IL CALCIO NEL PAESE DEI CAMPANILI: UOMINI, OMINICCHI E QUAQUARAQUÀ

Eh sì, anche io cari lettori, ho voluto prendere spunto dagli esami di maturità e dal grande Leonardo Sciascia. Ho preso lo spunto per classificare un po’ i protagonisti del nostro sventurato mondo pallonaro.

Diceva Sciascia ne “Il Giorno della Civetta”:

“Io ho una certa pratica del mondo. E quella che diciamo l’umanità, e ci riempiamo la bocca a dire umanità, bella parola piena di vento, la divido in cinque categorie: gli uomini, i mezz’uomini, gli ominicchi, i pigliainculo e i quaquaraquà”. Pochissimi gli uomini, i mezz’uomini pochi, ché mi contenterei l’umanità si fermasse ai mezz’uomini. E invece no, scende ancora più giù, agli ominicchi, che sono come i bambini che si credono grandi, scimmie che fanno le stesse mosse dei grandi. E ancora più giù, i pigliainculo, che vanno diventando un esercito. E infine i quaquaraquà. Che dovrebbero vivere come le anatre nelle pozzanghere, ché la loro vita non ha più senso e più espressione di quella delle anatre. Lei, anche se mi inchioderà su queste carte come un Cristo, lei è un uomo”.
È don Mariano Arena che parla. Rivolto al Capitano dei Carabinieri che aveva osato combattere il sistema.

Ed io, nei Graffi, certamente con molta immodestia, mi sento un po’ come il Capitano Bellodi del Giorno della Civetta. Dico ciò che penso. Segnalo malcostumi e reati finanziari. Con la speranza che serva davvero a cambiare qualcosa.
Non ho nulla da pretendere in cambio. Ricevo minacce, ma almeno sono una voce fuori dal coro.
Non nascondo la grande difficoltà nell’individuare “uomini” che abbiano dimostrato, nel calcio italiano, di avere le proprie idee e un percorso chiaro.
Il primo che mi viene in mente è Andrea Agnelli. Presidente della Juventus, odiatissima da tutti gli altri non juventini e certamente non simpatico (neanche a me, di colori molto distanti).
Però non c’è nulla da fare. La Juventus ha dentro il proprio DNA un progetto. Un’idea di vittoria a tutti i costi. E allora un bel benservito a Max Allegri. Allenatore preparato ed educato, stravittorioso nell’ultimo quinquennio, ma fallimentare nell’agognato torneo di Champions League. Eliminato dai ragazzini dell’AJAX, nonostante Agnelli ti abbia comprato l’uomo più forte del mondo (insieme a Messi). Spendendo centinaia di migliaia di Euro.
Caro Max, sei buono, ma hai vinto “solo” cinque scudetti. A casa!
Cruda realtà e modus operandi juventino.

Altro uomo vero? Vediamo un po’. Certo, uno juventino del passato. Quel Beppe Marotta che, passato all’Inter, si è trovato a dover gestire una patata bollente come quella di Maurito Icardi. Il più forte dei centravanti, ma presuntuoso. “Montato” dalla moglie-agentessa. Selfie e soldi a volontà: disciplina poca e rapporto con i compagni zero.
Io sono Icardi e voi non siete un c…o. Alla Marchese del Grillo maniera.
E allora ecco che il buon Mauro si è ritrovato senza fascia di capitano. Svalutato come giocatore (questo scontro con Beppe sarà costato 20/30 milioni di valutazione), ma non fa niente. Volete essere forti, dovete fare come facevo io alla Juve. Chi non si attiene alle regole va a casa.
Bravo Beppe, anche tu sei un uomo.

Per finire (e so di attirarmi le antipatie di tutti), anche Jim Pallotta va per me classificato fra gli uomini.
Mi dispiace, ma il mondo della Roma ha bisogno di un bel repulisti.
Daniele De Rossi, giocatore generoso e campione del mondo indimenticato, capitano romanista.
Sì, tutto bene, ma …
Caro Daniele, classe ’83 (quindi 36 anni) presenze quest’anno in tutto il Campionato e Champions League? Solo 18, di cui molte da subentrato. Infortuni a raffica, gol 1(dicasi uno) il tutto per uno stipendio di 5,5 milioni di Euro.

Mi dispiace, cara bandiera, ma difficile proporre un altro anno di contratto.

Facciamo a gettone, ogni partita 100.000,00 Euro (meglio che un pugno in un occhio).
“Ma no, non esiste, rifiuto”.

Vediamo se il nostro si accaserà in America come si dice. Ma non ce la sento di dire a Pallotta che non è un uomo.
E poi. Ancora una volta sarò contro-corrente. L’uscita di Totti non mi è piaciuta e sto dalla parte della proprietà.
Per carità. Totti è stato immenso. E’ il simbolo di Roma. Della Roma.
Certamente, vista la sua classe, avrà anche le doti per giudicare un giocatore.
Ma la “sparata”. Le dimissioni. La conferenza stampa al Salone del CONI (con un Malagò palesemente interessato). Non mi sono piaciute.
Ma perché non a Trigoria o negli Uffici della Roma?
Caro Pupone, se dici che prima di tutto viene la Roma, perché attacchi in questa maniera la dirigenza?
Ma davvero pensate che Pallotta non fosse in grado di trattenere Totti, dargli magari un ruolo tecnico più importante?
Le voci riferiscono di un ex giocatore abbastanza distratto. Poco lavoro e molto paddle.
Insomma. Forse un po’ più di umiltà e di spirito di sacrificio non avrebbero nociuto. Altro che la Roma prima di tutto.
Come calciatore Totti non si discute, ma come dirigente non so.
Pallotta, uomo vero. Totti, troppe chiacchiere e pochi fatti. A casa.

E passiamo agli ominicchi.
Qui c’è solo l’imbarazzo della scelta.
E non sarò tenero.
Il primo ominicchio che ci viene in mente?
Urbano Cairo, Presidente del Toro.
Ma Vittorio sei impazzito? Parliamo dell’uomo più potente d’Italia. Rizzoli, Corriere della Sera, proprietario di testate giornalistiche e di televisioni, presidente del Torino F.C.
E allora?
La questione dell’ex Direttore Sportivo Gianluca Petrachi non mi è affatto piaciuta.
Anche qui ho le mie fonti. Mi risulta che da mesi e mesi i rapporti fra i due non fossero più buoni (eufemismo).
Risulterebbe addirittura che i due non si parlassero più!

Ma il diesse con il Presidente deve essere sempre in costante contatto, come è possibile?
E allora, francamente, che Petrachi se ne volesse andare mi pare una logica conseguenza.
E tu che sei il Presidentissimo Cairo? Anziché riconoscere il buon lavoro fatto con una squadra arrivata alla soglia della Europa League (e che forse vi può entrare se il Milan viene escluso) e senza grandi investimenti , anziché stringergli la mano e augurargli buona fortuna, cosa fai? Cominci a dire, beh ma ha un altro anno di contratto, non lo voglio liberare …
Ma se non ci parlavi più da mesi!
Risulta ai “graffi” che Cairo abbia chiesto lo sconto di una mensilità e poi, dalla Roma: “datemi un giocatore …”
No Urbano, non si fa così.
“Casualmente” poi. Proprio sulla Gazzetta dello Sport (servizio a tutta pagina). Petrachi all’aeroporto che tornava insieme ai dirigenti della Roma, da una trasferta per campagna trasferimenti. Per screditarlo e metterlo in cattiva luce. Per bollarlo come traditore.
Ma dai Cairo, il tuo vate Berlusconi era un signore di stile e di comportamenti.
Avrai pur risparmiato uno stipendio da Petrachi e ottenuto un giocatore dalla magica Roma. Senza pagarlo.
Bravo, ma sei ominicchio. Mi spiace, niente classe.

Altro ominicchio in arrivo …
Parliamo di Mauro Balata, presidente (minuscolo) della serie B. Prima servitore del Magno Claudio (alias Lotito) e oggi sfiduciato dalle società che ne vogliono la testa.
Mio caro Balata, ma tu sei quello autore ed esecutore delle volontà di Lotito. Quello che ha ridotto da solo il format della Serie B, facendoci passare un’estate infernale.
Poi, più di recente, hai tentato di calpestare tutte le regole dicendo che i play-out non si dovevano giocare. Per salvare la Salernitana.
E ieri, all’ultima assemblea di Lega di B, di fronte alla rivolta delle società (stufe di una Lega senza identità e ad una sfiducia aperta) il caro Balata cerca di resistere. Niente dimissioni. Si resta attaccati alla poltrona.
Mio caro Balata, sei stato ominicchio, non hai avuto il coraggio di difendere le regole. Non sei credibile.

Oggi basta poco per rimandarti a casa. Devi fartene una ragione….

E arriviamo ai quaquaraqua.

Ma si dai lo sapete, sono loro. Il duo delle meraviglie.
“Gabri” e Francesco. Su di loro però non mi dilungo. Oggi. Ci sarà tempo e modo di ritornare sui tanti argomenti già trattati.
Li attende una estate che ridonda di avvenimenti. Importanti. Meglio ancora: determinanti. Da lunedì si (ri)mette in moto la “giostra”. Si perché il calcio italiano lo hanno ridotto a uno spettacolo da baraccone. Si (ri)comincia con i termini perentori sulle iscrizioni ai campionati. Parole ne hanno “spese” tante. Troppe. L’ennesimo fallimento è già in corso.  Alla faccia della tanto annunciata svolta epocale. Occorrono fatti non labili promesse.

Esiste un detto antico: “chiacchiere e tabacchiere ‘e ligno, o banco ‘e napule nun se ‘mpegna”.
Calza a pennello, per il duo delle meraviglie.
E’ tra i più immediati e semplici da comprendere. Mostra quanto siano vuote le promesse fatte con leggerezza e senza alcuna base.
Perché il tempo è galantuomo. Ricordatevelo.
Restituisce sempre tutto … a tutti!