GRAVINAVIRUS…fuffa, passioncelle e manovrette

    In questi tempi di per sé già difficili non bastavano le epidemie, i crolli in borsa, l’incapacità dei politici.
    Anche nel mondo del calcio tutto sembra contaminato dal “Gravinavirus”.

    Vi state chiedendo, certamente, di cosa si tratta.

    Un virus letale, composto dal 50 per cento di fuffa. Dal 30 per cento di sindrome per il sesso femminile e dal 20 per cento di manovre e manovrette. Tutto per cercare di rimanere, il più possibile, attaccati alla poltrona. Tipo, per portare un esempio, quelli che hanno il fondo schiena a forma di ventosa.

    Mo’ mi ci avete messo e io non mollo, proclama Gabri (qui sotto nella foto).

    E allora, anziché dare un segno di autorevolezza, di solidità della Federcalcio rispetto ai campionati organizzati dalle Leghe, mi riferisco alla Lega di A e di Serie C (perché Balata fa parte di un altro mondo, in quanto ascolta le proprie società e cerca di fare il meglio per tutte, un pazzo scatenato), si passa il tempo a brigare. Ad organizzare incontri. A cercare di promettere, a chi attualmente rappresenta l’Associazione Calciatori, ancora poltrone e potere. Tutto in modo da tentare un nuovo “golpe”.

    Nella sostanza. Nessuna visione. Nessuna riforma all’orizzonte. Solo confusione.

    Nei Graffi sono solito documentarmi e parlare a ragion veduta. Non posso allora non ricordarmi che il Gravinavirus, con tutte le sue componenti di fuffa e passioncelle per il gentil sesso, era già presente ai tempi della Lega Pro. Ridotta a Serie c (minuscolo) dalla sua gestione.

    Ripassiamoci allora una bella intervista, rilasciata dal nostro eroe il 4 gennaio 2016. Subito dopo la sua elezione in Lega e la battaglia finalmente vinta sul grande vecchio Macalli.

    “ROMA – Il 4 gennaio Gabriele Gravina si è insediato ufficialmente alla guida della Lega Pro dopo aver vinto le elezioni del 22 dicembre.
    Presidente: com’è la situazione poco più di dieci giorni dopo la “presa di possesso” della poltrona della Lega di Firenze?
    «Sinceramente? Sono sommerso dai problemi… E’ una fase in cui ho portato avanti una grande ricognizione sul territorio e all’interno della Lega. Un lavoro che deve portare alla preparazione del consiglio direttivo in programma la settimana prossima e all’assemblea di Lega fissata per il 4 febbraio. I primi 30 giorni, come da tradizione, sono intensi e importanti».
    Però la prossima stagione già incombe e c’è molto da definire…
    «Verissimo: il prossimo appuntamento è già a luglio e noi dobbiamo portare all’attenzione delle società, in tempi rapidi, le regole per la stagione che verrà. E la questione prioritaria è capire quale sia la sostenibilità che possiamo permetterci».
    Significa che non è scontato il mantenimento del “format” con 60 squadre?
    «Potrebbero essere pure di meno a causa delle criticità, ma anche per scelta. Intendiamoci: la base di partenza è quella di fare riferimento alla regola che prevede il format di 60 squadre, poi però è indispensabile tenere conto della realtà e, quindi, interrogarsi. La sostenibilità economica e gli effetti dei processi legati al calcioscommesse ci consentono di mantenere quel numero».
    Insomma, le regole non sono, come dire, blindate…
    «Dobbiamo partire da quelle per poi capire se siano sostenibili anche in relazione al futuro che vogliamo costruire. La realtà non deve essere legata o condizionata da un numero, bensì ai valori cui ci riferiamo e che vogliamo trasmettere, alle risorse di cui disponiamo e ai progetti che intendiamo portare avanti. E’ evidente, però, che su tutto questo l’ultima parola spetta all’assemblea».
    Logico. Ma è lei che deve imprimere l’indirizzo: ci spieghi la sua idea di “mission” per una Lega Pro più moderna…
    «Una mission di qualità nella formazione e di valorizzazione delle risorse non solo economiche. Dovremo accrescere la nostra dimensione sociale e di attenzione ai giovani senza, ovviamente, dimenticare il grande problema delle scommesse. L’immagine del movimento non è più in grado di sopportare altri scandali o “zone grigie”: dobbiamo avere il coraggio di alzare i tappeti e togliere la polvere nascosta lì sotto».
    Il progetto di valorizzazione passa anche attraverso l’apertura alle seconde squadre nei vostri campionati?

    «Sì: io spero di poterle inserire in tempi rapidi. L’intenzione è di pubblicare entro aprile il bando per l’adesione che sarà consentito solo alle società in ordine con le licenze Uefa e con quelle nazionali. Per ora, lo spazio per sei club già c’è. Stabiliremo dei paletti entro i quali dovranno muoversi i club che aderiranno. Per esempio quelli relativi agli spazi di intervento e ai “pesi” in assemblea, per evitare ogni rischio di colonizzazione. E poi sulla partecipazione alla distribuzione delle risorse. Paletti chiari per un obiettivo concreto e utile al movimento».
    Quale?
    «Consentire alla nostra Lega di aprirsi all’esterno e di andare sempre più verso la valorizzazione dei giovani di qualità. Basta con queste assurde regole sui limiti anagrafici che servono soltanto per ottenere i contributi a prescindere dalla qualità dei giocatori impiegati. Senza dimenticare i danni per molti ragazzi usati e poi scaricati».
    Il progetto seconde squadre, dunque, è pronto per essere lanciato?
    «Vorrei già partire dal prossimo campionato: le opportunità ci sono».
    Crede che le componenti della sua Lega siano pronte?
    «La Lega Pro viene da sei mesi di tensioni in cui si è discusso di tutto – dai bilanci alle registrazioni – meno che di progetti. Basta parlare di passato, adesso occupiamoci di futuro».
    Una delle ricchezze della Lega Pro è sempre stato il legame con il territorio…
    «E dovrà tornare centrale attraverso la realizzazione di un prodotto appetibile. Vogliamo riavvicinare i giovani e rinforzare gli anticorpi contro le frodi. E poi bisogna elaborare un format tv che tenga conto delle enormi differenze di abitudini, della concorrenza dei grandi eventi, delle difficoltà logistiche».
    Scusi la franchezza: visto che è stato già eletto, la speranza è che la voglia di riportare il calcio al centro del progetto sia reale e non un programma elettorale…
    «Guardi, non è che si deve cambiare perché adesso ci sono io. Si deve cambiare perché ce lo chiede la gente, i tifosi. Basta pensare che questa componente abbia un peso solo perché pesa per il 17 per cento in Consiglio federale, bensì per il suo profilo progettuale e per la sua funzione in tutto il sistema».
    Ecco l’altro grande tema legato alla sua elezione: lei ha insistito per evitare di essere inserito in qualsiasi schieramento legato all’elezione del prossimo presidente federale. Conferma questa indipendenza di giudizio?
    «Ora pensiamo a costruire e, a tempo debito, valuteremo: chi vorrà sposare la nostra filosofia di cambiamento sarà il candidato ideale. Non nego di essere preoccupato dal compito che mi aspetta, soprattutto se resta il distacco tra le società e il mondo federale… Ma io sono tenace e, soprattutto, voglio sia chiaro che deve cambiare la prospettiva con cui è considerata la Lega Pro: non più solo una “quantità” per arrivare al mitico 51 per cento nell’elezione del presidente federale, ma una risorsa per tutto il nostro calcio».”

    A rileggere l’intervista con tanto di programma elettorale (fuffa dilagante), gli inutili proclami, le seconde squadre(!!!) viene da scompisciarsi dalle risate.
    Come siano andate le cose negli anni di Gravina in Lega Pro è, purtroppo, storia.
    Oltre ad aumentare i dipendenti in maniera esponenziale, nulla è accaduto per le povere società.
    Sponsor promessi. Aumento dei diritti televisivi. Riforma dei format, nada de nada. Anzi no, le seconde squadre che dovevano servire a risollevare i gironi con soldi freschi e mantenere il format, quelle si che si son fatte.
    Ben una (diconsi una) squadra partecipante.
    Un successone…

    Un periodo, quello di Gravina in Lega Pro, senza un sussulto. Senza un tentativo di riforma. Senza uno sponsor.
    Il tutto condito con gravi omissioni (di rilevanza penale) riguardanti la mancata costituzione di parte civile contro Macalli. Che ha consentito al grande vecchio di Crema di evitare una condanna per difetto di querela. E nessuno mi leva dalla testa che in cambio Macalli abbia poi brigato per le elezioni federali. In un patto scellerato di scambio. E sul punto io dei “Graffi” lo sfido.

    Consapevole che non arriverà mai una replica, o qualcosa di più concreto ed esplicito.

    Riflettendo, una svolta c’è stata (vedi percentuale nel Gravinavirus). L’avvento in Lega Pro della fascinosa avvocatessa Faggi.
    Un legale senza alcuna esperienza di diritto sportivo, ma che evidentemente aveva altre qualità professionali.
    Del resto la ragazza è del 1983, mentre Gabri è del ’53. Trent’anni di differenza….Una volta entrata in confidenza con il Presidente, la new entry di Lega Pro, impazzava per gli uffici. Ha poi ribattezzato Gravina con il famoso diminutivo di “Gabri”. Il nomignolo con il quale è oramai conosciuto nei palazzi dello sport.

    Per fortuna Gabri se l’è poi portata poi in Federazione. Anche qui sta cercando di imperversare.
    Ma dove? All’ufficio legale giustamente non ce l’hanno voluta, avendo un bel lavoro da sbrigare.
    Nessuna paura, il neo presidente federale l’ha nominata risk manager. La fanciulla staziona prevalentemente in Presidenza. Spesso la si vede anche a Via Campania. Nei palazzi della Giustizia sportiva ben noti a Gravina.

    La Signorina Faggi si dovrebbe occupare dei rapporti fra Federcalcio e Giustizia sportiva (che dovrebbe essere autonoma e ben distante da Via Allegri , ma queste sono sensibilità sconosciute all’attuale governance)
    Del resto con uno stipendio da 130.000 euro all’anno si può pure non fare niente….

    Ci sarebbe però da spiegare al Collegio Sindacale come sia giustificabile uno stipendio da oltre 10.000 euro al mese per una persona senza arte né parte.
    “Gabri”, se vi serve un vecchio dirigente sportivo all’Ufficio stampa e mi assicuri che non finiamo in galera, con quello stipendio io vengo…

    Il Gravinavirus per i rapporti con le donne è sempre stato fortissimo. Il tallone d’Achille del nostro Gabri, sin dai tempi dell’Under 21 e delle ristrutturazioni immobiliari fatte con la Federcalcio srl.
    La storica fidanzata, una donna molto piacevole e di cultura, è stata oramai abbandonata e relegata in un ufficio di rappresentanza della Federcalcio. Altro che risk manager.
    Purtroppo il Gravinavirus è estremamente contagioso e non lascia scampo.
    Ne è stato contaminato, in modo definitivo ed indelebile, anche l’attuale presidente di Lega Pro.

    Ha tutti i sintomi.

    Quanto al 50 per cento di fuffa il vecchietto di Gubbio è maestro.
    Storiche le dissertazioni sui pulmini e sulla Lega dei Campanili.
    I presidenti vogliono comprendere come poter tirare avanti e questo li riempie di niente.
    Quali incentivi sono previsti a breve, per esempio. Senza dover citare la defiscalizzazione che oggi è scomparsa, come è scomparso lo sciopero.
    Questo ha fermato i campionati (creando danni economici per le trasferte e alberghi cancellati) invocando provvedimenti dal Governo, che gli ha invece fatto una bella pernacchia.
    Anziché  andarsene all’istante, come promesso nel suo programma elettorale, continua a martellarci con la morale, con il codice etico e quanto altro gli passa per la testa.
    Il Gravinavirus ha ghermito anche lui. In considerazione del fatto che regala 200 mila euro ad un raccomandato incapace. Figlio di amici.

    Per non farsi poi mancare nulla ha assoldato (anche lui) una giovane e bella fanciulla, la signorina Francesca Buttara alla quale, per curare i rapporti istituzionali (?), assegna uno stipendio di 65.000 euro all’anno. Ma che li fanno con il copia e incolla questi dirigenti?

    Per chiudere con il Gravinavirus questi due passano il tempo a brigare per cercare di rimanere abbarbicati a “quelle” poltrone.
    Gravina, beneficiato da una nomina per mancanza di prove e messo lì perché non rompesse troppo, passa il tempo con Umberto Calcagno. Candidato Aic a succedere al silente Tommasi. Risulterebbe, per di più, che negli ultimi tempi lo stesso Calcagno sia accompagnato, in visita alle squadre di Lega Pro, dal vecchietto da Gubbio. Voglio accertarmene, rispondesse a verità puzzerebbe di inciucio inaccettabile.

    Purtroppo per loro, però, Calcagno (della vecchia nomenklatura col K) ha un valido avversario e oppositore.

    Una figura altamente rappresentativa. Di grande spessore. L’indimenticabile campione del mondo Marco Tardelli (qui a fianco nella foto). Finalmente un po’ di aria innovatrice anche tra i calciatori. Se ne sentiva da troppo tempo la mancanza.

    Gravina e Ghirelli, invece di rendersi conto della situazione. Degli stadi chiusi. Delle riforme mancate. Dei format immutabili e dei pesi elettorali da non toccare. Passano il tempo a fare riunioni e inciuci.

    Il pensiero del Gabri? Un po’ di Aic. Un po’ di Aia. Un po’ di allenatori. Quel che resta della Lega Pro. Qualche presidente della Lega autonoma di Serie A e il gioco è fatto. Ce la possiamo anche fare.

    Nel dubbio però, sai che faccio, prima ci sono gli europei. Poi devono fare le elezioni tutti gli altri. Io l’assemblea elettiva la convoco a Marzo del 2021. L’ultima data utile.

    Vi prego no, Gravinavirus, non ce la faccio. Assistere a un altro anno di fuffa, di ragazze e di inciuci.
    Quando abbiamo invece bisogno di una governance vera.

    Fate una bella cosa. Andate a casa. Ma veramente. Per favore….

    Nella foto di copertina un recente momento di grande condivisione tra Gravina e Ghirelli

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