Girone H. Volano in tre. Sebastio, “Peppiniello”. Si Patierno, no Tiscione. Fasano “D valore”

Domenica scorsa, in un tranquillo pomeriggio televisivo, di “full-immersion” pallonara, ho anche seguito Casarano – Taranto. Collegandomi, dopo anni, su Studio100. Era la partita clou del girone H di serie D. Mi avevano tanto parlato della compagine rossoblu. Ero curioso. Una corazzata si, o una corazzata no? Al proposito ho scritto più sotto il mio pensiero al riguardo.


Dopo anni ho (ri)ascoltato una telecronaca di Gianni Sebastio. Uno spasso (nel senso più buono della parola). Al gol di Genchi ho temuto per le sue coronarie. Ma veramente! La voce gli si è strozzata in gola. La sua esultanza (genuina) è esplosa incontenibile. Avesse potuto, sarebbe corso in mezzo al campo. Ad abbracciare “Peppiniello” suo. Come lui stesso lo ha chiamato. Simbolicamente, però, è come se lo avesse fatto.
Del resto per uno che da sempre “vive” di pane e per quella maglia non potrebbe essere altrimenti. Gianni non la legge, la partita. La soffre. La interpreta. La vive “recitandola” da protagonista. Il suo è un monologo di parte. Non chiedetegli mai di essere obbiettivo. Non ne sarebbe capace. Gli avversari sono sempre fallosi. L’arbitro è sempre un “nemico” del Taranto. Genchi, a suo dire, non meritava l’espulsione. “Peppiniello” (un intoccabile per lui), merita invece, per quello che ha fatto a Casarano, una severa strigliata.

Esiste un verità incontrovertibile, per quello che ho visto. Genchi non può fare il capitano. Troppo nervoso. Irruente. Falloso. Irascibile. Interpreta male il ruolo. Non ne possiede le qualità. Non ha dialogo con il direttore di gara. “Il” capitano (quello con la c maiuscola) non abbandona mai i compagni di squadra, in difficoltà, facendosi espellere. Per di più protestando per futili motivi. Ha rischiato di far compromettere il risultato. Sul gol messo a segno deve ringraziare (sempre) Favetta che ha attirato su di se tre avversari permettendogli (sul rimpallo) di battere a rete indisturbato. Un calcio di rigore in movimento, con la palla sul piede “prediletto”. Un gol che non poteva essere sbagliato.
Ho accennato a Favetta. In una mia ipotetica squadra lo vorrei sempre uno con il suo carattere. Con le sue caratteristiche fisiche. Uno che fa a sportellate con tutta la difesa avversaria. Che la tiene sempre impegnata. Uno che non si arrende mai. Uno che, cosa di non poco conto, va sempre in doppia cifra. Deve “migliorarsi” in esecuzione quando si presenta davanti al portiere avversario. Questo si. Ha dalla sua l’età, il fisico ed il temperamento. Riuscisse a smussare qualche “spigolosità” potrebbe essere l’anno della sua consacrazione.

Ero curioso di vedere all’opera il Taranto. Come ho scritto sopra.

Quello visto a Casarano è ingiudicabile. Di positivo c’è solo il risultato. Rimasta in dieci la squadra, sono saltati tutti gli equilibri. Troppo presto si è dovuto abbassare il baricentro. E’ stato logico e necessario concedere campo ed aspettare l’avversario sul limite della propria area. Il maggiore possesso di palla dei padroni di casa è stato sterile, il Casarano non ha mai tirato in porta.

Il Taranto, in inferiorità numerica, non ha potuto imporre gioco. Quantunque quel centrocampo lo vedo un po’ “piatto”. Mono passo. Matute verrà comodo con i terreni pesanti. Galdean lavora di “statica” esperienza, non è più il “faro” di una volta. Che ci voglia un centrale di difesa con maggiore rapidità?

Come si usa dire in gergo, non è stato però possibile misurare se Ragno ci ha già messo, o no, la mano. Serviva portare a casa i tre punti. Sono riusciti nello scopo. Questo era importante. Per non perdere le distanze dalla vetta.
Bitonto, la neo promossa Brindisi e una cenerentola, il Fasano, a punteggio pieno. Patierno, non è una sorpresa, ha segnato ancora (seppure su rigore). Bitonto conferma le sue ambizioni. Un undici di tutto rispetto con concrete possibilità di primato. Con un se (volendo cercare il pelo nell’uovo): i rincalzi, indispensabili nel corso del campionato, saranno all’altezza dei titolari?

I risultati stanno smentendo quelli che non vedono il Brindisi protagonista in stagione. Nicola Dionisio, paragonabile a re Mida, tramuta in oro quello che tocca? Sembrerebbe proprio di sì. Con la disponibilità di un budget limitato (rispetto al Taranto, al Bitonto ed al Casarano, per esempio) sembra aver scovato i calciatori più idonei alla bisogna. In società onore a Vangone e Vertolomo (l’impegno finanziario maggiore , starebbero coprendo anche quelli di altri) al gruppo locale (puntuale quello guidato da Francesco Bassi) ed all’Associazione per Brindisi (anche quel loro 5 per cento è prezioso). Una unità di intenti che conferisce la necessaria tranquillità finanziaria al club. Stona, in tutto questo, l’atteggiamento della amministrazione comunale che, anziché agevolare la crescita del club, chiede il pagamento di vecchie pendenze che non riguardano l’attuale compagine societaria.

Un Fasano concreto e ringiovanito (età media 23,5 anni), rispetto allo scorso anno, si gode il suo momento di gloria. Senza voli pindarici e senza cadere in facili illusioni. Mette in cascina, ora per allora, punti preziosi. La vittoria del campionato, per i biancocelesti, si chiama salvezza. Si “lotta” per arrivarci il prima possibile. E per (ri)portare a casa, come nella scorsa stagione, quei 25 mila euro (preziosi come non mai) del premio “giovani D valore”.

Anche se si sono giocate due sole partite, fa effetto vedere l’Andria in fondo alla classifica. La bacchetta magica di Favarin e De Santis ha forse perso un po’ del proprio potere? Dopo le polemiche della scorsa settimana e la brutta “scoppola” dell’esordio, Ninni Corda, il “plenipotenziario” del patron Felleca, ha esordito in panchina, a Foggia, con una vittoria. Ora ha un compito delicato. Niente affatto facile. Convincere un ambiente da sempre scettico.

Tra le squadre campane attenzione alla modestia dichiarata, ma mai reale, della Nocerina ed alla tranquilla “freschezza” del giovani del Sorrento, sapientemente guidati da Enzo Maiuri.

Rimane Casarano, mi dicono sia una delle favorite. Tiscione, per il momento, più fumo che arrosto. Poco incisive le sgroppate di Morleo. Mi chiedo come farà a vincere le partite, se i suoi attaccanti non riescono mai ad entrare in area avversaria! Chiudo con una domanda a Marcello Pitino: che, almeno in questa categoria, sia una questione di “manico”?

Alla prossima. E tanti cari “graffi” a tutti.

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