HA RAGIONE IL “MAGNO” CLAUDIO: LO SBARRAMENTO DEI “MAGNAGER” E’ INVALICABILE

Una prateria ad  uso e consumo di banditi della più disparata specie. Ormai la Lega Pro, in alcuni pessimi casi ormai sotto gli occhi di tutti, è ridotta ad un pascolo per lestofanti di ogni genere. Per affaristi senza scrupoli. Per spregiudicati speculatori e specialisti del riciclaggio di denaro. Per non dire addirittura di peggio. Questo è quanto emerge dalle cronache giudiziarie di questi giorni. Un evento rivelato, con dovizia di particolari, da reportage di prestigiose testate. Come i quotidiani del gruppo Qn o la Gazzetta del Mezzogiorno.

L’ultima clamorosa inchiesta della magistratura, riportata dalle cronache, rivela un intreccio di malaffare con al centro quale protagonista il magnate kazako Igor Bidilo. La cui attività di compravendita di attività commerciali, dal marchio storico, soprattutto nelle città di Siena e Milano e quella non meno dispendiosa in campo immobiliare è finita sotto la lente di ingrandimento della Procura della repubblica della città toscana. 

Il lettore si chiederà: “E che c’entra il kazako con la Lega Pro?” . Giusta domanda, alla quale rispondo prontamente. Perché tra gli indagati nell’ambito di questa inchiesta figura pure Salvatore Caiata, imprenditore della ristorazione. Proprio a Siena. Deputato, in quota Fratelli d’Italia e presidente del Potenza calcio.

Caiata è accusato di reati fiscali. Riciclaggio e autoriclaggio. Dopo alcuni affari in Toscana. Con quel denaro, secondo la magistratura, avrebbe finanziato il calcio, il suo Potenza. Al punto che il pm ne avrebbe richiesto l’arresto (ai domiciliari). Oltre al sequestro dello stesso Potenza. Richieste però respinte dal Gip. Che ha riscontrato una certa carenza nell’argomentazione del pm. Il quale non avrebbe spiegato in quale modo le operazioni oggetto d’indagine avrebbero prodotto plusvalenze fittizie. La Procura di Siena ha comunque iscritto nel registro degli indagati anche il Potenza. Oltre ad un’altra società commerciale in capo a Caiata e naturalmente sta approfondendo le indagini sul patron dei rossoblu. Il che non esclude che a fronte di nuove prove il Gip non riveda la sua decisione. 

Caiata ha mostrato di essere molto colpito dall’indagine in corso. Al punto da rimettere nelle mani di Giorgia Meloni il suo mandato da segretario regionale della Basilicata di Fratelli d’Italia. Pur respingendo le accuse e professandosi innocente.

Sia chiaro, nessuno è colpevole fino a prova contraria e fino al terzo grado di giudizio previsto dal nostro ordinamento giudiziario. L’inchiesta della Procura di Siena è però roba seria. Avviata a fine 2018 è stata condotta con rogatorie internazionali. Intercettazioni telefoniche. Informatiche e ambientali. Forse avrà bisogno di un pm più accorto, viste alcune decisioni del Gip, ma di sicuro non è acquetta.

Coinvolge peraltro, sempre in qualità di indagato, anche un altro esponente calcistico di primo piano. Il direttore generale del Siena Andrea Bellandi. Difeso sino a qualche giorno fa dall’avvocato Luigi De Mossi, prima che si sollevasse un moto di indignazione. Perchè De Mossi è pure sindaco di Siena. Nell’indagine starebbero emergendo  vicende che interesserebbero anche la pubblica amministrazione. Che renderebbero quantomeno inopportuna la presenza del sindaco come avvocato difensore di un indagato.

Peraltro De Mossi è colui che la scorsa estate , in quanto sindaco, scelse quale progetto conforme ai criteri di affidabilità finanziaria e sportiva da presentare alla Federcalcio. Il tutto per consentire l’ammissione al campionato di serie D della nuova società di calcio del Siena. Valutando positivamente il piano presentato dal gruppo armeno che, subito dopo aver ricevuto il gradimento, ha scelto come proprio direttore generale proprio il Bellandi. Ora indagato in questa inchiesta che, Caiata a parte, ricordo coinvolge realtà imprenditoriali della città toscana.

Insomma un grande impiccio. Una matassa imbrogliata di rapporti gelatinosi. Un minestrone di personaggi e affari che non sembrano proprio cristallini. Sui quali la Procura della Repubblica di Siena sembra abbia ancora molto da dire.

Naturalmente, il fatto che l’inchiesta coinvolga pure il Potenza non fa piacere. Anzi aumenta il senso di angoscia per le sorti di un mondo, quello del calcio di Terza serie, che, come dicevo all’inizio ,ormai da anni è teatro anche di vicende devastanti.  Fatti che hanno per protagonisti presidenti spregiudicati e dai comportamenti rilevanti per il codice penale.

Ai fatti drammatici di Livorno, alla situazione sull’orlo del tracollo della  Sambenedettese. Come altre che, sotto traccia, si stanno delineando in certe piazze del Nord e del Centro-Nord. Ora si aggiunge la questione del Potenza, che ha sulla propria testa, come una spada di Damocle, una richiesta di sequestro. Per ora respinta dal Gip, ma che a fronte di nuove prove, o miglior argomentazione delle precedenti, potrebbe essere ripresentata dal Pm ed accolta. 

Silenzio assoluto su tutta la vicenda da parte delle istituzioni del calcio, ma del resto cos’altro attendersi? Chi dovrebbe vigilare (Covisoc) andrebbe a sua volta vigilato. Per manifesta incapacità. Al di là delle chiacchiere e delle minacce nei confronti di chi scrive quello che non sanno fare, ma che fanno finta di fare. 

Alla resa dei conti debbo quindi pensare che ha ragione il “magno” Claudio” quando sostiene che contro i “magnager” non c’è nulla da fare. Hanno eretto uno sbarramento invalicabile.