GHIRELLI IL “SO FAR TUTTO O FORSE NIENTE”. DIRETTORE SPORTIVO, E’ ANCORA UNA PROFESSIONE?

    Prendo lo spunto da un evento attuale della mondanità nazionale. Il Festival di Sanremo. Nello “sbobinare” edizioni del passato il conduttore ha inteso riproporre una canzone che portò al successo, negli anni ’70, i “Ricchi e Poveri”.
    “Che sarà”
    Nulla di più appropriato da avvicinare al calcio italiano. Quel “so far tutto o forse niente, da domani si vedrà” (contenuto nel testo) si colloca alla perfezione in riferimento alle carenti gestioni di Federcalcio e di altre componenti del sistema tra le quali la Lega Pro.
    Recenti esternazioni del vecchietto di Gubbio, gestore approssimativo della Lega Pro, danno modo di riflettere sulle sue reali capacità manageriali. Metto in fila alcune sue perle che meriterebbero il guinnes dei primati.

    Quella sul manto erboso dello stadio di Bisceglie, per esempio. “Il campo di Bisceglie? Se non lo mettono a posto esercitiamo noi il potere di sostituire il manto erboso sostituendoci al Bisceglie per poi addebitare l’intervento al club. E sarà la prima volta che si applica”. (il pasticcio verbale di “sostituzione” e “sostituendoci” mi auguro per il buon Francesco sia un refuso di chi ha raccolto la sua dichiarazione su Radio Punto Nuovo).
    Ma quando mai! Da dove trae Ghirelli questo potere. Chi delibera quella decisione. E da dove prende (eventualmente) quel denaro. Peraltro non risulta che il Bisceglie sia proprietario dello stadio cittadino. Né che nella convenzione d’uso dell’impianto (obsoleto) sia previsto che il club abbia l’obbligo di sostenere i costi della sua manutenzione straordinaria.
    Il vecchietto vende aria fritta: “noi siamo la Lega delle regole”. Ma quando mai. Lo dimostri con i fatti se ne è capace.
    Al proposito il riferimento alla situazione che si sta verificando nell’Avellino è inevitabile. La Covisoc aveva rilevato delle criticità sull’origine delle somme disponibili (è denaro di De Cesare). La presidenza federale (minuscolo) ne era stata informata. In attesa di… si è deciso di nascondere la polvere sotto il tappeto. Queste sarebbero le regole? Avellino “era” un tempo la storia del calcio italiano. Ora non più. Le ultime gestioni l’hanno disastrata. Le chiacchiere se le porta il vento. Con una domanda. Chi farà fronte alle scadenze di metà mese con i tesserati? L’Avellino è pronto a implodere a brevissimo. Gli eventi del presente confermano l’approssimazione operativa di Federcalcio e Lega Pro.

    E la trattativa dell’Arezzo? E’ plausibile che il presidente (minuscolo) di Lega caldeggi al presidente La Cava il soggetto con il quale trattare la cessione del club. Non risulta che tra i suoi compiti ci sia anche quello di fare l’intermediario alle compravendite (in altri campi li chiamano faccendieri).

    Dello sciopero e dei suoi risultati (Franceschino lo aveva però definito il blocco dei campionati) non si parla più. L’esito delle trattative con il Ministro dello sport. Quali i risultati? Tutta fuffa. Eppure Gravina e Ghirelli avevano definito quell’incontro positivo. Viene il dubbio che sia servito soltanto per invitarlo (il ministro) a quell’inutile convegno del 28 gennaio “Il calcio che fa bene al Paese”. Parole di nessuna reale utilità per i club della terza serie. Perché il problema impellente che giace sul tavolo, rimane sempre lo stesso. I presidenti , da una governance operativa e che si rispetti, si aspettano aiuti economici e riforme. Argomenti tanto sbandierati quanto disattesi.
    Certo è che sterzare dalla defiscalizzazione verso il marketing della maglia, facendolo transitare come business del futuro, di faccia tosta ce ne vuole in quantità industriale. Fossi io presidente di un club mi sentirei preso in giro.
    Gli eventi  fanno tanto facciata di campagna elettorale (sempre abile il vecchietto di Gubbio nell’organizzarli), ma non risolvono i problemi della categoria. Il prossimo appuntamento racconta che, a breve, si andrà a rendere visita a Papa Francesco. Ghirelli, ben introdotto negli ambienti vaticani, sarà certamente accompagnato dalla signora Francesca Buttara. La nuova responsabile delle relazioni istituzionali della Lega Pro. Avremo così il piacere iniziare a tessere le capacità, professionali, della nuova arrivata.

    E’ un periodo in cui si parla frequentemente di cessioni di club. Appare scontata la vendita del Livorno al gruppo Share’ngo. Con la fuga, annunciata, di Preziosi a Verona, lato Hellas, appare sempre più probabile che Spinelli ritorni nuovamente, da proprietario, al Genoa.

    Si avvicina la fine del quadriennio olimpico. Iniziano le indiscrezioni anche sulle prossime campagne elettorali relative alla varie componenti del calcio. Per la scelta del nuovo rappresentante della Associazione Italiana Calciatori oltre a Umberto Calcagno, il candidato di sempre, si propone un nome nuovo, un illustre del calcio italiano ed internazionale. Marco Tardelli. Attenzione a sottovalutarlo, avrebbe il sostegno politico di più di una componente.

    Nei giorni scorsi ha avuto inizio, all’università del calcio (Coverciano), l’ennesimo, inutile corso per direttori sportivi. Da più parti si evidenzia pubblicamente che in Italia cento club professionistici sono esagerati, ma poi la Federcalcio continua a diplomare quaranta nuovi dirigenti all’anno.

    Sono ben oltre millecinquecento, tra direttori sportivi (propriamente detti) e collaboratori alla gestione sportiva, i soggetti in possesso di un diploma. Una enormità incomprensibile. Corsi che servono soltanto per portare denaro nelle casse della Federcalcio.

    Il Direttore sportivo. L’unica categoria ignorata dal sistema. La Federcalcio a differenza di quanto accade per le altre professioni di percipienti raccoglie tutto. Basta un titolo di studio, il pagamento della tassa di iscrizione e della retta (conseguire la qualifica di direttore sportivo, spese di vitto ed alloggio incluse, costa oggi quasi 7 mila euro). Preparazione specifica di settore quasi nulla. Conseguentemente una fabbrica di disoccupati. Ci sono soggetti che prendono il diploma per diletto. Senza avere nessun interesse professionale. Ridicolo.
    Facendo una similitudine. Gli allenatori per giungere al top della specializzazione transitano attraverso gradualità di sistema (Uefa A – Uefa B). Debbono successivamente partecipare a corsi di aggiornamento che conferiscono punteggi. I direttori esclusa la diversità con gli addetti alla categoria dilettantistica sono tutti immediatamente “dottori”.

    Una categoria penalizzata dal sistema. Alla quale non vengono mai riconosciuti i propri diritti. Alla quale è sempre stato negato l’ingresso in ambito decisionale. Calciatori, arbitri ed allenatori sono rappresentati in Consiglio Federale (rappresentano assieme il 32 per cento come pesi elettorali). I Direttori sportivi, alla porta di quel salone al primo piano di via Allegri, non possono nemmeno avvicinarsi.
    Incontri tanti. Gravina riceve tutti. Elogia e delega i suoi legali a mantenere contatti. Fatti sostanziali però nessuno. Da anni si rincorre il riconoscimento dello status giuridico della professione. Mai si è ottenuto qualche risultato. Qualche stato di avanzamento.

    Direttore Sportivo? Una categoria che nel presente vive di illusioni. Che rinuncia a comprendere di essere stato relegato a ruolo di secondo piano. “Superato” dall’insinuarsi nel sistema di procuratori confidenti dei presidenti ed in alcuni casi anche da qualche faccendiere.
    A differenza di quanto accade nelle altre componenti, manca spirito di corporativismo. Ognuno percorre una propria strada. Anni di assenteismo hanno creato il vuoto. Oggi si rincorrono posizioni difficili da riguadagnare.

    Lodevole l’impegno di Claudio Molinari, con pochi altri, nel cercare di ricucire rapporti che il tempo e l’evolversi del sistema hanno sfilacciato. Per l’impegno profuso gli auguro di riuscire a migliorare le condizioni della categoria. Sono però scettico.
    La mia sensazione? In molti pensano soltanto al proprio “orticello” adeguandosi a ruoli infimi pur di sottoscrivere un contratto. Dopolavoristi che fingono di esercitare la professione, ma materialmente accettano di fare i porta borse e gli autisti dei presidenti. Con certi criteri comportamentali e con questa mentalità risultati non se ne otterranno mai!

    La Lega di serie A spaccata da contrasti economici. Arbitri contestati, il Var in più di un caso  ha acuito i disagi anziché risolvere i problemi. Lega Pro senza una guida capace. Federcalcio in stallo totale. Ed allora cosa ti puoi attendere da questa governance che “sa far tutto e forse niente”. Il futuro del calcio?  “Sarà quel che sarà”.

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