Esclusiva Graffi sul Pallone, Vincenzo Onorato: “Io insegno calcio e non scendo a compromessi . La Juve Stabia ha vinto con fame e cuore, la Reggina va onorata”

In esclusiva ai microfoni dei Graffi sul Pallone, Vincenzo Onorato, indimenticato bomber di Reggina e Juve Stabia. Dopo una lunga carriera a suon di goal, tra Serie B e C, oggi Onorato fa l’istruttore presso diverse Scuole Calcio di Napoli e dintorni. Insegna tecnica individuale e acrobatica ai bambini. I suoi metodi sono innovativi, fino al punto di suscitare l’attenzione di diversi club esteri, pronti a puntare su di lui.

Nel corso dell’intervista rilasciata ai “graffi”, Vincenzo ha manifestato chiaramente di non riconoscersi nel calcio attuale. Un sistema lontano da quello dei suoi tempi da calciatore, basato in quegli anni sulla meritocrazia. Un valore oggi poco riconosciuto, visto che emergono prevalentemente elementi mediocri o “amici degli amici”.

Vincenzo, dopo una lunga carriera a suon di goal, oggi alleni e ti diverti a insegnare calcio ai giovani utilizzando metodi innovativi. Nel calcio di oggi si lavoro poco sulla tecnica, tu invece ne hai fatto un marchio di fabbrica. Ce ne vuoi parlare più dettagliatamente?
“Io lavoro con le scuole calcio di tutta Napoli e dintorni( Real Gaetano Scirea, Marano Calcio e Obiettivo calcio, con il maestro Capone, il quale è molto bravo nella coordinazione motoria). Insegno tecnica individuale e acrobatica utilizzando degli attrezzi specifici. Cerco, umilmente, di insegnare calcio. I miei metodi di lavoro sono piaciuti a club importanti della Cina, Dubai e Russia. Specialmente in Russia dove gli è bastato vedere alcuni miei video. In questi paesi c’è la possibilità di poter andare a lavorare, credono molto su questo mio metodo di insegnamento”.

La cosa strana è che il tuo modo di insegnare calcio è piaciuto all’estero e non in Italia. Come ti spieghi tutto questo?
“Sono un allenatore qualificato, ho allenato in D, in Eccellenza qui a Napoli, ho fatto anche dei Viareggio, ma non mi interessa lavorare per nessuna società, perché Vincenzo Onorato non scende a compromessi. Desidero insegnare quel calcio che ho praticato io da giocatore e non questo di oggi, dove ci sono tecnici che, per allenare, portano sponsor alle società, ma non sanno nulla. Oppure ragazzi che giocano in Lega Pro senza saper fare due palleggi solo perché i loro padri pagano (per farli giocare). I calcio italiano è malato. Io amo la Reggina, mi definiscono una bandiera, ma nessuno mi ha mai chiamato, in tutti questi anni, per poter lavorare nel settore giovanile. Avrei potuto dare tantissimo. Sento Reggio come la mia città, ed è sempre nel mio cuore ”.

Tu stai anche lavorando ad un altro progetto calcistico molto nobile e che merita grande attenzione, ne potremmo sapere di più?
“Qui a Napoli mi sto applicando a una nuova idea, con l’aiuto del presidente della Marano calcio (altra scuola calcio dove collaboro). Utilizzando quella la struttura vorrei allenare gratuitamente, anche una volta a settimana i ragazzi disabili, che sono meno fortunati di noi, solo per regalargli una gioia e renderli felici. Io vivo anche di questo”.

Tra le squadre dove hai militato ci sono Juve Stabia e Reggina, che vivono due momenti opposti, con le Vespe prossimi al ritorno in B, mentre gli amaranto stanno lottando per un posto ai play off. Qual è il tuo pensiero su queste due formazioni ?
“Domenica scorsa ero al “Menti” a vedere il big match tra Juve Stabia e Trapani, c’era uno stadio strapieno che mi ha anche dedicato dei cori bellissimi. La Juve Stabia sta meritando questa promozione, perché è guidata da un buonissimo allenatore. Caserta è uomo di calcio che sa gestire il gruppo. Sta dimostrando che i campionati si possono vincere con la fame e il cuore, un po’ come giocavo io. Spero che dopo la Juve Stabia, faccia la stessa cosa anche la Reggina. Al momento giù c’è una situazione un po’ particolare, ognuno si deve prendere le proprie responsabilità. La maglia amaranto pesa e va onorata. Bisogna scehliere prima gli uomini e poi i calciatori, perché per un pubblico come quello reggino chi va in campo deve “sputare” sangue. Vincere in quel modo contro il Catania e poi fare quelle figure con il Rieti, dimostra l’errato approccio alla gara. Si deve essere capaci di affrontare al massimo della concentrazione l’ultima in classifica come affronti la prima”.

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