IL BINOMIO, CASALE – MICHELE PADOVANO, SI FARA’?

    L’attrazione per una storica gloria del calcio italiano. Il Casale campione d’Italia nel 1913-14. Ora in serie D. Dopo diversi anni passati tra serie B e serie C. Potrebbe consentire a una vecchia conoscenza del calcio italiano, l’ex attaccante di Napoli, Genoa, Reggiana e Juventus Michele Padovano, di tornare alla ribalta come dirigente sportivo.

    Dopo la breve e fugace esperienza da ds del Torino di Giovannone nel 2006. Binomio contrastato dai tifosi granata. Fecero letteralmente fuggire a gambe levate i due appena si presentarono in città spalancando cosi le porte a Urbano Cairo. Tuttora dominus incontrastato del club granata. Nel frattempo divenuto editore potente con l’acquisizione del Corriere della Sera e di La7.

    Quanto accaduto nel 2005 a Torino rischia però di ripetersi anche nella cittadina del Monferrato. I tifosi, non appena la notizia si è diffusa sui social e sulla stampa locale, hanno cominciato a rumoreggiare. A dichiarare senza mezzi termini di non gradire l’operazione.

    A peggiorare le cose. La constatazione che il principale artefice dell’operazione di cessione della società nerostellata è il suo stesso presidente, Giuseppe Coppo. Ottantenne titolare di un’azienda meccanica di Occimiano, in provincia di Alessandria. Alla guida della società dal 1998 al 2005 e ritornato nel 2017. Già in passato si era inevitabilmente macchiato immagine e curriculum presidenziale favorendo la cessione del Casale niente meno che a Roberto Goveani. Ex notaio, presidente del Torino nel 1993. Rilevato mentre versava in gravi difficoltà economiche anche se la cessione fu in seguito oggetto di indagine da parte della magistratura.

    Alla fine di quella stagione la società entrò in crisi arrivando a un passo dalla bancarotta. Poco dopo le azioni furono poste sotto sequestro dalla magistratura. Per irregolarità contabili e societarie. A ciò fecero seguito le dimissioni di Goveani dalla presidenza. Unite a capi di imputazione di concorso in bancarotta fraudolentafalso in bilancio e appropriazione indebita. Per i quali Goveani fu arrestato nel giugno 1994.

    Goveani divenne poi presidente della Nuorese nel 2004. Esclusa per irregolarità contabili ed amministrative dal campionato di C2 del 2008. Nel 2012 appunto rilevò il Casale su spinta di Giuseppe Coppo (che lo conosceva dai tempi del Torino, di cui era un piccolo azionista). Insediò alla presidenza il figlio Umberto, ma quell’esperienza durò solo sei mesi. La società venne ceduta ad un gruppo facente riferimento al romano Paolo Di Stanislao, che provocherà lo sfracello. Non solo del Casale, ma pure di Lanciano e Monza. Finirà arrestato per truffa.

    Ovvio quindi che i tifosi del Casale abbiano alzato le antenne. Ora che Coppo, presidente non proprio amatissimo dalla piazza. Da sempre in contrasto con buona parte della tifoseria. Non solo quella organizzata. Ha tirato fuori dal cilindro il nome di Michele Padovano. Quest’ultimo, a sua volta, è salito agli onori della cronaca a partire dal 2006, anno in cui ricoprì, da gennaio a maggio, l’incarico di dirigente sportivo dell’Alessandria. Venne arrestato nell’ambito di un’inchiesta della Procura di Torino su di un traffico di hashish. Accusato di avere un ruolo nell’organizzazione a delinquere che gestiva lo spaccio.

    Nell’ottobre 2011 il pubblico ministero chiese che a Padovano venissero inflitti 24 anni di carcere. Nel mese di dicembre successivo il tribunale lo condannò in primo grado alla pena di 8 anni e 8 mesi di reclusione. Poi ridotti a 6 anni e 8 mesi in appello. 

    A dire il vero Padovano si professò sempre innocente  («mi accusarono di avere finanziato un traffico di droga, invece ho solo prestato 40 mila euro a un amico d’infanzia che sarà stato pure un delinquente, ma resta un amico. Mi aveva detto che gli servivano per un debito…»). Ha scontato 3 mesi in prigione e 8 ai domiciliari, in attesa di giudizio. 

    Nel gennaio 2021 la Cassazione ha annullato le precedenti condanne e disposto che una nuova corte d’appello valuti la sua posizione .

    Il cammino per arrivare ad una sentenza sembra ancora lungo dunque. Il fatto che Padovano intenda trascorrerlo, occupandosi della gestione sportiva del Casale, non sembra proprio riscuotere i favori della piazza nerostellata.

    Soprattutto dopo che i tifosi hanno appreso da chi verrebbe finanziato il progetto dell’ex bomber bianconero. Soggetti legati alla Console & Partner’s. Nel 2020 apparirono come advisor di misteriosi soggetti interessati a rilevare il Toro (e che Cairo neppure prese in considerazione, neppure permise loro quasi di “pronunciare” il nome del Toro, tanto li riteneva scalcagnati). L’anno precedente, con la Banca del Sole, provarono a rilevare il Foggia Calcio. Salvo ritirarsi all’ultimo momento.

    A Casale gli animi si stanno scaldando. I tifosi sembrerebbero pronti a fare le barricate. Pretendono un presidente con un progetto che rilanci davvero il Casale dove meriterebbe di stare. Per la sua storia gloriosa. Anche se ultimamente relegata in serie D. Contestano apertamente le intenzioni di Coppo che, convocato dall’Amministrazione comunale per chiarimenti, neppure si è presentato. Ha lasciato basiti gli esponenti del Comune.

    La stampa locale è prudente. A parte il cronista di un noto bisettimanale cittadino che partecipa vivacemente ai dibattiti social difendendo a spada tratta l’attuale presidente. Imbarazzando persino il suo direttore preoccupato del rispetto della deontologia professionale che in realtà sembra venire meno.

    La stampa nazionale comincia a interessarsi della vicenda. Perchè il Casale è una delle glorie del calcio storico. Come la vicina Pro Vercelli, l’Alessandria o il Novara. Il famoso quadrilatero d’un tempo. Quello che conta otto scudetti. Qualche coppa. Diverse partecipazioni in serie A e serie B.

    I Graffi ne scrivono perchè sembra l’ennesima vicenda tristemente complicata di un anno nefasto. Appena un gradino sopra, in serie C, ha visto gli aberranti sviluppi delle vicende di società finite in mano a corsari squattrinati. Livorno e Trapani su tutte. Altre liberatesi appena in tempo, forse, dai sinistri appetiti di avventurieri a piede libero (Carpi) o miseramente fallite per l’incompetenza, la presunzione e l’incapacità manageriale dei propri dirigenti (Siena).

    Questa nuova storia si scrive ed è ambientata in serie D. Ma per il prestigio della società coinvolta fa lo stesso tanto rumore.

    Incrociamo le dita…

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