GRAVINA NEL CALCIO COME MALABROCCA NEL CICLISMO, LA MAGLIA NERA

Nulla di sentimentale o scaramantico nella scelta operata dalla Federcalcio di far giocare la nazionale all’Olimpico, in Italia-Grecia, con la terza maglia. Di color verde. Un colore già utilizzato nel 1954 per un’amichevole contro l’Argentina. La nuova maglia è stata presentata (pomposamente) come ipotetico omaggio al rinascimento del nostro calcio. Ma quando mai! Una grande “fregnaccia” direbbero proprio a Roma.

Pertanto si tratta di una semplice operazione di merchandising. Il tentativo. Seppure inutile. Perché, al di la dei pochi collezionisti, mi chiedo chi andrà a comperarsi quella divisa anonima.
Dalla maglia è scomparso il tricolore. La nostra bandiera. I colori. Il segno distintivo della nostra Italia. Sulla maglia troneggia un anonimo scudetto stilizzato. A un occhio distratto richiama più ai colori della Juventus che a quelli dell’Italia. Sembra una polo da passeggio con su il marchio della Puma.
Come se sul pennone più alto dello stadio non sventolasse più il bianco, il rosso ed il verde, ma un’insulsa bandiera stilizzata del valore anonimo più assoluto. Ritengo che, anche nella commercializzazione del prodotto, bisognerebbe rispettare i canoni del buon gusto
Merchandising significa ben altro.
Penso poi, ironicamente, ai cronisti. La nostra è sempre stata la nazionale degli azzurri. A Berlino, la notte dell’ultimo rigore battuto da Fabio Grosso, il cielo era tutto azzurro. Non verde. Dicevo dei cronisti, sabato sera racconteranno dei verdi? Esulteranno nel dire “I verdi sono andati a segno”?

Gongolerà certamente Matteo Salvini che, vedrete, non si farà sfuggire la sontuosa occasione. Sono i colori del suo partito. Offerti su di un piatto d’argento. Si presenterà anche lui all’Olimpico vestito di verde? C’è da aspettarselo.
Quella della notte dell’Olimpico non sarà (purtroppo) l’unica eccezione. Ci sarà la replica contro l’Armenia, in novembre. Poi non si sa. Rimane da sperare che almeno in occasione dei grandi appuntamenti  siano rispettati l’azzurro e quello scudetto tricolore. Insieme hanno scritto la storia del nostro calcio.
La nuova maglia è stata progettata dalla Puma. L’input deve essere arrivato (necessariamente) dai piani alti di via Allegri. L’approvazione, dalla mente fertile del bel Gabri.
Sponsor tecnico della nostra nazionale di calcio, Puma, ogni anno, versa circa 18 milioni di euro nelle casse della Federcalcio. Con un accordo ancorato ai risultati della nazionale maggiore.
In questo caso l’operazione terza maglia non porterà un euro in più. La Federcalcio tenta un nuovo approccio al settore commerciale. Un tentativo che è destinato a fallire prima ancora di avere inizio. Se queste sono le nuove idee. Le prerogative.
Esiste la necessità, in assoluto, di trovare risorse altrove. Vero Gabri? Perché tu assumi, a destra ed a manca. Parenti, amiche ed amici. Con scarsissimo equilibrio nella gestione dei costi e delle spese. Quella perdita di esercizio di circa 10 milioni di euro (sull’esercizio annuale) è diventata un macigno insopportabile. Insormontabile.


Il merchandising ufficiale della Federcalcio, marchiato Puma, è un mercato legato prevalentemente ai risultati della nazionale.
Il futuro potrebbe riservare qualche nota positiva soltanto se i ragazzi selezionati dal Roberto Mancini otterranno i risultati che tutti gli sportivi italiani si augurano.
In ogni caso non saranno certamente le “invenzioni”, come quella della anonima maglia verde, a far cambiare, in Federcalcio, i risultati della pessima gestione finanziaria della governance Gravina.
A proposito di maglie (e dintorni), ma non solo. Gabriele Gravina, nel calcio, sarà ricordato come Luigi Malabrocca, nel ciclismo.
L’ultimo in graduatoria. Il peggiore. La maglia nera.

La similitudine tra i due è perfetta.
I più giovani si chiederanno chi era Luigi Malabrocca. Presto detto.
Correva in bicicletta. Era soprannominato “il Cinese”, per i suoi occhi a mandorla. Divenne popolare perché indossò per due anni consecutivi la “maglia nera” del Giro d’Italia. Quella riservata all’ultimo in classifica. Grande amico e conterraneo Fausto Coppi. Il suo nome è legato al Giro d’Italia dei tempi in cui, all’ultimo classificato, si faceva indossare la maglia di colore nero.
Malabrocca se la aggiudicò 1946 e nel 1947. Cercava di perdere più tempo possibile tra una tappa e l’altra. Nascondendosi dove poteva. Forando le gomme della sua bici e fermandosi per lungo tempo nei bar.

L’ultima grande caduta di stile di Gabriele Gravina, in ordine di tempo, riguarda la segnalazione alla Procura Federale sulla elezione a Presidente della Lega di Serie A di Gaetano Miccichè. Cose del passato che si vorrebbero utilizzare contro Giovanni Malagò. Si rimprovererebbe, al presidente del Coni, un attivismo eccessivo nel perorare la causa per giungere all’elezione, in via Solferino, dell’amministratore di Rcs. Vizi procedurali per evitare lo scrutinio delle schede, uno Statuto approvato troppo in fretta. Una mancanza di requisiti da parte di Gaetano Miccichè.

Una enorme bolla di sapone, comunque, destinata a sciogliersi in fretta. Anche perché nessuno ha impugnato nei termini stabiliti dal Codice di Giustizia Sportiva, la validità di quella elezione ed anche perché, ove quella votazione venisse ripetuta nel presente, l’attuale presidente riceverebbe l’unanime consenso. Di nuovo.
Da annotare, per di più, che la Lega di A è stanca di fare da benefattore per tutto il calcio italiano e che ritiene del tutto inutile una macchina Federale che costa 40 milioni di euro.
Che alla Lega non serve a nulla. Che non porta alcun beneficio alla massima serie.
Gravina poi, che dovrebbe lasciare l’anno prossimo il posto a Cosimo Sibilia, in realtà mira proprio alla Serie A. Poltrona dove girano i soldi e quindi mira a screditare Miccichè. Nel tentativo di indebolirlo.

È la sua politica di sempre. Chiacchiere sulle riforme e siluri ai presidenti delle Leghe. Lo fa utilizzando, a suo piacimento, la Procura Federale.
Prima ha tirato fuori l’incompatibilità del dirigente di Lega Nazionale Dilettanti Felicio De Luca e oggi esce, dopo un anno, il presunto difetto della elezione di Gaetano Miccichè.
Tecnicamente una polemica senza senso perché l’elezione è avvenuta all’unanimità.
Tutto da censurare quindi. Anche l’accanimento nei confronti di Giovanni Malagò che, a conti fatti, sta ben operando a livello mondiale e sul territorio. Portando a casa ottimi risultati. A cominciare dalle Olimpiadi invernali di Milano e Cortina.
L’unico che non viene attaccato, nonostante una gestione ridicola, è Ghirelli, il peggiore dei presidenti avvicendatisi in Lega Pro. Il girovago, con l’età diventato uno yes man. Sempre pronto a genuflettersi ed incensare il nuovo corso della Federcalcio (ma quale? quello dei raccomandati?).

Un presidente di Lega ripetitivo sulle cose futili. Inutile. Insiste sui campanili. Come sui pulmini. Per quanto perora quest’ultima causa mi viene da chiedergli se ritiene di essere il presidente di una Lega calcio o di un’azienda di trasporti pubblici. Il continuo ritornello sui pulmini ha fatto venire il latte alle ginocchia a tutti.
Riflettesse invece, il peggiore, sui fallimenti. Il flop del minutaggio, per esempio. Oltre metà dei club di categoria vi ha rinunciato. Questo ha portato le società a un notevole incremento dei contratti economici con gli over.
E poi le risorse economiche. L’apprendistato. La defiscalizzazione. Tutte menate inutili. Progetti arenati che non decolleranno mai.

Infine Avellino in panne, il Tribunale ha chiesto nuovamente il sequestro di 97 milioni di euro patrimonio di De Cesare. Rieti, sopra il quale svolazzano i soliti avvoltoi (alla faccia della black list), è in difficoltà, come qualcun altro. La dimostrazione dell’ennesimo campionato falsato. Alla faccia di tutte le dichiarazioni di facciata del “girovago” sulla regolarità e sull’etica.

A proposito di etica. Con la quale Ghirelli si riempie spesso la bocca.

Quel presidente del centro Italia, al quale avevo recentemente accennato e che il “girovago” aveva “consigliato”, pressandolo, a cedere la società, alla fine si è scocciato. Dei comportamenti e delle espressioni usate nei suoi confronti. Sarebbe infatti sbottato  mandando a quel paese il professionista di riferimento, indicato dallo stesso Ghirelli. Quel notaio iscritto all’albo di categoria su Roma.
Come vedete è una “storiella” pungolante. Ve ne riparlerò a breve.

Leave a Reply

*

code