IL BUONO, IL BRUTTO, IL CATTIVO – UNA FIABA DI CALCIO IN TEMPI MODERNI

“Il buono, il brutto, il cattivo”. Il grande Sergio Leone avrebbe, di nuovo, materiale per farne una “replica”. Una bellissima trama ambientata a Rieti, questa volta, alla falde del Terminillo.
Non più un western classico, alla vecchia maniera. Si narrerebbe di una magnifica “fiaba” di calcio. Con una raccomandazione per la colonna sonora. Perché l’attuale “cattivo” spesso si lascia andare al turpiloquio. L’unica difesa che conosce sono le offese, le “parolacce”. Usa la bocca come una mitraglia (alla: ‘ndo cojo cojo). Meglio allora coprire la sua sgradevole voce con una dolce melodia.
Una società di calcio messa alla berlina. In mano a degli incapaci. Un’offesa per l’appassionato popolo sportivo di quel territorio. Attenzione però che si sono stancati!

Il “cattivo” esercita, ufficialmente, in altra piazza. Ambasciatore, senza portafogli, di un magno imperatore di tutt’altro spessore e capacità imprenditoriale. Ciò però non gli impedisce di coltivare amicizie ed interessi diversi. Una sorta di plantigrado che si poggia a diverse latitudini.
Collocare amici (e parenti) per poi guidarli da lontano. Imponendo scelte e risorse umane. Dirige caporali di poco conto. Dei si signore di nessuna utilità. Tanto che, alle falde del Terminillo, “piangono” sia la cassa che i risultati.

E il “buono”? Non si riesce a comprendere se lo è realmente o se ci fa. Sta a guardare. Inerme. Un Giano bifronte con diverse verità. A seconda dell’interlocutore. A parole disprezza la situazione. Racconta che altri l’hanno trascinato nel sentiero impervio di quel “bosco”. Con un ma. Non si stacca mai da quelle persone. Soggiogato, evidentemente, da chiavistelli a doppia, se non tripla, mandata.
Ed il “brutto”? In verità sarebbero più di uno. Quello che fa la “raccolta” usando il rastrello. L’altro che la “raccolta” la fa di fioretto, vantando rapporti particolari con un tipo di borghesia medio alta. Peccato che in questo tipo di attività si pensa pochissimo alla qualità. Ci si dedica, quasi esclusivamente ad argomenti più prosaici, ma molto convincenti.


Come spesso accade, in situazioni del genere, arriva il momento in cui le bombole di “ossigeno” a disposizione si esauriscono. Arriva il momento in cui la situazione sfugge di mani. Il “Buono” inizia a dare colpi di coda. Il “brutto”, se preferite i brutti non vogliono uscire di scena. Non se la sentono di rimanere a bocca asciutta dopo essersi alacremente attivati su più fronti. Come dire: nei patti il sostegno economico era più importante dei risultati.

Il “cattivo” non vuole essere coinvolto pubblicamente, ma continua a contattare e proporre materiale umano. Imprenditori (anche padri di calciatori), allenatori e calciatori. E’ il tentativo disperato di recuperare una situazione sfilacciata. Che ormai sfugge ad ogni controllo. Scalcia “il cattivo” anche nei confronti di media e di tutti coloro che si permettono di raccontare la “verità”.

Sì la “La verità” che come canta il grande Vasco, “si imbosca tra le nuvole”. Il “brutto” lo sa bene. “La verità” – narra sempre la voce armonica di Vasco – “rimescola le regole. Nessuno sa, se viene o se ne va. Non mette in mostra i muscoli, non guarda i film già visti, lei. Dov’è, come si veste, quanto costa, che cos’è, che faccia ha”.
La “verità”, di certo, è scomoda. Mai come in questo caso. Il “cattivo” lo sa perfettamente. Perché si è andati oltre ogni decenza. Il “buono”, il “brutto” ed il “cattivo” non sanno più su chi scaricare le responsabilità di quel fallimento sportivo. Il rischio di sporcarsi mani e faccia è più che probabile. Per tutti.

Come sempre accade in casi di questo genere, quando un club è in difficoltà (per non usare termini più perentori), riappaiono i soliti noti. Quelli che hanno fatto danni in altre piazze ed ora si propongono, alle falde del Terminillo, con “fantastorie” di nuova generazione.
Si perché il “buono” cerca compratori. La locandina è esposta a tutte le latitudini. Come se fosse facile trovare un investitore (scusate: un fesso) che mette soldi per “comperarsi” un debito. Perché questa è la realtà.

A meno che, perseverando nell’impossibile, non si candidi all’uopo qualche buon padre per mettere a posto tutte le …pratiche!

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