GRAND HOTEL FIGC GENTE CHE VA, GENTE CHE VIENE. Balata vai a casa, Uva anche, Macalli basta …

Habemus papam, finalmente. Gabriele Gravina è stato eletto come da previsioni (candidato unico) quale presidente della Federcalcio. Dopo otto mesi di agonia commissariale ed il caos generato dalla politica e dal sempre presente Malagò. Il buon Giovanni aveva deciso di mettere le mani sul giocattolo calcio.
I danni provocati da Fabbricini & Co. sono stati enormi. Inenarrabili.
Ci si ritrova ancora, mentre scrivo queste righe, con le norme stravolte. Cause pendenti, squadre che non sanno dove giocare, consiglieri federali eletti che sono legittimi secondo alcuni e illegittimi secondo altri. Con provvedimenti legislativi che hanno tolto al calcio ed alla Giustizia interna, ogni autorevolezza ed indipendenza.


Non sono stato tenero in questi mesi. Nei miei interventi le ho “cantate” un po’ a tutti. Prendendomi la arroganza di dare voti un po’ a tutti.
Sufficienze, poche, anzi nessuna. A parte quel 10 a Malagò per essere stato capace di generare la tempesta perfetta. Tendendo a prolungare un commissariamento che sarebbe dovuto cessare a Maggio, quando il 73 per cento dei dirigenti del calcio avevano compreso la trappola e richiesto, a gran voce, di riappropriarsi della gestione normale.
Malagò & C dunque. Hanno resistito 8 mesi, troppi, ma alla fine (grazie a Giorgetti) sono stati posti di fronte al bivio, o convocate l’assemblea o andate a casa.
Di fronte a simile prospettiva … obbedisco.
Torniamo però alla kermesse elettorale di lunedì 22 Ottobre alla quale ho partecipato in diretta. Al Grand Hotel Hilton Airport ho visto sempre le stesse facce, quelle che vediamo da anni.
Puntualizzo, l’età anagrafica non conta, contano i fatti e le capacità.
Vediamo un po’, allora, chi c’era di passaggio. In entrata ed in uscita (parecchi).
Ci sono state alcune cose che mi sono piaciute poco e, come al solito, non le mando a dire.
Gravina è stato eletto con il 97,2 per cento dei voti (solo Fabbricini poteva riuscire in questo miracolo), ma che vuoi di più, è stata una bella festa, oramai è tutto a posto …
Non proprio.
In primis l’assemblea è stata presieduta da Mario Pescante. Un segno che non va trascurato. Per carità, un ‘monumento’ dello sport italiano. Un ottantenne protagonista della politica. Eletto per tre volte alla Camera dei Deputati. Sottosegretario con delega allo Sport in due governi Berlusconi (riforme e provvedimenti zero). Presidente del CONI per un quinquennio dal 1993 al 1998, da sempre nel CIO, il Comitato Internazionale Olimpico.
Va bene, una figura dello sport, un arzillo ottantenne prossimo a ritirarsi. Ma, come direbbe Di Pietro, che c’azzecca con l’assemblea Federcalcio. Quella che doveva e deve rappresentare la svolta del calcio italiano (parole del neo-eletto)? Per dirla in breve, in platea non mancavano certo i grandi vecchi del calcio (Carraro, Matarrese), ma l’uomo giusto che avrebbe dovuto presiedere l’assemblea era Giancarlo Abete. Indicato a suo tempo dai così detti ribelli come Presidente Federale. Escluso semplicemente per disposizione normativa, in quanto la legge del gennaio scorso non permette di ricoprire la carica per più di tre volte.
Non sono stato mai un “abetiano” convinto. Stimo la persona, ma ritengo rappresenti il ‘democristiano’ troppo attendista. E’ però evidente che avrebbe dovuto presiedere lui. Per un riconoscimento morale della maggioranza federale.
La scelta invece è stata fatta ricadere sul buon Pescante. Uomo CONI, politico, uomo CIO, insomma: Giovannino, c’è sempre il tuo zampino!
Come vedi, caro Gabriele, la prima “mission” non è la riforma dei campionati, il format, la Giustizia sportiva, la Serie C. La cosa più importante è quella di restituire indipendenza alla Federcalcio, inserita nei contesti Uefa e Fifa. Per carità, il CONI dovrà vigilare, ma vigilare non vuol dire mettere bocca, intromettersi su tutto.
Fabbricini e Malagò, cortesemente, basta. Abbiamo già dato.
Avete approfittato delle dimissioni del piccolo boss del calcio italiano (Tavecchio) e degli ignavi (Tommasi) per commissariare la Federcalcio. Per ridurla a brandelli. Ora state lontani, per carità. Lasciate a Gravina la mission (impossible) di rilanciare il movimento. Di restituire credibilità alle istituzioni.


Si aggiravano vari fantasmi all’airport Hilton Hotel.
Il primo: Michele Uva. Il Direttore Generale uscente.
Dopo i disastri combinanti all’interno e all’esterno della Federcalcio, sta cercando tutte le amicizie politiche, l’appoggio dei giornaloni, per tentare di resistere sulla ben remunerata poltrona. Lasciamo perdere sui premi produttività che si auto attribuisce e sui disastri combinati con il personale.
Provate a mettere piede a Via Allegri 14. Chiedete ai vari impiegati (oggi costretti ad un umiliante ingresso con barriere) che ne pensano di Michele Uva. Non ne troverete uno che ne parli bene. Il nostro si è costruito un mondo a parte. Circondato da due-tre giovani yesman, ubbidienti e non invadenti.
Ha distrutto il Club Italia. Ci ha inserito persone incompetenti, nessuna riforma, solo presenzialismo e ricerca di cariche (e di compensi). Si sbandiera il risanamento dei bilanci federali, ma a leggere gli ultimi dati relativi al budget 2018, si vede una perdita di 9 milioni di Euro …
È vero che la Nazionale non è andata ai mondiali e si sono persi alcuni sponsor, ma la perdita viene imputata ai tagli Coni. Non mi pare possibile, visto il seguito che ha il calcio nel nostro Paese.
Ma poi, questo atteggiamento di presunzione, di non dialogo né con Tavecchio, né con il Segretario Generale. Il Direttore Generale deve collaborare con tutti, non fare come gli pare …
È bene, quindi, rispedirlo a casa caro Gabriele.
Non sarebbe affatto utile, ma solo un oppositore interno e amico del giaguaro (Giovannino). Del resto lo statuto federale già prevede l’abolizione della figura del direttore generale. Tutti i poteri saranno concentrati sul segretario generale. Come è, del resto, in tutte le federazioni del mondo.
La Federcalcio, nuova, sente la necessità di gente capace, che lavora. Non di inutili protagonismi.

Gli interventi in assemblea, dopo quello di Pescante che ha parlato della sua vita e non della Federazione (sic!) sono stati variegati.
C’è chi non ha detto niente. Nulla. Tipo Fabbricini che ha letto un (per lui) imbarazzante papiello, confessando, candidamente, di aver generato un mostro, ma sostenendo di averlo fatto nell’interesse del sistema. È bene che torni al suo orticello a palazzo H, sul lungo Tevere. Malagò ha parlato di Olimpiadi, bravo Giovannino, lascia perdere il calcio, il golpe non ti è riuscito e non ti riuscirà. Mai!
Applauditissimo l’intervento dell’Onorevole Cosimo Sibilia. Vice Presidente Vicario e vigilante di Gravina.
Di fronte ad interventi finti, finalmente uno che ha avuto il coraggio di spiattellare la verità in faccia a tutti: “Fabbricini, sei stato pessimo, sei riuscito anche nel miracolo di ricompattare le componenti federali. Tutti uniti pur di mandarti a casa.”
Imbarazzante l’intervento dell’avvocato Balata, presidente della Serie B. Ha tentato di difendere la scelta del format a 19 squadre, scavalcando norme e divieti.
Con l’appoggio del nostro Fabbricini e del Giovannino nazionale (che voleva gettare nel caos tutto il movimento del calcio) Balata ha avuto la spudoratezza di dire che è stato un precursore, che ha fatto la prima riforma del calcio. Ma a chi la vuole dare a bere. La realtà è che le 19 squadre si sono già appropriate delle somme della Melandri.
Calpestare le regole e il diritto, però, non porta mai lontano.
È di oggi il provvedimento del Tar del Lazio (Sezione Prima Ter, Presidente dottoressa Panzironi) che ha accolto l’istanza cautelare della Ternana, sospendendo il provvedimento della giustizia sportiva che aveva confermato il format a 19.
Il Tar ha bacchettato Fabbricini (ma no!) che su pressione del Balata di turno aveva avuto la bella idea di restringere la competizione, cambiando pure l’articolo 49 delle norme federali (Noif).
Ora Gravina potrà ripristinare il diritto e le regole così clamorosamente violate. Del Commissario ci siamo liberati. Finalmente!
Il signor Balata abbia ora il buon gusto di dimettersi. Immediatamente! Ha avuto anche la spudoratezza di difendere le sue macroscopiche violazioni. Mi ascolti Balata, questo non è il suo mondo. Faccia tanti passi indietro lasci gestire a chi è in possesso delle indispensabili e riconosciute capacità. Mai vista tanta mediocrità in un presidente di Lega di serie B.
Grand Hotel, gente che va, gente che viene.
Visti aggirarsi nella hall dell’albergo anche alcuni fantasmi. Tipo il ragioniere Mario Macalli e Ruggero Stincardini, avvocato di Perugia con aspirazioni di poltrone importanti.
Non so se qualcuno ha invitato Macalli, ne dubito. Quel che è certo è che il nostro si aggirava, nella hall, in mezzo ai vari presidenti di club. Ma cosa era venuto a fare?
Dopo la poca gloriosa cacciata dalla Lega Pro (con bilancio non approvato) che ha amministrato in maniera dittatoriale per 20 anni. Dopo che il suo direttore generale Francesco Ghirelli gli aveva scoperto gli altarini e le irregolarità gestionali. Il ragioniere è stato squalificato dalla Giustizia Sportiva per il caso dei marchi del Pergocrema (è andato sino al Tar ed ha preso anche lì un altro schiaffone). Macalli ha subìto anche una condanna del Tribunale di Firenze per appropriazione indebita, avendo pagato il suo avvocato con i soldi della Lega.
Mi state dicendo di no? Vittorio, ma che dici? E’ stato assolto.
Cari lettori, non è proprio così.
In realtà il nostro Macalli è stato assolto semplicemente per mancanza di querela della parte danneggiata (la Lega) che ha pagato 277 mila euro di parcella agli avvocati per l’assistenza alla causa del Pergocrema e di marchi che si era registrato a suo nome.
Basta leggere qualche passo della sentenza numero 3520/2018 per capire ciò che sto dicendo:
“Inoltre, nel verbale di riunione del Consiglio Direttivo del 23.9.2014 e precisamente a pagina 2 della Relazione del Presidente al Consiglio Direttivo e al collegio dei Revisori, l’allora Presidente, Mario Macalli, sull’inchiesta della Procura di Firenze e della Procura Federale concernente i “Marchi della società Pergocrema” affermava quanto segue: “La vicenda dei Marchi della società Pergocrema, vede coinvolta la mia persona, in proprio e non nella qualità di presidente della Lega Pro, di talché ritengo non sia questa la sede deputata all’analisi delle mie vicende personali […]”.
Orbene, in tale documento ufficiale è lo stesso imputato ad ammettere che quel procedimento penale era iscritto a suo carico come Mario Macalli e non come Mario Macalli, Presidente della lega Pro; con la conseguenza che le spese legali derivanti dal suddetto, dovevano essere sopportate dallo stesso imputato, personalmente.
Alla luce di tale dato appare configurato il reato contestato all’imputato sia sotto il profilo dell’elemento oggettivo, sia per quanto riguarda l’elemento oggettivo”.
E ancora.
Attualmente il Macalli è rinviato a giudizio per un processo a Roma di falso in bilancio (dai) relativamente alla Calcio Servizi S.r.l. La società proprietaria dell’immobile di Via Jacopo da Diacceto, dove ha sede la Lega.
Insomma, di figure come Macalli, non se ne sente più il bisogno e la metto, assieme a Balata, nella gente che va.
Come di Tommasi. Ignavo nella assemblea federale del 29 Gennaio, quella che ha portato al commissariamento. Che anche adesso non voleva più appoggiare Gravina, salvo arrivare al ripensamento il giorno prima …
Con la partenza di Gravina dalla Lega Pro si è aperto un altro scenario elettorale. Le elezioni sono state già fissate per il prossimo 6 Novembre.


Francesco Ghirelli appare il naturale successore. Forse solo lui può riuscire a risollevare la Lega di Serie C. Si è sparsa voce che Macalli volesse costruire un candidato (ecco il perchè della sua presenza in hotel?). Individuato nella persona di Mario De Luca, giovane proveniente dalla Lega di Serie A e poi dalla Federcalcio (tesseramento). Un soggetto che nel poco tempo di carica quale direttore generale della Lega Pro ha messo in mostra tanto protagonismo e poca capacità professionale. Tanto da essere restituito ad altro e più modesto incarico.
L’appoggio per il giovane virgulto sarebbe però limitato a Baumgartner (Sudtirol), Pasini (Feralpisalò), Andreoletti (Albinoleffe), e Coscarella (Rende).
Pochini per contrastare un uomo di spessore come Ghirelli che avremmo visto volentieri anche a fianco di Gravina. Un aiuto in più per dipanare la matassa.
Un addio pertanto, senza alcun rimpianto, a chi va (o deve presto andare via) e benvenuto a chi viene.
Il calcio ha bisogno di voi.