IL CALCIO E’ UNA COSA SERIA, NON SI IMPROVVISA

    Esistono diverse linee di pensiero che indicano quale sia la ricetta giusta per vincere nel calcio. A prescindere dalle varie filosofie, non si può fare a meno di una programmazione oculata, requisito che una società deve sempre avere se vuole crescere e raggiungere risultato. Nel calcio girano tanti soldi, come se bastasse solo il Dio denaro per vincere, ma per fortuna non è così.

    Il calcio è uno sport, è come tale si basa su dei solidi principi rappresentati dal duro lavoro e dalla meritocrazia.

    In Italia si basa tutto sul risultato finale. Conta soltanto vincere, senza se e senza ma. La gran parte delle società professionistiche, pensano che centrare gli obiettivi prefissati sia una cosa dovuta, quando invece si dovrebbe programmare e investire in maniera oculata.  Quando le cose non vanno bene, molti presidenti preferiscono additare le colpe agli arbitri o esonerare i propri allenatori. Fare calcio è una cosa seria, a farlo sono davvero in pochi.

    C’è troppa presunzione e poca competenza.

    Nel calcio italiano nonostante i ripetuti fallimenti degli ultimi dieci anni nelle competizioni europee, si preferisce perseverare e non trovare un modo per tornare ad essere per lo meno competitivi. Senza andare troppo indietro, è sufficiente focalizzare l’attenzione sull’ultima stagione, dove troviamo conferma di quanto abbiamo detto.

    Modelli come Atalanta, Sassuolo, Cittadella e qualche altro, non bastano purtroppo a risollevare le sorti di un intero movimento calcistico abituato ormai ad improvvisare e non a costruire .

    Soffermandoci sulla Serie B, vediamo come  il Monza di Berlusconi  vanta il monte ingaggio più elevato dell’intera categoria, addirittura uscito dai play off ad opera del Cittadella, che a differenza dei brianzoli ha il monte ingaggio più basso in assoluto.

    Questo fa comprendere che, nel calcio i soldi servono a poco se poi non sono abbinati da programmazione e idee. La presunzione di certi presidenti, per altro incompetenti in materia calcistica, spesso diventa un fattore letale per le loro società, condannate di conseguenza a fallimenti sportivi e non solo.

    Tra gli esempi più calzanti prendiamo il Cosenza del presidente Guarascio, retrocessa inesorabilmente, pagando a caro prezzo la mancanza di programmazione e investimenti oculati che avrebbero consentito ai rossoblu di imporsi in per diversi anni a livelli importanti.

    Fare calcio non è da tutti e tanto meno per tutti, ma purtroppo questo mondo sembra essere diventato terreno fertile per speculatori e amici degli amici. Il calcio quello vero, ha bisogno in primis di una forte struttura societaria, solida e ben organizzata, in grado di investire sulle strutture e lo scouting. Tutti requisiti che portano una società a centrare traguardi straordinari, sia sotto l’aspetto aziendale che sportivo.

    Vediamo oggi che la gran parte delle società hanno un forte passivo di bilancio, ancor prima dell’avvento della pandemia, anche questo è un dato indicativo. E’ facile spostare l’attenzione su altro quando le cose non vanno, in questo molti presidenti sono maestri. Nel calcio nulla non si improvvisa e tanto meno la fortuna è un’alleata fedele.

    Sono davvero poche le realtà del nostro movimento calcistico che hanno capito come arrivare in alto, mentre le altre continuano a perseverare nei soliti errori che stanno dirottando il calcio italiano negli abissi della mediocrità. Sarebbe ora che andassero avanti chi ha competenze, mettendo definitivamente fuori dai giochi speculatori e opportunisti che negli ultimi anni hanno preso il sopravvento, a discapito di chi sa fare calcio in maniera pulita e professionale.

    Non sappiamo se e quando il vento cambierà, quel che è certo c’è bisogno di una nuova mentalità per fare calcio. Al momento stiamo continuando ad andare verso una direzione sempre più sbagliata, da dove si rischia di non poter fare più ritorno.

    Leave a Reply

    *

    code