IL NUOVO CARPI, UNA PENTOLA IN EBOLLIZIONE … VA TUTTO BENE?

I Graffi, come sempre, hanno colpito nel segno. Hanno “graffiato” sulla patina dell’ipocrisia. Hanno fatto emergere la verità.

Era quasi fine Ottobre (poi abbiamo proseguito a Novembre e fino a Dicembre) quando scrivevo della pentola in ebollizione a Carpi. Lassù, dove regnava incontrastato il caos, avevo pronosticato che il bello doveva ancora venire.

E infatti è accaduto.  Il Carpi è la fotografia della media delle società di serie C al tempo (sciagurato) di Ghirelli.

Finita l’epoca d’oro, targata Stefano Bonacini, sono subentrati dapprima faccendieri. Legati alla Banca di Cerea. Poi, dopo che la capogruppo Iccrea,  inorridita dalle operazioni autorizzate dal (fu) presidente Mastena lo caccia dalla banca. Con i suoi consiglieri. Prendono il potere figure dal profilo tipico. Quello corrente nella Lega Pro di Ghirelli.

Alla presidenza viene delegato un giovanotto. Imprenditore di belle speranze. Espressione della vitalità imprenditoriale locale, ma al quale non viene permesso neppure di fare qualche battuta qua e là.

Quindi un presidente per caso.

Il vero padre-padrone del club è tale Marcellusi. Un imprenditore di Verona. Dapprima al seguito della banda Mastena. Commerciante di banane. Tale da far già circolare nell’ambiente sportivo il soprannome di Torsillo (l’antagonista di Banana Joe nel film con protagonista il compianto Bud Spencer). Marcellusi ha il “problema” di far giocare il figlio, che sino a questa stagione ha tirato calci nei dilettanti. Nemmeno in troppe partite. Naturalmente, in cambio, offre i denari per salvare economicamente il Carpi che, rimasto orfano della banca di Cerea, non saprebbe come andare avanti.

Ma c’è uno scoglio da superare. Grande come una casa.

L’allenatore, che fu scelto ad inizio stagione e non da Marcellusi (al tempo ancora ininfluente) è Sandro Pochesci. Certamente uno che non si fa condizionare. Uno, anzi, che non guarda in faccia a nessuno. Al quale non puoi certo dire che ha l’obbligo far giocare il figlio del “padrone”.

E allora come fare? Il rebus lo risolve il figlio stesso. Presenta a papà un compagno di giochi, alla disperata ricerca di uno stipendio: Andrea Mussi. Giocatore di scarsissima fortuna. Continuamente alle prese con cambi di casacca. Aveva tentato di fare il direttore sportivo a Pavia nella stagione 2015/16.

Riferiscono fonti della città lombarda che, scivolando nelle “simpatie” di un’avvenente fanciulla. Nelle grazie del patron cinese dell’epoca, di cui era apprezzata ed ascoltata consigliera. Riuscì in un colpo solo a far fuori il management e lo staff tecnico. Quelli che solo un mese prima avevano portato la squadra azzurra a lottare per la serie B (persa in semifinale play off) e ad imporsi come il nuovo che avanza. In tandem con un paio di avvocati locali. Uno dei quali oggi è a giudizio per il crack finanziario della Maugeri. Prestigiosa clinica cittadina. Filone dell’inchiesta che ha travolto l’ex presidente della Regione Lombardia Roberto Formigoni ed il faccendiere Daccò. Già ospiti delle patrie galere.

Peccato che le cose andarono diversamente.

Il Pavia targato Mussi (nella foto qui sotto) fallì. Al riccioluto ed improvvisato direttore (nel frattempo retrocesso al ruolo di guida turistica per viaggiatori cinesi, come testimoniato da un gustoso servizio della Gazzetta dello Sport) non restò che iscriversi al lungo elenco dei creditori depositato presso il Tribunale di Pavia. Per un importo di circa trentamila euro e per di più senza il conforto della suddetta fanciulla. Nel frattempo sparita dalla circolazione.

Giusto il tempo di riprendersi dalla botta (nel giro di un paio d’anni) ed ecco il nostro nuovamente alla tolda di comando di una società neopromossa. L’Albissola. Una specie di miracolo confortato e reso possibile dalla solidità economica del patron. Manager di portata internazionale, al quale il nostro venne presentato dall’allenatore che, in passato, aveva lavorato con lui in serie D.

I bene informati riferiscono che di lì a poco, per avere campo libero, fece fuori lo stesso allenatore. L’Albissola cominciò a sprofondare in classifica. Sarebbe finita in D se  Cuneo, Pro Piacenza e Lucchese, con i loro fallimenti, non si fossero incaricate da sole di scrivere il fondo classifica. Segnando così i propri nomi nell’albo delle retrocesse.

Il riccioluto direttore si sarebbe probabilmente ritirato ad occuparsi del suo camping in Toscana se Marcellusi jr… perfettamente consapevole dei propri limiti, ma ambizioso di diventare il nuovo Totti, non lo avesse presentato al babbo. Ecco allora che l’ex bomber del Fiesole Caldine, 43 anni, due mogli e altrettanti figli da far crescere, sbarca nella città del patrono San Bernardino. 

Solite interviste in prima persona e qualche dissidio con il dg Morrone che ben ne conosceva i trascorsi. Che deve però subire, dice lui, l’assunzione dell’avventuroso figuro. Ma Marcellusi jr deve giocare e Mussi non si tocca. Perché questo è il suo compito: garantire i desiderata di famiglia.

Pochesci non ci sente (gioca chi merita).Si fida della protezione di Morrone. Il dg già esonerato una volta dalla banda Mastena e poi richiamato dalla nuova compagine. Ma il focolaio Covid, in squadra, ferma per tre gare il campionato della squadra. Le polemiche restano sopite.

Il bimbo deve giocare e Pochesci deve capire.

Arriva il mercato e con lui il pretesto per far saltare il banco. Cioè Morrone che difende la libertà di scegliere di Pochesci: il dg piazza il bomber Biasci, il gioellino di casa, al Perugia. Marcellusi e Mussi invece lo vogliono al Padova.

Naturalmente si impongono e mettono Morrone di fronte al fatto compiuto.

Alla vigilia della gara con il Ravenna, in un sabato sera freddo di Gennaio, a Morrone viene notificato l’esonero. Peraltro il secondo nella stessa stagione perché evidentemente sulla sua stoffa c’è comunque qualcosa da dire.

Il bimbo è salvo. Pochesci è avvisato. Così vanno le cose nella Lega Pro di Ghirelli. Quella dei pulmini. Dei campanili. Della casa di vetro ed altre amenità del genere, ma che in realtà è un carrozzone, sgangherato, su cui montano tutti.
Compresi i figli di papà. I papà con i soldi per far giocare il proprio figliolo. I direttori sportivi con gli zainetti e gli allenatori con gli sponsor.

Uno schifo solenne.

(Nella foto di copertina una immagine ripresa dal film Banana Joe)