EURO 2020? NO, GRAZIE. GREGUCCI LASCIA IL CT MANCINI E (RI)SCEGLIE SALERNO

“Ma Gregucci… Il vice di Mancini? E chi gliel’ha fatto fare?”. Chiunque cada dalle nuvole, e finisca per planare sulla crisi d’una Salernitana che ha risolto il rebus allenatore sotto l’albero di Natale, il ragionevole dubbio se lo pone. Un contratto da assistente del commissario tecnico della Nazionale Italiana, con scadenza 2020, stracciato per (ri)mettersi in gioco in serie B, su una delle panchine più roventi d’Italia. Possibile? Sì, perché Angelo Adamo Gregucci è uno che accetta le sfide, anche se sembrano un po’ “folli”.

In fondo all’ombra del Castello d’Arechi torna a casa, e per la terza volta.
Debuttò con l’ippocampo 14 anni fa, lui ne aveva 40. A giugno del 2019 ne compirà 54 mentre la Salernitana 100, e così è felice di ritrovarla, quella squadra con cui conquistò una salvezza tra i cadetti nel 2004/2005 ma pure la Coppa Italia di Lega Pro un decennio dopo, nel 2014. L’ultima volta subentrò al Perrone-ter, il tecnico di San Giorgio Jonico, per chiudere al meglio la prima stagione di terza serie dell’era Lotito-Mezzaroma ch’era cominciata con Sanderra. Per questo, dopo aver alzato al cielo il trofeo nella finale contro il Monza, disse che «il merito non è mio ma dei colleghi che mi hanno preceduto». Con lo stesso stile ma pure con tanta amarezza andò via qualche mese più tardi. In una mattinata senza sole al campo Volpe, archiviata l’eliminazione al primo turno dei playoff a Frosinone, “il Greg” lasciò intendere che la conferma non sarebbe arrivata e disse che il calcio italiano l’aveva stancato, che l’Inghilterra – dopo l’esperienza con Mancini al Manchester City – era un altro mondo.

Eppure ripartì ancora dalla Campania, accettando la proposta dell’ambiziosa e neo promossa Casertana. Nella città della Reggia, il giorno della presentazione, scivolò sul lapsus: «Voglio calciatori che diano tutto per la maglia della Salernitana». E giù fischi. «Chiedo scusa, della Casertana». I sibili di disapprovazione si trasformarono in sorrisi ma lui non cavalcò l’onda del “chi non salta”. Anzi precisò: «Ho allenato a Salerno per due volte e per mia cultura non sputo mai nel piatto dove ho mangiato». Anche i “rivali” falchetti apprezzarono. Da “solista”, del resto, Gregucci in granata ha vissuto le sue stagioni migliori, a cominciare da quella serie B difesa in era “alibertiana”, quando si presentò come allenatore giovane e determinato nel fango di San Cipriano Picentino.

Più di recente, ha guidato l’Alessandria di bomber Bocalon alla storica semifinale di Coppa Italia contro il Milan, a San Siro, perdendo invece i playoff contro il Foggia, prima di ritornare al fianco dell’amico Mancini. Con lui ha vissuto la brevissima esperienza dell’estate 2016 all’Inter e poi quella in Russia con lo Zenit di San Pietroburgo, prima d’approdare in Nazionale, nello staff del “Mancio” in versione ct ch’è chiamato a raccogliere i cocci d’un’Italia senza Mondiale nel 2018.
Gregucci aveva un “posto fisso” fino a Euro 2020. Per la stessa durata di contratto ha lasciato lo staff azzurro, per (ri)scegliere la Salernitana. E fa nulla se in molti si chiedono “chi gliel’ha fatto fare”…