Gabriele, ricordati, hai voluto tu la bicicletta!

E così ci siamo, caro Gabriele. Il 22 Ottobre l’assemblea federale ti nominerà nuovo Presidente della FIGC.
Le disgraziate gestioni di Fabbricini, alias Malagò, alias Lotito, hanno preso per stanchezza (e sconcerto) tutto il mondo del calcio. Devastandolo con ricorsi e controricorsi che hanno portato allo sfacelo dei Campionati professionistici.
Ad oggi, siamo al 10 Ottobre (!?) non sappiamo ancora il format di Serie B. Se l’Entella può schierare Cassano in Lega Pro. Se il Catania ha diritto solo ad un risarcimento milionario o può far sognare i propri tifosi in una categoria superiore.
Di questa gestione commissariale, la peggiore della storia federale, che è sopravvissuta a Moggi e Calciopoli, ma non a questo arzillo vecchietto, si parlerà ancora a lungo, visto che lascerà conseguenze di natura penale e risarcimenti da affrontare in proprio.
Oggi voglio concentrarmi sul nuovo Presidente Federale. Candidato unico, di componenti che si sono finalmente ricompattate (a parte la sconcertante associazione italiana calciatori che, in questa vicenda, ha mostrato tutta la sua debolezza) per candidare il Gabriele (Gravina) che almeno conosce la macchina federale.


Sono passati quasi 10 mesi da quel fatidico 29 Gennaio. Quando, di fronte allo strumentale passo indietro dell’associazione calciatori che barattò se stessa per posti di sub-commissario, garantiti dal Malagò nazionale, Gravina preferì il commissariamento ad un accordo con la potente Lega Nazionale Dilettanti di Cosimo Sibilia.
Non dimentichiamo che in quelle fasi concitate (nelle quali nessuno dei candidati aveva raggiunto il quorum per essere eletto e si intrecciavano incontri e riunioni per evitare di consegnare la Federcalcio al Coni) la telefonata di Sibilia, per un accordo, arrivò: “tu fai il Presidente Federale ed io il Vicario”.
Gravina, mal consigliato e molto, da persone che ancora gli gravitano attorno dispensando “saggezza”, non accettò. Per non essere “ricattato” (mi scuso per il termine forte) o schiacciato dal peso di Sibilia.
Perché oggi non è la stessa cosa?
Il buon Cosimo sarà Vice Presidente vicario, ma da che mondo è mondo (federale) la Lega Nazionale Dilettanti, con il suo 34 percento e il suo movimento, è sempre stato un interlocutore maximo in Consiglio Federale.
Basti pensare al peso e alla potenza del Tavecchio nazionale che è poi diventato Presidente Federale e non solo in pectore.
Caro Gabriele, hai voluto la bicicletta, ora c’è da pedalare. Cerca di dare un segno tangibile ad un movimento che ha bisogno di interventi. All’interno ed all’esterno.
Incidi, decidi, riforma. Liberati dei consiglieri. Dei tatticismi. Degli equilibri da mantenere a tutti i costi.


Basta gestioni senza decisioni. Niente riforme, niente di niente. Mi si perdoni il riferimento a Giancarlo Abete. Una bella persona, che stimo, preparata, ma mai decisionista. Solo per cercare di accontentare tutti. La Federcalcio e il mondo federale non hanno più bisogno di quel tipo di gestioni. Non si tratta di capacità, ma di volontà. L’idea di candidarlo (Abete), poi abbandonata per l’impedimento legislativo, era semplicemente figlia di volontà contingenti.
Oggi, Gabriele, sei candidato unico. Rimboccati le maniche. Fai vedere di che pasta sei fatto. Che non è stata solo una decisione presa dalle componenti “per stanchezza”, ma che sei la persona giusta. Dimostralo!
Anche oggi voglio essere positivo e non critico sul passato. La gestione della Lega Pro dell’era post Macalli è stata deludente, nel tacere di qualche scheletro, di troppo, del passato. Il recupero di quei 277 mila euro utilizzati da Macalli per scopi personali, per esempio. Sarà, quello, il primo gravame per il presidente di Lega Pro che verrà.
Ci si sarebbe aspettati ben altro sprint, nella gestione post Macalli, ma niente è successo né è migliorato nella terza serie. Anzi la terza serie è sparita dai media. Senza riforme. A tacere di strani ostracismi avversi all’ingresso di compagini nobili, come Bari e Avellino, che avrebbero portato soldi e prestigio.


Oggi, però, è giorno di festa e non di critiche. Anche se, in questi due anni di mandato, saremo sempre attenti a quello che si farà o non si farà. Forza e coraggio. Rimboccarsi le maniche, di lavoro ce n’è tanto, da fare, sia all’interno che all’esterno.
Prima di tutto. Sùbito. Prima del 22 Ottobre, si indichi la figura del segretario generale. Niente più direttore generale (per fortuna) come del resto è in tutte le federazioni straniere o organismi internazionali.
Questo signor Uva ha fatto parecchi danni nella gestione interna. Se ne torni al Coni (dove sono terrorizzati al pensiero del suo reintegro, visto che il poche settimane era riuscito ad inimicarsi tutto il personale). Se ne stia alla Uefa, come vice presidente (non conta nulla). Ecco, lì c’è un segretario generale come Giorgio Marchetti. Uomo del fare e del non apparire. Basti pensare che il suo predecessore, Gianni Infantino, oggi è diventato presidente della FIFA. Un organismo che accorpa oltre 200 federazioni nazionali.
Ecco, scegliere subito il braccio destro, una figura di peso e capacità. Lasciare perdere avvocati che aspirano a cariche politiche tipo Vito Cozzoli, vicini a Di Maio (che pure erano stati indicati come possibili presidenti federali) o Ruggero Stincardini, che bazzica le cose federali da anni, ma che tende più a quella figura di azzeccagarbugli di manzoniana memoria.
E poi, in questa fase, chiarezza e trasparenza. Giungono voci di più persone che assicurano di essere state investite della carica. Promettere in campagna elettorale è sport abituale. Una pessima consuetudine. Oggi non serve, non ce n’è bisogno.
E allora, lungi da noi fare nomi, ma indicare, subito, la figura del Segretario è segnale forte. Qui si deve lavorare, basta chiacchiere e distintivo.


Prima di passare al bellissimo programma elettorale, un invito a mettere a posto, oltre al Segretario, la macchina interna della FIGC, sconquassata da questo direttore generale. Molto popolare ma non sappiamo francamente il come ed il perché.
La scelta degli uomini dello staff è fondamentale e delicata (non come quel digi della Lega Pro del quale non si hanno più notizie, scomparso anche dall’organigramma sul sito).
Fuori il nome del Segretario Generale. Revisione dei dirigenti e “yesman” di cui si è circondato Uva. Non servono i tornelli interni, il personale va stimolato in altra maniera. Con altri metodi.
La macchina federale deve essere rimessa in moto. Totalmente. E poi le riforme. Purtroppo i pesi all’interno della Federazione vanno modificati. Dico purtroppo perché la vittima sacrificale è la terza serie.
Il suo 17 percento era stato tarato quando le squadre erano 90. Ora sono (forse) 54-56-59, francamente non si sa, ma il format dell’articolo 49 delle Noif dice 60. E allora la Lega Pro deve cedere un 5 percento in favore della Serie A, unico volano del nostro calcio.
Si badi bene che Lega Pro rappresenta comunque una realtà enorme. Ha la tradizione dei Comuni su tutto il territorio. Nel programma (del nostro) si parla di semi professionismo allo scopo di alleggerire i costi. Rimane il dubbio sulla ripartizione dei diritti della Legge Melandri che riguarda il calcio professionistico. I principi ispiratori della Legge, così come modificata dal decreto Lotti, tengono conto maggiormente dei bacini di utenza e degli spettatori. Comunque gli importi per la Lega Pro non devono essere diminuiti. Anche a costo di dover “rimodulare” legge (Melandri) e decreto (Lotti). Altrimenti la ristrutturazione della categoria risulterebbe ininfluente. Inefficace.
La realtà, vera, è che il movimento di Lega Pro va rilanciato. Presenza sui media. Politiche giovanili reali e non imposte. Scrematura seria su soggetti e avventurieri di cui il calcio non ha bisogno. Se diventare semiprofessionisti vuol dire allentare i controlli, niente più Covisoc e fidejussioni, allora no. Grazie.
Soprattutto, caro Gabriele, va ricostruita la cultura del rispetto delle regole. Il caos di questa estate è stato generato (l’ho scritto e quindi carta canta) dalla malevola volontà del duo Fabbricini e Malagò. Voglioso di alimentare i contenziosi e giustificare una gestione commissariale che non ha più ragione d’essere da maggio. Quando le componenti chiesero la convocazione dell’assemblea elettiva.


Solo l’intervento della politica ha costretto il Commissario a convocare l’assemblea, ma nel frattempo siamo arrivati al 22 Ottobre! Fabbricini, pur ammonito di badare solo all’ordinaria amministrazione, ha tentato di convocare l’assemblea del calcio femminile passata sotto la gestione federale (?), per nominare quale presidente una amica, tal Martina Colombari. Nota esperta dirigente di calcio e di gestioni federali? Non mi sembra.
L’ultimo tentativo, nella realtà dei fatti, di piazzare qualcuno di gradimento. Che vanta l’unico merito di essere la moglie di un ex calciatore, il Billy Costacurta, che come sub-commissario ha ingaggiato per la Nazionale il nuovo mister Carlo Ancelotti (ah chiedo venia, è andato al Napoli, allora non è riuscito neanche a fare quello).
Fortunatamente la reazione di tutte le componenti è stata talmente forte che il golpe non è riuscito e l’assemblea rimandata.
Rispetto delle regole. È, e deve essere, la prima regola. Occorre sostituire le fidejussioni non più valide. Non rispetti i termini? Deferimento immediato ed esecuzione delle sanzioni.
Se la Giustizia Sportiva ha bisogno di più risorse, occorre provvedere. Si è detto che bisogna rivedere i pesi all’interno del Consiglio. Caro Gabriele, ti farai dei nemici, ma non indietreggiare.
Occorre riportare i format della Serie B a 22 squadre o a 20, con provvedimenti immediati e condivisi con le componenti. Guardate che aver devoluto al Tar del Lazio la soluzione delle controversie almeno per le iscrizioni, non è la panacea. Anzi.


È di ieri il balletto di cui è vittima la Virtus Entella, che chiede la riammissione (non il ripescaggio) al posto del Cesena, fallito. Il Tar ha, correttamente, rinviato il tutto a data da destinarsi perché gli avvocati dell’Entella (caro Gozzi, utilizzi dei legali esperti di cose sportive, non servono i “fari” del Foro), forti della sentenza del Collegio di Garanzia dello Sport, si sono “dimenticati” di impugnare il comunicato di diniego della Serie B che opponeva il format a 19 squadre.
Meglio quindi che ci sia una giustizia sportiva efficiente. Regole certe da seguire, il TAR è un giudice molto formalista. Qui siamo quasi a Natale ed i Campionati ancora non partono.
Caro Gabriele, utilizza i consulenti avvocati della Federazione. Quelli che Fabbricini ha lasciato in disparte per privilegiare il figlio del presidente Napolitano (un altro favore). Potenzia anche l’ufficio legale con persone d’esperienza.
Cultura del fare e del decidere. Questo è il tuo nuovo motto.
Ricordati, hai voluto tu che ti fosse regalata la bicicletta!