GRAVINA, NUN TE REGGAE PIÙ

Mi sono permesso di evocare una storica canzone di Rino Gaetano. Indimenticato cantautore che attaccava, con ironia feroce, tutti i partiti della prima Repubblica (DC, PSI, PCI, auto blu).
Sono sicuro che il grande Rino oggi potrebbe scrivere e inserire ancora, nel calderone da mandare al macero, l’odierna Federcalcio di Gabriele Gravina.

Promesse infinite, autoreferenze, imbucati e amiche, stagisti a volontà. Iniziative a dir poco imprudenti, come quella del Salaria Sport Village.
In questa gestione da piccoli faccendieri. Senza una visione. Senza un programma vero, fatto di sole chiacchiere. Anche il “coraggio”, la spudoratezza di ricandidarsi per una eventuale rielezione.

A Gravina la Raggi gli fa un baffo …

L’annuncio della ricandidatura, da me anticitapata mesi fa, è stato affidato a Fulvio Bianchi di Repubblica, buon amico dei Graffi, ma anche un po’ troppo a servizio di Ghirelli (suo amico) e quindi di Gravina.

Francamente caro Fulvio, ti conviene lasciar perdere quelle espressioni, sul tuo “Spy Calcio” di Repubblica, dove riesci a dire di Ghirelli e di Gravina che “stanno lavorando bene”.
Ci vuole coraggio, ho troppa stima della tua intelligenza, per non comprendere che non ci credi neppure tu, a quello che scrivi.
Ti aspetto quindi, per leggerti in modo più sincero e critico.
Guarda che saresti in buona compagnia. Perché il baraccone organizzato da Gravina & C. sta facendo acqua da tutte le parti e l’opinione pubblica si è bella che stufata di questi personaggi.

Basta leggersi l’editoriale di Sebastian Donzella su TuttoC.com del 30 Ottobre scorso che riporto, ove vi fosse sfuggito:
“Fare il presidente di Serie C non è un mestiere facile. E’ qualcosa a metà fra la solidarietà e il mecenatismo, visto che i soldi immessi dai patron nel sistema sono tanti ma quelli che fanno il percorso inverso sono pochissimi. Non è una novità, da anni e anni il dibattito sui costi della Serie C è sempre lì, ben presente. Ma fa specie che un big come Galliani, che dà lustro alla terza serie insieme al suo Monza, definisce “eroi i presidenti di Serie C che tengono in piedi un sistema strutturalmente in perdita”.

In C, insomma, se sei big vuoi scappare. Non solo perché, come è giusto che sia, la Lega Pro ti sta stretta. Ma anche perché gli investimenti sono tutti praticamente a fondo perduto. Il Monza, per intenderci, ha speso più di 10 milioni di euro. Soldi che, rimanendo in C, non vedrà più nemmeno col binocolo. Soldi che, salendo in B, riuscirebbe in parte a recuperare già nella prima stagione.
Abbiamo detto Monza ma avremmo potuto dire, in ordine sparso, Catania, Ternana, Vicenza, Bari e via di questo passo.

L’appeal della C, insomma, si regge sulle disgrazie (sportive) altrui. Dei club che saltano in aria e ripartono dalla D o di quelli che retrocedono a sorpresa dalla B. Perché se è vero che la mission della Lega Pro è il formare giovani di qualità, gli stadi li riempi con i grandi nomi. Di società e di calciatori. Con quest’ultimi che, sempre più spesso, preferiscono la quarta serie, vista la mole di tasse dei professionisti.

Attenzione, però. Guai a dare tutte le colpe, semplicisticamente, all’attuale governance. Perché se il governo non vara il semiprofessionismo, c’è poco da fare. Anzi, qualcosa c’è. Protestare e bloccare tutto. Per evitare il prossimo, inevitabile, addio (o, nel peggiore dei casi, fallimento) di una qualsiasi delle società di terza serie. Che resistono finché possono. Sperando in un posto in B.”

E allora le verità raccontate da Ghirelli, sulla Lega dei campanili e dei pulmini sono solo frottole.
Non le può venire a raccontare a noi e ai poveri presidenti di Lega Pro, che aspettano da anni le tanto annunziate riforme. Il semi-professionismo. Tutte balle.
La realtà è quella che ci descrive il giovane e preparato Donzella. Basta con le chiacchiere.

Questo incensare continuamente Gravina, è diventato stucchevole.
Forse, come da me già riportato su questo blog, il grido “follow the money” (segui i soldi) non è stato mai tanto azzeccato.
Lo sapete cari lettori, quanto ha liquidato, la Lega Pro, al Signor Ghirelli dopo che il Tribunale del Lavoro lo ha reintegrato come Direttore Generale?
Quello del licenziamento di Ghirelli è stato l’ultimo capolavoro dell’era Macalliana.
Pensate che qualcuno abbia promosso azione di responsabilità contro l’ex presidentissimo (minuscolo)?
Ma no, dai Vittorio, ma statti buono. Tanto paga Pantalone, cioè i presidenti di Lega Pro.

Le cifre sono abnormi:
– € 102.294,00 a titolo di indennità risarcitoria;
– € 96.794,88 per retribuzioni maturate;
– € 9.743,02 per ritenute da rimborsare
Per un totale di € 208.831,90.
Beh, non male per un pensionato.
Naturalmente aspetto di essere smentito …

Ah, dimenticavo. Dopo questa transazione il nostro è stato reintegrato come Direttore Generale. La retribuzione?  10.000,00 euro al mese (lorde).
Vi chiederete chi ha firmato l’accordo, la reintegra ecc.
Ebbene si, il nostro bel Gabri. Avete indovinato.
Si possono allora spiegare i caramellosi elogi a Gravina. Sono proprio disinteressati…

Dicevo, caro Fulvio, il Gabri ha stufato (finalmente) e il mondo del calcio se ne sta accorgendo.
In primis la Lega di Serie A. Il motore unico del calcio italiano. Attraverso Aurelio De Laurentis e Massimo Cellino che  non capiscono a che serve questa Federazione, che spende 40 milioni per il “non” funzionamento e che non riesce ad organizzare un sistema arbitrale credibile. La lega di serie A, con una gestione del VAR inaccettabile, ha finalmente detto che non se ne può più.
Allora è vero. La Serie A è in litigio perenne.

Che la stessa oggi valga il 12% in Assemblea Elettorale, quindi meno della Lega Pro, fa ridere. E’ ora di cambiarli questi benedetti “pesi”.
Del resto, questa riforma era presente anche nel “mega galattico” programma di “graviniana” fattura. Tutte balle. Solo tutte ipotetiche proposte rimaste tali.
Le uniche cose realizzate sono state: portare la intima Faggi in Federcalcio e sistemare gli amici degli amici, con stipendi da favola.
Sappiamo che domani al Consiglio Federale è all’ordine del giorno…
Mi auguro: la rivisitazione dei protocolli VAR? La riforma dei pesi delle componenti? Nuove sponsorizzazioni? Ma no Vittorio, ma cosa dici.

Siccome Sport e Salute ci ha regalato 6,3 Milioni, non previsti, sfreghiamoci le mani. Dobbiamo “rimodulare” (è scritto proprio così all’ordine del giorno) il budget 2019.

“Rimodulare?”.

Non so cosa voglia dire per il Gabri, ma, visti i precedenti, nulla di buono all’orizzonte.
Sappiamo tutti, almeno i nostri lettori (visto che il Collegio Sindacale Federcalcio “dorme”) che il budget 2019 Federcalcio si era chiuso con la previsione di un bel MENO 9,1 Milioni. Viste le spese pazze, i managers assunti, il Salaria Sport Village e altre necessità di “graviniana” memoria.
Ora con questo tesoretto regalatoci da Sabelli, possiamo ripianare un po’. O meglio “rimodulare” come ha scritto Gabri all’ordine del giorno.

Cari signori, state attenti a quel che fate.

Il Consiglio Federale e i Comitati di Presidenza dovrebbero coadiuvare nella preparazione di tutti gli atti di natura contabile e gestionale (articolo 25 dello Statuto Federale).
E allora attenti perché è vero che il Comitato è composto da Gravina (naturalmente) dal Vicario Cosimo Sibilia (coraggio) e da Francesco Ghirelli (buonanotte), ma c’è anche Claudio Lotito.

Il “magno” Claudio stavolta si deve far sentire. Per rispondere alle esigenze della Serie A che è stufa di fare da trascinatore di questo inutile carrozzone federale. Così come, in rappresentanza, hanno richiesto De Laurentis e Cellino.
Ma poi, amici della governance del pallone, attenti ad assecondare Gravina in questi sperperi continui.

Guardate che i soldi elargiti da Sport e Salute, sono soldi pubblici.
Quindi da destinarsi a finalità istituzionali, non a retribuire le amiche e gli amici.
Non voglio fare, qui, una dissertazione sulla natura della Federcalcio. Queste discussioni le lascio ai giuristi.

Tuttavia, caro Gabri, stai molto attento perché il TAR del Lazio (con la nota sentenza del 2018 numero 4100) e poi anche il Consiglio di Stato hanno chiarito che ad esempio, in materia di appalti, occorre seguire l’iter pubblico. Quindi non puoi fare come ti pare.
Del resto anche nello Statuto del CONI è previsto il controllo dell’utilizzo dei contributi pubblici presso le federazioni.

Allora qualcuno mi spiegherà come sia possibile spendere 40 milioni di Euro per fare  (non) funzionare il baraccone federale e come verranno utilizzati i “soldini” regalati da Sabelli.
Riforme no, cambiamenti no, rispetto del decantato programma no. Almeno attenti a come spendete le risorse pubbliche.

Quindi, caro Fulvio (Bianchi) smettiamola di incensare chi non è difendibile e che si vuole ricandidare. Dai un’occhiata anche tu al Fatto Quotidiano di oggi. All’articolo di Paolo Ziliani dal quale partono alcuni “missili”, poco piacevoli, per il Gabri.
Qui si parla di picciotti che “hanno rimesso in strada il carrozzone finito nel burrone nel 2006 e sono andati a rioccupare il Palazzo degli onori e degli abbracci, il Palazzo dei tre cuori e una capanna, Federazione, arbitri e indovinate voi il terzo convitato. Tutti pappa e ciccia come ai vecchi tempi”.
Ho usato, rigorosamente, le virgolette.

Per carità. Paolo Ziliani si assume la responsabilità di quello che scrive. Sul “Fatto Quotidiano” non in un piccolo insignificante blog come il mio.
Ma è sintomatico di un malessere profondo che vado a denunciare da molti mesi.

Ricandidarsi??
Caro Gabri “nun te reggae più”.

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