degli arbitri e della Lega Nazionale Dilettanti di Cosimo Sibilia, che solo nove mesi aveva conteso la nomina allo stesso Gravina. Ora invece era disponibile a sostenerlo.

    Possibile che siano stati tutti folgorati sulla via di Damasco? Per niente. La convergenza sul nome di Gravina era frutto di un preciso accordo tra le parti.

    L’indispensabile appoggio della Lega Nazionale Dilettanti, alla candidatura dell’allora presidente della Lega Pro, era subordinata all’accettazione di un patto d’onore. Sottoscritto tra lo stesso Gravina, Sibilia, Nicchi (Aia) e Ulivieri (Aiac) (tutti in rappresentanza delle rispettive componenti). Prevedeva una sorta di staffetta tra le parti. Nel 2018 certamente eletto Gravina. Lo stesso non si sarebbe però dovuto (ri)candidare al giro successivo.

    Un patto indispensabile per eleggere al primo colpo il presidente nel 2018. Per evitare la situazione di stallo del Gennaio di quell’anno. Un patto accettato e sottoscritto (come sopra accennato) anche dall’Associazione Allenatori di Renzo Ulivieri e dagli arbitri. Garantito dall’autorevolezza di una terza parte (Giancarlo Abete) e custodito, appunto, da persona che godeva anche della fiducia (allora) di Cosimo Sibilia.

    L’avvocato Giancarlo Viglione (qui sotto nella foto getty images).

    Proprio lui. Avente studio in Lungotevere Mellini al civico 17 (compreso?). Soprannominato da allora in Federcalcio “il presidentino”.

    Si, “il presidentino”, così identificato ogni volta che entra in via Allegri. Per i suoi modi padronali. Nonchè per la sua  statura certamente non trascendentale.

    Ora però questo patto sembra essere stato “dimenticato” da Gravina. Viglione, come raccontano gli inevitabili spifferi di corridoio (in via Allegri e non solo) starebbe al suo gioco. Con grande “meraviglia” (forse il termine è un eufemismo) di Cosimo Sibilia e con un evidente imbarazzo delle altri parti in causa (Ulivieri, Nicchi ed Abete).

    Quel patto è stato scritto e sottoscritto (e non c’è da dubitarne). Allora lo si renda pubblico. Chi ce l’ha? Pare che appunto sia al sicuro nello studio dell’avvocato Giancarlo Viglione. Lungo quel tratto di Tevere che collega via Vittoria Colonna a piazza Libertà. Nel romanissimo quartiere Prati. A Roma.

    Certo che, comunque vada, chi ha fatto bingo sembra proprio essere questo avvocato Viglione. Poco conosciuto dalla stragrande maggioranza degli addetti ai lavori, ma raffinatissimo Richielieu del pallone.

    Classe 1967. Salernitano. Fedelissimo dell’ex ministro dell’Agricoltura Alfonso Pecoraro Scanio, di cui è stato anche Capo di Gabinetto. Viglione, dopo una lunga parentesi nei palazzi e negli organi del potere politico, è oggi il potente braccio destro di Gabriele Gravina. Alla cui causa si è votato allontanandosi piano piano, senza colpo ferire, da Cosimo Sibilia, Presidente della potente Lega Nazionale Dilettanti. Colui che lo aveva introdotto anni prima nel mondo del calcio.

    Ora, se è vero come è vero, Viglione è in possesso di traccia scritta di quell’accordo. E’ ovvio che ha in mano una carta non da poco al tavolo della spartizione del potere per il prossimo quadriennio federale.

    Se ne è accorto anche il famosissimo portale Dagospia, che al proposito ha già scritto: Se dovesse vincere Gravina, lui continuerà a imperversare in Via Allegri, dove gli uscieri lo chiamano il Presidentino, anche per via della ridotta statura. Se invece Gravina dovesse venire soppiantato da Sibilia, lui ha già pronto il piano B: ricucire con il vecchio mentore irpino grazie ai suoi buoni uffici al Governo, Spadafora e Boccia su tutti, e alla gratitudine di Agnelli e Dal Pino, che di Gravina mal tollerano l’anelito all’indipendenza”.

    La cosa più corretta e trasparente da fare, a questo punto, sarebbe che Gravina dicesse, al suo legale di fiducia, di restituirgli il documento. Poi di esibirlo e di ritirare la candidatura.

    E allora potrebbe riacquistare, agli occhi di tutti, un minimo di credibilità. Nel segno dell’etica. Della trasparenza. Del rispetto delle regole. Ma l’unica attività, vera, svolta dal bel Gabri è stata quella di seminare. Promettere soldi, a destra e a manca, pur di rimanere attaccato a quella poltrona.

    Poltrona per la quale aveva sottoscritto impegno di lasciare.

    Ed invece: ho sottoscritto un patto, un accordo politico, un impegno? Ma chissenefrega. Io so’ io e voi non siete un c…. direbbe il Marchese del Grillo. Certo è che ora non mollo. Ho dovuto “comprare” Tardelli che poteva essere un avversario pericoloso per l’Aic che bacchettava come centro di potere. Altro che sindacato. Bene, lo mando a dirigere il Salaria  Sport Village con lauto compenso. Improvvisamente il Marco nazionale rinuncia alla candidatura.

    La Lega Pro. Sta morendo in mano al vecchietto di Gubbio? Non importa. Faccio io campagna elettorale. Brigo, chiamo. Prometto soldi. C’è un candidato che potrebbe dare fastidio, il Signor Marcel Vulpis. Giornalista. Voilà, eccolo arruolato sul carro di Ghirelli. Così anche la Lega Pro è sistemata con il suo prezioso 17 per cento di peso elettorale.

    Da uno così pretendere il rispetto delle regole, del codice etico della Federcalcio, sarà un po’ difficile.

    Allora caro “presidentino”, un consiglio glielo do. Me lo conceda.

    Restituisca il documento al suo mandante. Al più presto. Perché tanto il tempo è galantuomo. La verità verrà a galla.

    Non sono certo io, con i Graffi, a doverle dare consigli legali. Mi dicono però, persone qualificate, che esistono strumenti giuridici. Anche con procedura d’urgenza, ex articolo 700 c.p.c., che la potrebbero costringere a depositare il documento in originale in Tribunale. Per ordine del giudice.

    Mi suggeriscono che si tratti dell’articolo 210 c.p.c. che lei “presidentino” dovrebbe conoscere.

    In quel procedimento saranno coinvolti, come sommari informatori, anche Nicchi dell’Aia e Ulivieri dell’Assoallenatori. Poi, soprattutto, anche il “Garante” dell’accordo. L’ex Presidente Federale Giancarlino Abete. Che è sempre stato considerato, da noi tutti, un uomo di grande onestà e trasparenza.

    E che fanno tutti questi? Negheranno l’accordo? Negheranno di aver firmato? Diranno che è tutta una invenzione di Sibilia?

    Si prospetta una figuraccia epica, per chi aspira ancora a rappresentare il calcio italiano.

    E allora avvocato Viglione restituisca il documento. Ma su! Nel suo stesso interesse. Esiste comunque un codice deontologico da rispettare per gli avvocati. Ma anche se si volesse uniformare al “credo” del suo mandante, di ignorare totalmente l’etica e le norme, mi suggeriscono (sempre i miei amici legali) che esiste l’articolo 2961 del codice civile. Prevede la possibilità di chiedere all’avvocato, sotto giuramento, se sa dove si trovano “gli atti e le carte”.

    Anche lei vuol negare. Dichiarare il falso?

    Senta a me. Non ne vale la pena.

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