Fabio Liverani: il trionfo de “ l’estetica operaia “

Fabio Liverani, tecnico del Lecce, è uno degli allenatori che sta riscuotendo più successo durante questo campionato di Serie B, grazie alla posizione di alta classifica che occupa la sua squadra, frutto sicuramente di lavoro e determinazione, ma anche del bel gioco espresso fin ora dai suoi ragazzi.
Probabilmente grande merito di questo exploit di questo primo scorcio di stagione va riconosciuto all’ allenatore romano che, dopo aver riportato i salentini in Serie B dopo 6 anni di purgatorio in LegaPro, ora si gode il lusso di guidare una squadra che inaspettatamente è diventata di vertice. Quindi se “ due indizi fanno una prova” è evidente che la bravura del mister nel miracolo Lecce ci sia tutta, proprio in virtù dei risultati ottenuti lo scorso anno vincendo il campionato (dove tanti avevano fallito prima di lui) e poi proseguendo a suon di vittorie ed ottime prestazioni questa prima parte del torneo cadetto. Questa situazione ha fatto sì che si accendessero i riflettori su molti dei suoi giocatori, che ora sono richiesti da diverse squadre di Serie A.
Da calciatore, Liverani è ricordato come un metronomo capace di dettare i tempi alle azioni, di pennellare parabole deliziose per i compagni di squadra grazie a un sinistro vellutato, ma soprattutto per la tecnica sopraffina che ne fece un vero rappresentante estetico di questo sport, secondo in quegli anni solo a un certo Andrea Pirlo.

In un certo senso anche da allenatore sembra che stia ripercorrendo la stessa carriera avuta quando calcava i prati verdi, perché cerca di trasmettere ai suoi calciatori quella mentalità da “operaio raffinato” che lo ha visto emergere portandolo a fare una scalata dalla Serie C2 fino alla Serie A con il Perugia, per poi arrivare nelle piazze più calde e prestigiose della categoria, come Lazio, Fiorentina e Palermo, senza mai sfigurare, ma riuscendo addirittura ad imporsi e farsi apprezzare grazie alle sue qualità tecniche e motivazionali che ne hanno fatto, già quando era giocatore, un autentico allenatore in campo.
A Lecce, da allenatore, sembra aver trovato quella linea magica e misteriosa che contraddistingue il destino di ogni uomo e che in Fabio Liverani sembra essere l’ esatto corrispondente della sua carriera da calciatore. Di fatti, dopo un inizio di carriera che non era stato dei migliori con l’ esonero nel Genoa di Preziosi e la retrocessione avuta con gli inglesi del Leyton nella quarta divisione d’ oltremanica, l’attuale allenatore giallorosso nel marzo del 2017 arriva alla Ternana e la conduce a una salvezza insperata, totalizzando una media di due punti a partita in soli 13 incontri.

Ma il destino sembra essere beffardo e il rapporto con gli umbri si interrompe e il buon Fabio resta fermo fino alla chiamata del Lecce che, per sostituire il dimissionario Robertino Rizzo, decide di affidarsi all’ allenatore romano. Come già accennato in precedenza, a Lecce ricomincia quella magia vera e propria che lo porta a (ri)trovare quel filo conduttore, o magico che dir si voglia, che ognuno di noi ha e che il buon Fabio aveva già trovato da calciatore quando arrivò al Perugia per poi proseguire per quel che è stata la sua grande carriera.
I risultati ottenuti fin ora con i salentini non possono fare altro che confermare tutto questo, perché Lecce è una piazza dal grande blasone e tradizione calcistica; il Salento è un territorio dalle grandi risorse naturali, i salentini sono una popolazione laboriosa e orgogliosa, figlia della cultura contadina e Lecce è una città che fa dell’ arte un grande punto di forza e d’ orgoglio, non a caso viene definita “la Firenze del Sud”. Un mix di condizioni che si sposano perfettamente con l’ essenza dell’ allenatore romano che con lavoro, determinazione, caparbietà e sudore è riuscito ad arrivare là dove i suoi predecessori avevano fallito, ottenendo la promozione in Serie B al primo tentativo ed a condurre quest’ anno un campionato di vertice che va oltre le più rosee aspettative. Il tutto esaltando il bel gioco , riuscendo a trasmettere alla squadra la voglia di lottare per ottenere qualcosa senza però tralasciare la propria identità estetica (che in questo caso ben si rapporta col valore artistico della città e anche della provincia).

Grazie a Liverani la squadra ha acquisito consapevolezza dei propri mezzi senza sacrificare nulla di quelle che sono le sue prerogative principali, ossia tenacia e bellezza espressiva del gioco.
Forse qualcuno ora si starà mangiando giustamente le mani per non aver creduto a tempo nelle doti dell’ allenatore romano, per averlo (mal)trattato ingiustamente mandandolo via anzitempo o non riconfermandolo, ma la vita si sa è fatta di attimi che vanno sfruttati al meglio e che talvolta possono cambiare il corso e la storia delle cose. E a posteriori probabilmente è un bene che sia andata così, per Liverani, per il Lecce, per i leccesi, ma soprattutto per tutti gli amanti del bel gioco che nel calcio spesso rappresenta la sintesi di quella che potrebbe essere la nostra vita quotidiana e a Lecce, da circa un anno e mezzo, pare essere diventata una realtà nella quale potersi finalmente specchiare.

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