Federcalcio, i disastri di Fabbricini e le ambizioni (assurde) di Malagò

La Figc dopo oltre 8 mesi ha un nuovo presidente, Gabriele Gravina. Eredita il posto lasciato dal commissario, Roberto Fabbricini, responsabile dei tanti disastri a cui stiamo ancora assistendo nei campionati professionistici. Il calcio italiano, lo scorso anno aveva raggiunto il punto più basso, mancando clamorosamente, con la nazionale azzurra, la qualificazione ai mondiali, in quell’infausto spareggio contro la Svezia.


Da quel giorno si è decise di rivoluzionare tutto. Partendo proprio dalla Figc, costringendo alle dimissioni Carlo Tavecchio. Ci pensò Giovanni Malagò a prendere la palla al balzo mettendo in via Allegri il suo braccio destro, proprio Roberto Fabbricini. Sarebbe dovuto toccare all’uomo fidato di Malagò, salvare un calcio italiano in totale agonia. Lo stesso commissario ha invece contribuito a disastrarlo definitivamente, rivelandosi inadeguato nel ricoprire un ruolo di tale importanza. In questi otto mesi di commissariamento, non è stato fatto nulla di nuovo. Si è anzi peggiorato. Della serie: cambiamo tutto per non cambiare nulla.


Dell’era Fabbricini, ricorderemo il provvedimento riguardante l’inserimento delle seconde squadre nei campionati professionistici che si è rivelato un flop totale e che ha visto soltanto la partecipazione della Juventus Under 23. Tutti gli altri club, impreparati, hanno preferito defilarsi. Altra chicca è stata quella di strappare il calcio femminile dai dilettanti. Ma il buon Fabbricini si è superato con la questione legata al blocco dei ripescaggi in Serie B, violando tutte le norme e stravolgendo il regolamento, lasciando il campionato cadetto a 19 squadre. Questo ha creato caos e ricorsi da parte delle cinque società escluse, con conseguente slittamento dei calendari e ritardo dell’avvio dei campionati, tanto da far scomodare il governo che ha dovuto emanare un decreto, affidando il tutto alla giustizia amministrativa.


La cosa assurda fatta da parte del pupillo di Malagò, è stata quella di aprire ai ripescaggi per poi fare un comunicato a distanza di dieci giorni, che annunciava la decisione opposta, senza ancora aver restituito i 2 milioni di euro alle cinque società. Il tornado Fabbricini, nonostante i suoi disastri, si è presentato come se nulla fosse successo all’assemblea di lunedì scorso, dichiarando pubblicamente di essere pentito per aver lasciato la Serie B a 19 squadre, ma allo stesso tempo odia i ripescaggi. Davvero una contraddizione continua. Si è chiusa in tal modo quest’altra triste pagina del calcio nazionale. Protagonisti Giovanni Malagò e Roberto Fabbricini personaggi rivelatisi inadeguati, attaccati esclusivamente alla poltrona con mire future (Malagò nel prossimo quadriennio olimpico) anche a quella al quarto piano di via Allegri. Il commissariamento ha però aperto gli occhi, è servito almeno per quello. Il presidente del Coni si è autoeliminato.

Non tutto il male viene sempre per nuocere.