GRAVINA – FIGC – La resa dei conti

    I “Graffi” non sono mai stati teneri con il “nostro” Gabriele Gravina. Salito sulla poltrona più importante del calcio italiano per merito di un commissariamento disgraziato. Irrispettoso di qualsiasi regola e che aveva provocato una crisi epocale delle istituzioni calcistiche.
    Il dottor Fabbricini era riuscito, in un colpo solo, a violare le regole. A cambiare i format in corso di campionato (vedi Lega di Serie B). A calpestare ogni norma sui ripescaggi, rimangiandosi comunicati ufficiali della stessa Federazione.
    Quale fosse la reale intenzione delle componenti federali si era visto a Gennaio del 2018 quando nessun candidato, compreso Gravina, era riuscito a far convergere i consensi, servendo al Coni un servizio completo: commissariamento. Con tanto di arrivederci alle istituzioni calcistiche, incapaci di mettersi d’accordo.

    Fabbricini ne ha combinate più di Carlo in Francia.
    Una brava persona. Per carità. Non decisionista. Affiancata da persone inadeguate.
    Ha partorito l’obbrobrio delle seconde squadre in Lega Pro, senza l’accordo della Serie B e dell’AIC.
    Risultato: una sola squadra partecipante. Un flop clamoroso.
    E poi lo scontro con la B sul format e sui ripescaggi.
    Secondo voi fra Claudio Lotito e Fabbricini chi ha vinto?
    E così si è arrivati alla auto modifica della B del format a 19 squadre. In barba a tutte le norme e, soprattutto, ai diritti di chi doveva essere ripescato, secondo norme e costi prima pretesi e poi buttati nel cestino.
    Ma su questo punto torneremo dopo.
    Insomma, di fronte alle norme violate, a squadre (Entella) rimaste appese fra la B e la C per mesi. Ai ricorsi che hanno portato all’emanazione di una legge che sottrae alla giustizia (minuscolo) domestica le decisioni sulle ammissioni ai campionati, anche le componenti di questa povera Federcalcio hanno avuto un sussulto. Hanno iniziato a richiedere la convocazione dell’assemblea federale per nominare un nuovo presidente.
    Con comodo. Con molto comodo, si è arrivati ad Ottobre, con campionati slittati, società costrette a recuperare partite ogni tre giorni. Con Claudio Lotito imperversante …
    Ma chi nominiamo, anche se per soli due anni?
    Candidati di spessore pochini.
    Certo non Tommasi. Figura poco brillante dell’Assocalciatori e succube dei poteri forti della stessa Associazione (vedi Calcagno che fra pochi mesi sarà eletto e potrà governare direttamente e non dietro le quinte).
    Ci sarebbe Cosimo Sibilia, il Presidente della potente Lega Nazionale Dilettanti, succeduto a Carlo Tavecchio (un manager di altra pasta rispetto a quelli in circolazione oggi). L’acuto deputato di Forza Italia ha però preferito attendere tempi migliori.
    È rimasto quindi Gravina da Castellaneta. Presidente del miracolo Castel di Sangro (con tanto di confessione di un suo tesserato di partite truccate col Bari, di cui si è occupato Giletti a “Non è l’Arena”) il bello. Il sempre abbronzato e testimonial di Brioni, il marchio dell’eleganza.
    È perfetto, dice Sibilia, con l’appoggio di Nicchi e dell’Associazione Calciatori, così passano i due anni senza che succeda davvero nulla.

    Ecco, la Lega Pro, esempio lampante di una gestione, di apparenza, ma di poca sostanza.
    Dopo l’era dittatoriale del Macalli, costretto dopo 18 anni a cedere il trono, grandi promesse di cambiamento, puntualmente finite nel nulla.
    Eccolo quindi l’uomo ideale per la Federcalcio. Se ne (ri)parlerà tra due anni, tanto questo non fa niente.
    I tavoloni delle riforme. Decisioni lente, lente …
    Affrontare i problemi veri?
    “Ma un momento, adesso sono salito al quinto piano di Via Allegri, ora fatemi giocare un po’ …”
    Ecco il suo ambito, il premio “La moda veste la pace”, consegnato al nostro eroe a Bruxelles, insieme al Direttore di Vogue e a Rai Cinema.

    “Ecco, fatemi fare un po’ di Cinema”. Il “modus operandi” è quello di sempre. Galleggiare. Promettere. Non disturbare più di tanto.
    Promesse a dirigenti federali? A volontà. Con dirigenti chiamati a riunirsi e a parlarsi addosso.
    Assistenti alla Presidenza? Ma si, faremo, cambieremo …
    A sentire queste persone (evitiamo di fare i nomi), nulla è successo. I vecchi del mai rimpianto Uva sono sempre lì. Al loro posto …
    E poi finalmente la svolta epocale.
    L’arrivo, da Firenze, dell’Avvocato Chiara Faggi, manager di lungo corso in ambito sportivo (mai fatto una causa o scritto qualcosa in materia, esordio in difesa della Lega Pro in procedimenti di Giustizia Sportiva, ma sempre al fianco di legali esperti).
    Questa ragazza deve avere grandi qualità, visto che dopo le dimissioni di Gravina (in attesa dell’ascesa al trono federale) la stessa era destinata a ricoprire (a Firenze) il ruolo di Segretario Generale (certamente meglio dell’attuale). Come riportato dai sempre ben informati della Gazzetta dello Sport.
    E invece a sorpresa l’Avvocato Faggi è rimasta solo Vice Segretario della Lega Pro.
    La ragione si è scoperta da poco.
    Gravina l’ha richiamata a Roma e lei ha salutato i compagni di Lega Pro (lacrime a Via Jacopo da Diacceto). Con messaggi di buon lavoro.
    Altri e ben più importanti compiti la attendono nel cuore del calcio italiano.
    L’Avvocato Faggi è stata posizionata al quarto piano di Via Allegri. Vicino all’Ufficio Legale, ma non è quella la destinazione.
    Del resto, con tutto il rispetto, l’Ufficio è composto da legali che da decine di anni assistono la federazione in modo professionalmente ineccepibile.
    Il ruolo allora?

    Il mistero avvolge l’ingresso a Via Allegri della nostra.
    Farà l’assistente personale del Presidente? A noi non importa più di tanto.
    Evidentemente ha doti professionali che hanno convinto Gravina a portarla a Roma.
    Quel che lascia perplessi è la effettiva necessità ed anche il compenso.
    È giusto tagliare del 10% i premi destinati al personale federale e poi aumentare i costi di gestione? No comment.

    Sono questioni minori che, comunque, lasciano molto perplessi.

    I Grandi nodi della Federcalcio, tanto sono tutti lì.
    Nei tavoloni di fine anno, che non si sa più che fine abbiano fatto.
    Nel campionato di Lega Pro, che definire irregolare è irrisorio. Con un meccanismo di ripescaggi astruso ed iniquo.
    E se arrivasse qualche impugnativa del regolamento ai sensi dell’articolo 43 bis del Codice di Giustizia Sportiva?
    Quale giudice, per quanto vicino alla Federazione, non lo annullerebbe? Senza contare che prima o poi si arriverebbe al Tar del Lazio.
    So e l’ho anche scritto che il rischio è di una altra estate di controversie. Considerando che sarebbe intollerabile mandare una società virtuosa nei dilettanti e mantenerne un’altra, senza fidejussione, in una Lega professionistica (anche se governata in modo dilettantistico).
    Il Gravina “non mi fate decidere” ha usato l’espediente della “proposta” della Lega Pro, dimenticandosi che comunque la decisione è del Consiglio Federale e quello impugnato sarà il provvedimento del Presidente federale. Non della Lega Pro …
    Certo Vittorio, i problemi sono ben diversi, altro che la Chiara Faggi.
    Se lo ricorda Gravina che dal 14 Luglio andrà in vigore il famoso decreto “Dignità” e che l’articolo 9 della Legge di conversione prevede il divieto di ogni forma di pubblicità per giochi e scommesse? Comprese le manifestazioni sportive.
    Un danno, per il movimento, di oltre 15 miliardi di euro.
    Quale è il “peso” politico del nostro con il governo e con Giorgetti? Zero spaccato. Non è Carraro, non è neppure Abete.
    Forse Micciché può riuscire a far comprendere la differenza fra l’azzardo puro (tipo “slot machine”) e le scommesse sportive.
    Questi sono, nella realtà, i problemi e le battaglie da “combattere”.
    E il bilancio federale?
    E tutte le società non ripescate che faranno causa alla Federcalcio. L’Entella e il Catania che, dopo un Comunicato Ufficiale federale, hanno speso milioni, in soldi e fidejussioni e si sono viste modificare le regole, in corso d’opera, perché così ha voluto Lotito? E la controversia con la Vibonese tutt’ora in attesa del giudizio finale del Tar del Lazio?

    Come pensa la Federcalcio di pagare i risarcimenti per non aver potuto disputare il Campionato di categoria superiore?
    Si è mai affrontato il problema?
    È stato accantonato in bilancio il fondo rischi?
    Il budget 2018 della Federcalcio già prevede quasi 3 milioni di minori entrate dal Coni. Un aumento dei costi del personale (e per forza) e oneri diversi di gestione per oltre 1 milione di Euro.
    E anche quello 2019 è un bel buco nero, che oggi va tanto di moda.
    I contributi Coni sono diminuiti ancora.
    La preparazione olimpica e per le nazionali, ha un incremento previsionale di € 2.514.056 (!).
    Il budget 2019 presenta un risultato negativo di 9 milioni di euro. Con un decremento di oltre 2 milioni per pubblicità e sponsor.
    Al Collegio Sindacale, vista l’enorme perdita, il nostro ha “riferito che le aree su cui intende agire sono rappresentate dallo sviluppo dei ricavi commerciali (non mi risulta). Correlato ad un miglioramento dell’incidenza percentuale dei costi di gestione (anche qui non mi pare sia successo nulla, anzi).
    E poi, dice Gravina, nel Comitato di Presidenza del 18 Gennaio scorso, che laddove permanesse il deficit (sicuro) ci sarà un parziale addebito alle Leghe delle spese arbitrali (sì, buonanotte).

    Va bene che il Presidente del Collegio Sindacale viene dallo Studio Gallavotti, legale storico della Federcalcio ma, caro Gabriele (Gabri per gli amici) i conti (politici e reali) non tornano.

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