GHIRELLI E GRAVINA, OCCHIO ALLA POLTRONA! GIUSTIZIA SPORTIVA: CERCASI CHIARA DISPERATAMENTE

    1) LEGA PRO: COME SI PUO’ FALSARE UNA STAGIONE

    E’ la paura quella che accompagna il “vecchietto” nella sua gestione scellerata. La paura di riscontrare enormi difficoltà all’atto delle iscrizioni, per mantenere inalterato il format. Quelle 60 squadre. Ed allora giù con le riammissioni (uno scempio) perché il denaro per i ripescaggi onerosi non lo investirà nessuno.

    Si la paura di vedere tutti i suoi “pulmini” schiantarsi contro i tanto decantati “campanili”. Perché quello è il destino preannunciato della Lega Pro. Senza un progetto. Senza programmazione. Senza futuro. Ore su ore di parole inutili. Direttivi di nessun valore. Argomenti irrealizzabili. Consulenze che emergono soltanto per la loro prorompente onerosità.

    Minutaggio. Salary cup. Lo Statuto (quaranta e più pagine da commentare consegnate soltanto all’ultimo momento). Argomenti triti e ritriti di nessuna utilità futura. Fa accapponare la pelle il solo pensare di poter risolvere i problemi di natura finanziaria imponendo ai club una “salary cup” bloccata, come pensa Francesco il vecchietto, sul milione di euro al lordo. Sanzionando sistematicamente e drasticamente chi intendesse trasgredire.

    Ghirelli si applica e si concentra sul futile. Pensa a 360 gradi sull’inutilità. Continua invece a trascurare l’unico argomento improcrastinabile. Cosa fare, doverosamente, per la sopravvivenza della terza serie. Nel rispetto del mandato affidatogli, con il voto dei presidenti, al momento della sua elezione. Era l’ottobre di due anni orsono.

    Ghirelli, da presidente della Lega Pro, ha risposto costantemente, autoincensandosi, con un ritornello stantio. Pulmini e Campanili. I primi sono tutti rimasti, inutilizzati,con le ruote sgonfie. Le campane dei secondi non rintoccano più. Trascuro volutamente l’argomento etica sul quale ci sarebbe da scrivere un libro. L’etica appunto, una sconosciuta per Ghirelli.

    Neppure uno sprovveduto “marziano” proveniente dalla galassia, digiuno di ogni nozione del sistema calcio, potrebbe pensare di proporre una assurdità di quel genere. A quelle condizioni. Idee fuori da ogni logica. Mi chiedo come facciano quei presidenti, per lo più imprenditori affermati e di successo, a rimanere in silenzio di fronte a tanta nefandezza.

    Dimenticavo. Il vecchietto Francesco (nella foto a fianco), nel frattempo divenuto capellone, è stato da tempo sfiduciato dalle sue società. Sarebbe a dire che parla ancora a ruota libera, ma a vanvera. Gli si ride alle spalle, ma lui, scriteriato, prosegue imperterrito. L’inutile assemblea tenuta lo scorso 22 giugno una vera presa per i fondelli. Per tutta la categoria. Per tutti i presidenti.

    Gabri Gravina, intervenuto in diretta “call conference” in un precedente direttivo, aveva ampiamente anticipato le conclusioni che avrebbe deliberato il successivo Consiglio Federale. Un atteggiamento irrituale che non è lecito riscontrare in un presidente federale. Tutta pappa e ciccia (i “graffi” posseggono il verbale di quel direttivo, non pubblico volutamente quelle 41 pagine di presa in giro) alcuni interventi di Gravina, di Tognon e del segretario Paolucci lasciano interdetti.

    Gabri cosa non si fa nel tentativo di salvare quella poltrona!  La difesa strenua di quel peso elettorale della terza serie bloccato sul 17 per cento non ha prezzo.

    La stagione, giocati i play out ed emesse le sue sentenze, va portata comunque a termine con gli spareggi promozione.

    Dai play off si sono volutamente fatti fuori alcuni club. Ha fatto sensazione l’Arezzo del mio amico Giorgio La Cava. Giorgio è una brava persona. Un pagatore. Uno che ha sempre onorato i suoi impegni. Responsabilmente ha però deciso di porre fine a questa esperienza negativa. L’adrenalina dei novanta minuti non giustifica la ingente dispersione economica. Non ha senso, si è detto il buon Giorgio, andare avanti in una impresa che produce soltanto perdite. Porta avanti da mesi una trattativa di cessione con la speranza di essere sollevato, quanto meno, dalle garanzie rilasciate. Parole se ne sono fatte tante, fatti concreti pochini. Sino ad ora. L’Arezzo, non per responsabilità di Giorgio La Cava, rischia di scomparire.

    Non se la passa meglio il Siena. Che pure i play off li disputa, ma ha seri problemi per quanto concerne una sostanziosa ricapitalizzazione. Non ce la facesse ad iscriversi? Contribuirebbe a rendere ancora più farlocchi i risultati di questa stagione.

    Per non parlare del Catania, club in stato fallimentare, dove i tifosi si stanno addirittura autotassando per offrire la possibilità, alla squadra, di affrontare la trasferta di Terni. Domenica prossima in notturna, contro i rossoverdi locali, si giocherà, infatti, il secondo turno. Il fiduciario dei tifosi è divenuto l’allenatore dei rossoazzurri Lucarelli che si è auto eletto capo popolo. Cose inaudite. Da Procura Federale. Angelo Massimino, disgustato, si starà rivoltando nella tomba.

    Rivolgo allora una domanda a Francesco il vecchietto ed a Gabri Gravina. E se il Catania battesse la Ternana? Non dovreste vergognarvi? Quale sarebbe la regolarità di questa competizione? Spiegatecelo perché faccio veramente fatica a comprenderlo. In quel caso dovreste spiegarlo anche agli appassionati tifosi ternani. Ma soprattutto a Stefano Bandecchi.

    Una serie ridotta sul lastrico da una governance inadeguata. Certamente. Immense le responsabilità di Francesco Ghirelli. Ma voi presidenti, voi che avete sempre accettato supinamente le sue più che discutibili decisioni, anche voi, scusatemi, non siete certamente esenti da colpe!

    Concedetemi la chiosa sulla serie c (minuscolo). Richiama al direttivo tenutosi nella giornata di ieri. Gli stessi vice presidenti di Lega Tognon e Capotondi, durante quella seduta, hanno contradetto Franceschino nostro. Segno evidente, con il trascorrere dei giorni, di un malessere sempre più accentuato anche all’interno. Sappiamo tutti che nel mese di ottobre si provvederà al rimpasto. Saranno rinnovate le cariche in Lega Pro. Un suggerimento lo voglio dare al mio “vecchietto”. Francesco, ma chi te lo fa fare? Attendere questi mesi che potrebbero tramutarsi in sofferenza. Per te. Non ti vuole più nessuno. Da signore quale dici di essere. Deliziaci. Alzati e lascia libera quella poltrona. Da subito e senza indugio però!

    2) GIUSTIZIA SPORTIVA: CERCASI CHIARA DISPERATAMENTE (prima parte)

    Voi sorriderete, ma siamo alle solite “Gabri”. Le cose in Federcalcio continuano ad essere ferme, immote, in attesa delle mosse elettorali. Degli accordi disattesi con Sibilia. Della Lega Pro del vecchietto di Gubbio, pronta ad offrire il suo patrimonio di fuffa e soprattutto del 17 per cento da regalare al nostro attuale presidente ho argomentato all’infinito.

    Strani movimenti anche nelle altre componenti. L’Aic che, dimessosi finalmente Tommasi, chiede al candidato Calcagno di essere uniti…. puzza, lontano un miglio, di inciucio. Di tentato accordo preelettorale con il mitico Tardelli.

    Anche di riforme non si parla più, niente revisione dei format. Nulla sui pesi elettorali, con la Lega di Serie c (minuscolo) che vale come la serie A e la Serie B messe insieme. Ridicolo.
    Ma si! Tanto ora si gioca (come ho detto sopra), parliamo di campionati, di partite. Di VAR e di arbitri che sono obiettivamente scarsi.
    Di far funzionare la macchina federale? Ma chissenefrega. Alla Gabri maniera.

    Tema scottante: la Giustizia Sportiva, che è comunque un caposaldo di ogni federazione.

    I malfunzionamenti sono tali da farci rimpiangere addirittura lei. La piacente risk manager avvocato Chiara Faggi (a fianco nella foto). Defenestrata per motivi non noti (li sapremo mai?) che aveva anche il ruolo dei rapporti fra Federazione e organi di giustizia.

    La cosa era stata da me più volte criticata in quanto uno dei principi cardine di ogni ordinamento è la separazione fra Federcalcio e Giustizia sportiva. Che deve essere, ovviamente, indipendente.

    Ma almeno la piacente Chiara (non avendo molto da fare in realtà) era solita presenziare le stanze di Via Campania e farsi vedere. Almeno sollecitava a lavorare.
    Ora forse è il caso di darsi una mossa. In modo che i componenti degli Organi di Giustizia nazionali della Federcalcio possano dedicarsi ad approfondire le tematiche di diritto sportivo. Soprattutto, i termini previsti dal Codice di Giustizia Sportiva varato appena un anno fa.

    Non c’è dubbio, infatti, che nonostante gli sforzi fatti per rinnovare i vertici, o forse proprio per questo, le cose continuano ad andare male, sia pure nell’apparente silenzio generale. (segue alla prossima puntata)…

    Federcalcio e Lega Pro. Due gestioni maldestre. Del resto da due impauriti, per la fine probabile delle loro poltrone, come Gabri e come Francesco il vecchietto, cosa di meglio ci si poteva attendere!!

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