GLI UNDER DILETTANTI: UNA “GENIALATA” INCOMPIUTA

Erano gli anni ’90 quando la Federcalcio, per la prima volta, introdusse l’obbligo di schierare calciatori “under” nelle prime squadre Dilettantistiche (Promozione, Eccellenza e Serie D). Lo scopo era quello di incentivare la crescita di giovani calciatori che, per capacità tecniche e qualità psico/fisiche erano già in grado di confrontarsi con la forza dei “più grandi”.
Come però accade solitamente nel nostro Paese, anziché essere lungimiranti, gli allenatori e le società “vecchio stile” hanno interpretato questa regola, per loro comodo, come una forma di coercizione.
Quella che doveva essere “una buona cosa”, è diventato un boomerang negativo per i giovani.
Le ragioni sono semplici.

A inizio stagione il mercato delle società si fa “infarcendo” le rose di giovani (costano poco e sono indispensabili), almeno ci si assicura di averli. Poi si cercano giocatori di esperienza, quelli ritenuti più idonei per ottenere i risultati.
Ciò che accade spesso, ringraziando Dio non sempre (grazie ad allenatori capaci di lavorare con i giovani), è che durante la stagione questi “under” in esubero si fanno delle belle “panche” senza maturare alcuna esperienza di campo.
Il sistema ha stranamente deciso che “gli under” sono utili solo ai fini del regolamento. Non importa se sono bravi ed anziché schierarne quattro ne schiero sei, o otto… per uno che esce un altro ne entra, punto!
I senatori, gli over, sono ritenuti più utili ai fini del risultato. Poi ci vogliono allenatori con gli “attributi” per mettersi contro “un esperto” che ha alle spalle presenze anche nelle serie superiori.
Con il C.U. n.1 del 1 luglio 2019, e con il C.U. n. 85 del 9 agosto 2019, la LND ha comunicato che l’obbligo dell’uso degli under, nelle categorie eccellenza e promozione, scende da quattro a due di cui un 2000 e un 2001.
Che a coloro che ne utilizzeranno in numero maggiore sarà riconosciuto un premio che va dai 9000 euro per la 1 classificata, 6000 per la seconda, ai 3500 per la terza!

Geniale….. non si paventa però l’ipotesi che chi vorrà mettersi in tasca questi bei soldini, farà giocare un buon numero “under” che dovranno affrontare compagini di giocatori fisicamente più solidi e formati. Con un enorme rischio per l’incolumità di quei giovani.
Non era preferibile fare all’inverso? Massimo 4/5 fuori quota “over”. Così di giovani in campo se vedevano mediamente di più. Per tutti no?
Certo gli over sono più utili alla causa “vittoria”, ma c’è da considerare che costano e neanche poco. Ci sono società che si indebitano pur di tesserare quell’over “rinomato” al posto di un giovane di “prospettiva” e che costa poco!
Mentre gli over (che giocano in eccellenza o in promozione), che viaggiano su una corsia preferenziale, sono motivati dai “soldi”, (a volte anche più di quelli previsti dalla Normativa prevista per l’Accordo economico LND, e cioè massimo circa 30mila euro l’anno), i giovani hanno dentro l’entusiasmo e la voglia di credere che il loro sogno (la speranza di fare carriera) si avveri, senza neanche badare a due “spiccioli” di rimborso !
Le motivazioni, come si vede, sono totalmente diverse!
Diciamo che se si volevano valorizzare i giovani, sarebbe stato preferibile obbligare le società a schierare un numero più elevato di “under”. Come, per esempio, ampliare gli anni (le classi) di utilizzo. Perchè un ragazzo di 20,21 o 22 anni è ancora un calciatore nel fiore delle sue potenzialità atletiche.
Invece sui campi da gioco si vedono giocatori molti dei quali a fine carriera. Fanno, sul prato verde, la loro passeggiata domenicale, urlando a quei 2 (o 4 per la serie D) poveri under, di correre anche per loro!
E l’anno successivo?
L’obbligo a scalare di età renderà impossibile l’utilizzo di molti di quei ragazzi. Non serviranno più. Per un fatto di età, di regolamento. Per scarsa attitudine al lavoro di tanti allenatori  senza coraggio. Anche se bravi, saranno mandati al “macello”. Obbligati puntualmente a “giochicchiare” nei tornei amatoriali ai margini del calcio. Alla faccia della tanto auspicata “crescita” giovanile che la norma, di quell’epoca, intendeva promuovere.

Che dite, non sarebbe il caso di rifletterci su?