I centomila problemi dello stadio di Reggio Calabria

Enti comunali che devono far quadrare i conti. Società di calcio che tirano a campare. È il sintetico quadro presente in varie piazze del Mezzogiorno d’Italia. Non fa eccezione la blasonata Reggio Calabria, fino a 10 anni addietro in mezzo ai giganti della Serie A. “La squadra è lo specchio della città”, si sente spesso ripetere in riva allo Stretto. Ma in pochi muovono un dito per consentire una vera ripartenza: o alla città, o alla squadra.

Sabato scorso, in mattinata, c’è stato bisogno della firma da parte del sindaco Giuseppe Falcomatà, per consentire il regolare svolgimento di Urbs Reggina – Bisceglie il giorno stesso. Sul fatto che la gara si sarebbe giocata regolarmente allo stadio “Granillo”, non c’erano dubbi. Forse il parere negativo di Questura e Prefettura rappresenta una sorpresa, dato che per la Coppa Italia non erano emersi problemi. E considerando, soprattutto, che per iscriversi al campionato serve uno stadio a norma.

Ma sul fatto che il primo cittadino non avrebbe mai voluto passare alla storia come quello che fa perdere 0-3 a tavolino la squadra della propria città, solo qualche soggetto ansioso (o ansiogeno) poteva nutrire perplessità. Ciò evidenziato, adesso bisogna capire cosa sia accaduto ad un impianto che ha fatto la Serie A. E cosa vada messo in atto affinché le problematiche vengano risolte.

A Reggio Calabria, il problema delle strutture destinate alle attività sportive riguarda un po’ tutti. Storcono il muso quelle piccole società dilettantistiche, in attesa dei vari certificati di agibilità per potersi preparare chi nelle palestre, chi sui campetti di periferia. Ma questo è un altro discorso.

Torniamo allo stadio. Se esiste qualche problema legato alle condizioni della struttura, tale da non garantire l’incolumità del pubblico, significa che Falcomatà si è preso una grossissima responsabilità. E non si può sempre sperare nella buona stella, affinché non ci scappi l’incidente. Nulla di ufficiale, circa le motivazioni di Questura e Prefettura. Trapela, però, che per mettere a norma lo stadio intitolato ad un mitico presidente come Oreste Granillo, siano necessarie 100.000 euro.

E da quale pantalone verranno scucite? Nei primi anni del corrente secolo, la Reggina Calcio di Lillo Foti prese in gestione ventennale lo stadio. Riducendo al minimo i problemi. Creando la postazione per i disabili. Nella convenzione era prevista anche la creazione di aree commerciali interne, mai realizzate. Nel 2015, con la mancata iscrizione (seguita dal fallimento nell’anno successivo), uno stanco Foti non fece problemi a restituire le chiavi del “Granillo”. Chiavi che, però, non sembrano finite in mani sicure.

Già due anni fa, l’ok a disputare la prima gara interna di campionato giunse in extremis. E non era una partita qualsiasi: Reggina-Messina. Capienza ridotta, anche per i successivi impegni contro Catania e Cosenza. Lo stadio, nella stagione precedente, aveva ospitato gare di Serie D: questa la giustificazione addotta, in quella circostanza, per mascherare l’impreparazione.

La realtà è che da due anni l’amministrazione comunale invita, anche se solo a chiacchiere e non sotto forma di bando, la società dei Praticò ad assumersi la gestione dello stadio. Ci sono troppi problemi, l’impianto è vetusto: il manto erboso, spesso sotto accusa, in realtà è la punta dell’iceberg. Ci aveva visto lungo Lillo Foti, quando progettava un nuovo impianto di proprietà. In uno degli ultimi campionati disputati in B, con la stadio in gestione alla sua Reggina, aveva dovuto mettere mano al portafoglio per dei lavori urgenti in tribuna. Altrimenti, non si sarebbe potuto iscrivere.

Questo significa che chi, con intelligenza, capisce che il danno alla fine è il proprio, non sta lì con le mani in mano. In attesa siano gli altri a risolvere. Lo stadio è di proprietà del Comune di Reggio Calabria, è vero. Quando si affitta un appartamento si deve pretendere che funzioni tutto, è vero. Forse i Praticò non sono i migliori affittuari possibili, è probabile. Ma se ci si rende conto di non poter usufruire del bagno dopo aver preso possesso dello stabile, stare lì a lamentarsi e basta non è la soluzione.

La Urbs Reggina aveva chiesto alla Lega Pro, anche quest’anno, di iniziare il campionato fuori casa. Significa che erano consci di qualche problematica all’interno dello stadio. E se, da un lato, il sindaco non poteva di certo inventarsi un’ordinanza prima del parere degli organi preposti (motivo per cui ha firmato a poche ore dal match), dall’altro lato ci si deve rendere conto che la bacchetta magica non esiste. Il principale pensiero non può essere quello di consegnare la solita inutile targa al presidente avversario, ogni volta che si va in trasferta. Peraltro, bastava leggere i giornali per capire che difficilmente Morace, martedì scorso, si sarebbe trovato a Trapani per stare appresso a chi non resiste al richiamo della passerella.

Se Praticò pretende, com’è giusto che sia, di dover usufruire di uno stadio a norma e di poter aprire la prevendita a qualche giorno anziché a qualche ora dal match, ha tante strade. La più facile, è quella di lamentarsi e basta. Altrimenti, se il “Granillo” presenta tanti di quei problemi da non poter essere sistemati da qui fino a sabato, giorno del prossimo impegno interno col Monopoli, si individui un altro impianto. Uno 0-3 a tavolino non è più grave di un sindaco in galera.

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