IL CALCIO ITALIANO? ALLA RICERCA DEL TEMPO PERDUTO

    No cari amici, non sono nostalgico di Proust e non voglio fare l’intellettuale.
    Il titolo però mi mette un po’ di malinconia a guardare lo sfascio del nostro calcio e dei suoi governanti.
    Un disastro assoluto che è sotto gli occhi di tutti e fa una bella fatica il “nostro” Fulvio Bianchi di Repubblica a inserire in ogni articolo di “Spy Calcio” il solito elogio a Gravina “che sta lavorando bene”.
    Una volta “Spy Calcio” era una rubrica di riferimento per rivelarci i segreti della Federcalcio, della Lega di A, del CONI, …

    Oggi è diventata una sorta di elogio, perenne, alla governance federale e della Lega di C. Due carrozzoni inguardabili che, secondo me, saranno presto spazzati via.

    Ed allora io, con i miei “Graffi”, continuo liberamente a dire ciò che penso, non avendo padroni. Visto che, immodestamente, ho tirato fuori lo scandalo della elezione di Micciché in Lega un po’ prima degli altri, come ho puntato il dito sul razzismo nel calcio. Oggi tutti ne parlano senza che Gravina, nella realtà, abbia fatto alcunché per tentare di risolvere il problema, altro che lavorato bene…
    Allora visto che personaggi come Micciché, Stincardini, De Siervo sono “andati” aspetto, seduto sulla riva del fiume, che anche Gravina, Ghirelli e C. facciano la stessa fine.

    Perché il tempo è galantuomo.

    Perché la ricerca del tempo perduto?
    Semplice, perché io credo che persone oneste e capaci ce ne siano state e ce ne siano, che potrebbero ritornare a raddrizzare la baracca del nostro calcio.
    Lo spettacolo offerto dalla Lega di Serie A è lo specchio del Paese e del livello attuale dei Presidenti.
    Mi sono messo ad ascoltare, con santa pazienza, tutto l’audio della famosa assemblea del 18 Marzo dell’anno scorso. Quello delle elezioni di Micciché. Francamente mi sono cadute le braccia.
    I presidenti avevano già deciso in una precedente riunione di eleggere Micciché a nuovo leader, e si sa, mettere d’accordo 23 teste calde, come quelle, non è facile.
    Poi personaggi come Aurelio De Laurentis o Cellino o peggio il Magno Claudio (Lotito) è meglio perderli che trovarli.

    Di fronte alle ennesime incertezze, Malagò comprende che l’unanimità non si riesce a trovare più e, nonostante la parola data, forza la mano. Micciché sta in un ufficio attiguo ad aspettare di essere convocato.
    Comincia il “balletto” sulle modalità di voto, ma no facciamo per acclamazione, in modo che nessuno si tiri indietro.
    Che livello …
    Ben consapevoli che lo Statuto, le regole, per le elezioni non prevedano il voto palese, ma solo il segreto dell’urna, nel silenzio più assoluto del segretario Avvocato Stincardini (che quindi ha sostanzialmente avallato un falso ideologico) si vota con le schede, ma poi non si aprono …

    Un obbrobrio giuridico.

    Lasciamo poi perdere la strumentalizzazione di Gravina che, a distanza di oltre un anno e mezzo, fa aprire un’inchiesta a Pecoraro sulla elezione del Presidente di Lega. Per manifesta vendetta e per poter così metterci qualcuno a lui gradito o addirittura per andarci a fare il Commissario.
    No, mi spiace, non mi piaceva Micciché, in chiaro conflitto di interessi e certamente non un presidente super partes.
    Non mi piaceva Stincardini che come legale e segretario dell’Assemblea deve essere un tecnico garante delle regole. Non mi piace De Siervo, la cui registrazione sull’affrontare il problema del razzismo, “spegniamo i microfoni”, rivela il livello della persona, interessata al potere, ai soldi, ai diritti televisivi, ma non ai problemi di un mondo variegato e complesso come quello del calcio.

    È inutile aver licenziato Stincardini (non sentiremo la mancanza di un legale pronto a cambiare faccia a seconda della convenienza) caro De Siervo.
    Il livello è quello che è. Se per risolvere il problema del razzismo ritiene che basti spegnere le prove audio, non andiamo molto lontano.
    Ma poi questo attaccamento alla poltrona, così diffuso nel nostro paese, mi lascia sconcertato.
    Il Presidente Micciché è andato, le elezioni sono state una farsa, la grana dei diritti televisivi è al di là dall’essere risolta. Caro De Siervo, la governance della Lega è azzerata, puoi tornare a casa.
    E allora, alla ricerca del tempo perduto, forse presidenti come il moderato Beretta o Franco Carraro o il commissario Tavecchio, erano meglio di questi managers.
    Capiamo che la Lega di A è soprattutto un mondo di interessi, ma essere totalmente digiuni si è rivelato un bel flop.

    Certamente con un Carraro (auguri oggi è il suo compleanno) alla guida non si sarebbero svolte elezioni farsa fuori dalle regole. E anche il tanto vituperato Tavecchio (caso, di dimissioni spontanee, per il flop di una squadra di calcio mal allenata, più unico che raro nel nostro mondo politico) ha certamente lavorato in modo migliore e più concreto. Alla faccia dei “managers”.
    Sono i risultati che parlano.
    La Lega Nazionale Dilettanti è cresciuta nell’era Tavecchio in modo esponenziale ed è quello il motore del calcio giocato.
    Ed è proprio per quei risultati che le varie componenti federali avevano scelto il buon Carletto a Presidente federale. Non come l’attuale “Gabri”, nominato per mancanza di prove e che si è rivelato per quel che è, un piccolo traffichino.
    Dopo aver affondato definitivamente la sgangherata Lega Pro, ora sta riuscendo ad esportare lo stesso “modello” anche in Federazione.

    E allora, perdonatemi, viva il tempo perduto e i risultati, facciamo a meno di managers e chiacchieroni.

    Tavecchio ebbe l’intuizione di sponsorizzare Ceferin alla guida della UEFA. Quando tutti sponsorizzavano Michel Va Praag.
    Mai scelta fu più felice.
    Ceferin ha introdotto alcune regole ferree nella governance. Con il limite dei mandati sia per il Presidente che per i membri del Comitato Esecutivo.
    E ancora, sapete chi è candidabile nel Comitato? Solo le persone che abbiano una carica attiva nelle proprie federazioni!
    Capito, cari managers banchieri?

    Il mondo del calcio ha bisogno di gente capace. Di esperienza nel settore. Non di dirigenti improvvisati.
    Non a caso Ceferin nel 2019 viene rieletto. Unico candidato.
    E guarda caso, grazie Carlo Tavecchio, la partita inaugurale dell’Europeo 2020 si terrà a Roma.
    E guarda caso un membro italiano viene designato nel board della UEFA e poi vicepresidente. E guarda caso Evelina Christillin, come membro aggiuntivo Uefa, occupa un posto in consiglio direttivo della FIFA.

    Quindi caro “Gabri” tu non c’entri proprio niente. Né con gli Europei. Né con le cariche ricoperte in UEFA.
    Ascoltare le tue dichiarazioni su Ceferin e il VAR fa solo sorridere.

    Ora anche le pulci hanno la tosse.

    Oramai ti sei fatto conoscere, caro “Gabri”.
    Tu sei quello che spende soldi pubblici. Che piazza gli amici sulle poltrone. Che sperperi sul Salaria Sport Village. Che si prende amiche da Firenze per non svolgere nessun ruolo. Che assume i figli degli ex dirigenti. Che fa promozioni a pioggia per mandare avanti un baraccone che costa 40 milioni a stagione.
    Tu sei quello che nel mega programma elettivo (che nessuno ha letto, sei stato eletto per mancanza di prove, mica per i progetti) mettevi al primo posto le riforme dei Campionati.
    Caro Gabri, nulla hai combinato in questo disgraziato anno di governance, se non buttare soldi, riempire la Federazione di amiche e amici e non hai riformato un ben nulla.
    Del semiprofessionismo in Lega Pro non c’è traccia, i pesi elettorali sono sempre gli stessi, quelli della Serie A valgono meno di quelli della Serie C (!). Del Salaria Sport Village non sappiamo che farcene.

    Carlo Tavecchio quando è stato commissario in Lega di A aveva portato una possibilità (più corretto dire una certezza) di introiti per i diritti tv dal mondo arabo. Un contratto di dieci anni per oltre dieci  miliardi complessivamente. Tu caro Gabri, pensi a sperperare e basta.
    Risultati, caro Gabri, no chiacchiere.
    Non è forse un caso che il miliardario Arnault, che sta trattando il Milan, avrebbe individuato un nuovo CEO.

    In “Gabri”? Ma no! Ovviamente in Tavecchio.

    Auguriamo al buon Carletto che l’affare vada veramente in porto.
    Sarebbe una bella rivincita personale verso tutti i facili detrattori.
    Altrimenti suggerisco ai Presidenti di Serie A di pensarci a riportare Tavecchio al timone della Lega. O, alle componenti, di riflettere in modo concreto riportandolo in Federcalcio.
    Sarebbero finiti gli sprechi all’istante. Le raccomandazioni. Le chiacchiere vane. I figli piazzati al posto dei padri. Le amiche collocate alla Minetti maniera.
    E poi in Lega di A, no a banchieri e super managers.

    Ceferin insegna. Ci vogliono persone del mestiere.

    E qui mi viene in mente un altro nome: Mauro Balata.
    Si, il Presidente della Serie B, che si è riuscito ad imporre, in barba ai chiacchieroni. Ha portato il format a 19 lasciando gli imbroglioni a casa.
    Poi ha imposto il format della Serie B a 20 e ha fatto pesare in Federazione le decisioni della propria Lega. Difendendole con successo.
    Chiacchiere poche (vero Gabri) e cose concrete per le società. Tanto che sono tutti contenti. Alla faccia del “magno” Claudio.
    Vorrei rivedere (e non solo il solo) la Lega di A e la Federcalcio gestita da persone capaci, oneste, con conoscenza del proprio campo d’azione.

    “Siamo alla ricerca del tempo perduto”.

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