GIOVANNINO PENSACI TU, lettera aperta al Presidente del Coni

Gli ultimi “ capolavori” del duo delle meraviglie Gabriele Gravina e Francesco Ghirelli oramai non meritano più neppure i soliti commenti ironici. Ultimamente mi sono chiesto ripetutamente: perché vuoi risolvere i problemi di chi non li vuol risolvere? Altrimenti lor signori (sempre Gravina e Ghirelli) cosa ci stanno a fare?
L’estate tranquilla. Le riforme. I valori. Tutte chiacchiere di due dilettanti allo sbaraglio che purtroppo hanno fatto precipitare il nostro calcio in uno sprofondo ancora peggiore di quello dello scorso anno.

Allora, con amarezza, questa volta non desidero sottolineare le ultime gesta della coppia. Desidero rivolgermi direttamente a chi ha il compito di sorvegliare l’andamento di una Federazione e augurarci che Giovannino Malagò voglia buttarci un occhio.

La situazione è grave, ma non seria, direbbe Flaiano.

Il problema è che qui qualcuno deve mettere un freno a questi atti di mala gestione prima che la situazione diventi irreversibile.
Il colmo si è raggiunto con la vicenda della Audace Cerignola, che magari non conterà nulla, ma è pur sempre una società professionistica che ha diritto a giocare fra i professionisti e che è l’espressione del territorio.

Francesco Ghirelli sbandiera ai quattro venti della Lega, delle città e dei campanili. Poi però ne calpesta impunemente i diritti. Fregandosene altamente dei comuni.
Sfortunatamente per lui, questa volta si è imbattuto in un Sindaco che non ci sta. Che già si è mosso innanzi alla Procura della Repubblica per il reato di abuso d’ufficio.
Non faccio parte della categoria dei legali e quindi non so se ci siano dei reati, ma quel che è certo che sia Gravina che Ghirelli ne hanno combinata un’ altra. Alla faccia del (non)rispetto delle decisioni prese dal massimo organo della giustizia sportiva. La Cassazione del calcio come si suole chiamare il Collegio di Garanzia.
Ebbene gli sbandieratori del new-deal del calcio italiano, di fronte a due sentenze della Cassazione e alla faccia della trasparenza e della autonomia dell’ordinamento sportivo che fanno?
Disattendono le sentenze dei giudici e ricorrono al Tar del Lazio. Il tutto per cercare di bloccare una situazione divenuta incontrollabile.
Incredibile.

Essendo dei dilettanti hanno voluto compilare in tutta fretta i calendari della Lega Pro. Infilando gli amici fra ripescati e riammessi. Raggiungendo quota 60. Così come previsto dal nuovo articolo 49 delle Noif che prevede tale numero come massimo.
Aspettare l’esito dei giudizi pendenti no? Sarebbe stato troppo difficile.
E già, gli amici sono sistemati, adesso questo Cerignola che vuole, che cosa va cercando?
La sentenza numero 56 del 24 Luglio del Collegio di Garanzia accoglie il ricorso del Cerignola?
Va bene, ma in realtà la decisione spetta a noi. Manca il certificato del campo. La verifica dei criteri infrastrutturali. Ora non possiamo andare a 61. Allora facciamola breve, escludiamoli un’altra volta.
E chi lo fa? Ma che caspita Gravina naturalmente! Direttamente avvalendosi dell’articolo 24 dello Statuto Federale che si può utilizzare solo per i casi di urgenza.
Chiedo scusa. Ma qui l’urgenza dove sta?
Mistero. Ma sai dobbiamo fare i calendari e andare in vacanza.
Basta pertanto, qui comando io.

Poi, nel successivo Consiglio Federale del 30 Luglio, l’esclusione viene ratificata. Nel silenzio della Associazione Italiana Calciatori (ma non dovrebbe proteggere i lavoratori?) dell’Aiac (allenatori) e, ovviamente, della Lega Pro.

Ma l’Audace (un nome, un programma) Cerignola non ci sta. Impugna nuovamente la decisione al Collegio di Garanzia, facendo presente come la documentazione sia assolutamente a posto, che la certificazione sul campo di gioco c’è e molte società di Lega Pro la hanno utilizzata in passato giocandoci tutta la stagione.
E infatti, il Collegio di Garanzia, con la sentenza numero 64 del 5 Agosto scorso accoglie nuovamente il ricorso.
E adesso, cari dilettanti allo sbaraglio, che si fa?

Si rispettano le decisioni? C’è da rifare il calendario e fare un provvedimento straordinario che modifichi l’articolo 49 delle Noif e, per questa stagione, si passa a 61.
Purtroppo il nostro calcio ha già vissuto di esperienze simili, anche se questa volta con un po’ di accortezza si sarebbe potuto evitare l’ennesima estate di caos.

Qui però avviene il colpo di scena.
I Signori Gravina e Ghirelli ricorrono al Tar del Lazio (?). Alla faccia del rispetto delle regole e delle sentenze e ottengono che tutto sia sospeso (congelato) sino al 9 settembre. A campionati già iniziati e buonanotte. Ingiustizia è fatta.
Ma non è solo questo, la cosa CLAMOROSA è che il Coni a mezzo del Suo Presidente Giovannino Malagò si è costituito in giudizio innanzi al Tar con il suo legale storico, avvocato Alberto Angeletti. CONTRO la Figc.
Si legge nella comparsa del Coni che le decisioni del Collegio di Garanzia sono “corrette e congruamente motivate”.
E quindi si conclude per il rigetto di ogni istanza cautelare e per l’inammissibilità del ricorso della Federcalcio.
Tanto Clamoroso, quanto inequivocabile.

Le sentenze, caro Gravina vanno rispettate non solo a parole.

Allora egregio Presidente Malagò. Siamo in epoca di grandi stravolgimenti, anche in campo politico. Con parlamentari che lavorano ad agosto e Camere funzionanti.
E’ ora di mettere mano a questa gestione di Gravina e, ahinoi, di commissariare la Federcalcio.

Eh dai Vittorio, non ci sono i presupposti, non basta infischiarsene di sentenze e del Coni.
Ci vuole altro.
Pronto e servito allora.
Lo sa il Presidente del Coni che la Figc, in mano a questi incompetenti, è tecnicamente fallita se fosse una società di capitali?
Ha avuto il tempo, egregio Presidente, di leggere i dati del Budget Federale del 2019?
Glieli sintetizzo io. Anche se sicuramente li conoscerà.
Il Budget 2019 presenta un risultato di esercizio di MENO 9,1 Milioni di Euro.
Per evitare scuse ed equivoci su chi abbia portato la Federcalcio al fallimento, si precisa che il margine operativo lordo è pari a 5,8 milioni di euro e il risultato operativo ante imposte è pari a MENO 1.1 milioni di euro.

Bada bum.

Come pensano di coprire il deficit gli amici della Federcalcio? Mistero.
E in tutto questo Gravina che fa?
Spende e spande ai quattro venti.
Va bene ingaggiare come manager Marco Brunelli proveniente dalla Lega di serie A dove ha avuto il ben servito dalla nuova Governance.
Ma quanto guadagna? Non si sa.
Ora però che bisogno c’è di ingaggiare anche Fabio Santoro, anch’esso scartato dalla Lega di Milano, quale nuovo direttore del Marketing federale, ufficio che in via Allegri è già ben nutrito di managers.
E a quanto si ingaggia? Mistero, ma parliamo di dirigenti.

Auguriamoci che Miccichè e compagni non mandino a casa qualche altro dirigente perché a Via Allegri non ci si entra più.
E tu Gravina, in una situazione di tale deficit, ti metti a ingaggiare managers?

Ma non basta!

Come da me preannunziato  alcuni mesi addietro, la Federcalcio ha concluso con il Comune di Roma un accordo per gestire il Salaria Sport Village. Un grosso centro sportivo, in zona periferica di Roma, a suo tempo sequestrato all’imprenditore Anemone.
A parte il fatto che il complesso non è ancora stato acquisito al patrimonio pubblico e che quindi sembra una bella imprudenza prenderlo in gestione per tre anni.
Ma poi chi paga?
Sul sito del Comune la Sindaca Raggi sbandiera ai quattro venti che per l’Amministrazione Comunale è tutto gratis.
E quindi chi paga? Ma si Pantalone Gravina, tanto milione più, milione meno.
E chi diventa responsabile del Centro?
Altro amico degli amici.
Giovanni Valentini, figlio dell’ex giornalista ed ex Direttore Generale Figc Antonello Valentini.
Ruolo e compenso?
Ehm, Direttore commerciale (un altro?) per le attività di Sales, Accounting e allestimenti.
Ah allora capiamo l’importanza.
Compenso? Solito mistero.

Ultimo ma non ultimo, l’ingaggio della signorina, avvocatessa Chiara Faggi, giovane professionista conosciuta da Gravina a Firenze in quel della Lega Pro e diventata suo braccio destro.
Il nomignolo “Gabri” deriva proprio da Lei che era solita chiamarlo così negli Uffici di Via Jacopo da Diacceto.
Ebbene anche lei è stata chiamata a Roma, non all’ufficio legale (è digiuna di diritto sportivo) ma come Risk Manager.
Compenso? Vedi sopra.
Mistero.

Allora caro Presidente Malagò, ma non basta questo triste panorama fatto di regole calpestate, di malagestio, di sperpero di risorse pubbliche per intervenire?
Dobbiamo sempre aspettare che si muova la Procura della Repubblica?

Non vogliamo entrare nell’esame delle nuove leggi che stanno privando il Coni di ogni potere, ma almeno quello di sorvegliare e di commissariare le federazioni spetta ancora a Lei, caro Presidente.

Giovannino, ti preghiamo , pensaci tu.

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