I CALCIATORI FANNO BENE A PROTESTARE

    I calciatori fanno bene a protestare. A scioperare contro la cervellotica, iniqua ed inutile (per i fini che si propone) decisione assunta dalla Lega Pro.  Improvvisamente e senza concertazione con le altre componenti.

    Le liste a 22.

    I criteri per il minutaggio rappresentano un obbrobrio. Una discriminazione del tutto inaccettabile. I calciatori, a giusta ragione, protestano e bloccano il campionato. Isterica ed inappropriata la reazione del presidente della Lega Pro che parla di penalizzazioni. Di multe e sanzioni (ove non si dovesse scendere in campo domenica prossima).

    Dimostra tutta la sua inadeguatezza, l’ormai superato vecchietto da Gubbio (nella foto qui sotto).

    Non sa gestire un movimento che non è fatto solo di lustrini e di paillettes. Di comitati etici e “punto zero”. Di passerelle televisive e di interviste. Tutte cose alle quali ormai il Franceschino nostro è avvezzo ed oltremodo affezionato. Ha portato la Lega Pro ad essere un gran carrozzone fuori controllo. Ha saputo creare un “pastone” di tensioni pronte ad esplodere.

     

    Perchè se ora protestano i calciatori, a breve lo faranno anche i presidenti. Quando si accorgeranno (finalmente) che, dal mitico Ghirelli, arrivano solo farneticanti promesse e fiumi di parole. Il (fantomatico) semiprofessionismo. Gli sgravi fiscali. Maggiori risorse dal marketing di Lega e tutte le numerose altre balle che, con prosopopea ed una imperturbabile gran faccia tosta, sono state loro propinate per mesi. All’inverso di di tutto questo, i presidenti si trovano a dover fare i conti con un campionato che incomincia, tristemente, a porte chiuse. Senza incassi al botteghino. Con minori o nulli introiti da sponsorizzazioni. In ogni caso con la necessità di far comunque fronte agli impegni assunti. Pagare stipendi,contributi,tasse e quant’altro.

    BANNER_GRAFFI_SUL_PALLONE

    Non ci voleva un gran cervello ai vertici di Federcalcio e Lega Pro per comprendere ad Agosto che, vista la curva dei contagi in rialzo e la necessità di far ripartire le scuole, difficilmente il Governo e il CTS avrebbero acconsentito alla riapertura degli stadi.

    Esiste una incontrovertibile realtà. Il virus circola tuttora e lotta sempre contro di noi.

    Se sull’istinto di apparire e di far finta che “tutto va bene, madama la marchesa”, avessero prevalso lungimiranza e saggezza, si sarebbe compreso che pretendere di avere i tifosi sugli spalti a fine settembre non sarebbe mai stato possibile.

    A Novembre invece, con buona parte della popolazione vaccinata contro l’influenza e due/tre milioni di dosi di vaccino anti-Covid distribuiti (secondo le previsioni del Ministro della Salute), probabilmente sì. Anche senza allentare alcun controllo.

    Le squadre avrebbero ripreso più tardi. Si sarebbero risparmiato lo sperpero inutile di molti soldi. Per tamponi e rispetto di un  protocollo estremamente oneroso per i club della categoria. Ci sarebbe stato più tempo per sistemare il pregresso di una stagione malamente conclusa da poco tempo. Si sarebbe potuto organizzare meglio il prossimo campionato.

    Fanno bene i calciatori a protestare.

    Magari lo avessero fatto anche in altre occasioni. Per i mille e più motivi che rischiano di mandare a catafascio questo loro mondo.

    Un esempio? Perchè non protestare contro l’inerzia di Federcalcio e Lega che consentono a personaggi falliti (e faccendieri vari) di continuare a imperversare alla guida di società già decotte o che continueranno ad esserlo grazie al “genio” imprenditoriale di tali soggetti.

    La Lega Pro, fatte logicamente le dovute eccezioni, è divenuto un ambientino dove non si sa se a fine mese si porta a casa lo stipendio. Non si sa neppure  per quanto tempo. Dico che basta con gli stipendi non pagati. I contributi non versati. I ragazzi, senza soldi per mangiare, buttati fuori da case e alberghi. Non pagati da società sommerse da montagne di debiti.

    Basta.

    Di questo si dovrebbe occupare il tristemente noto vecchietto da Gubbio (Ghirelli) che non dovrebbe minacciare il sindacato calciatori. Sindacato che, almeno in questo caso specifico, fa soltanto il proprio dovere. E di questi tempi ed in questo sport, statene certi, non è certamente cosa di poco conto.

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