Esclusiva Graffi sul Pallone, Tonino Martino: “I giovani hanno poca fame, non basta solo il talento. Amo troppo Reggio e la Reggina”

In esclusiva ai microfoni dei Graffi sul Pallone, Tonino Martino, ex centrocampista di Castel di Sangro e Reggina, ma non solo. Nel corso della sua ottima carriera, Martino ha scritto pagine importanti con la maglia degli abruzzesi e degli amaranto. Tra le tante squadre in cui ha militato, Castel di Sangro e Reggina, sono quelle alle quali è più legato, proprio per le imprese sul campo. Protagonista sia con i giallorossi, cavalcando in pochi anni il doppio salto dalla C2 alla Serie B e sia con i calabresi. Autore, tra l’altro, del goal vittoria, al Delle Alpi, che consentì alla Reggina di conquistare la sua prima, storica, promozione in Serie A.

Tonino, oggi ci si lamenta del fatto che non emergono più talenti. Secondo te qual è la causa di tutto ciò?

“I tempi oggi sono cambiati, prima c’era più voglia, il calcio era tutto e dovevi sudare per emergere, mentre ora i ragazzi hanno più distrazioni e non sono abituati a lottare, non vedo in loro quella grinta necessaria per raggiungere l’obiettivo. Nei settori giovanili come anche nelle categorie dilettantistiche c’è una realtà non bella, con i genitori disposti a pagare denaro pur di far fare carriera ai propri figli, convinti di avere in casa dei fenomeni. Questo non va per niente bene, il talento non è nulla se non c’è fame e voglia di sacrificio, poi bisogna anche vedere se sono seguiti da tecnici preparati, in grado di poterli formare e capirli”.

Dopo un’ottima carriera da calciatore professionista, hai intrapreso quella di allenatore a livello giovanile. Sei stato per un breve periodo nelle giovanili della Reggina, società a cui sei particolarmente legato. Vivi nella città dello Stretto, dove stai lavorando sempre con i giovani. Ce ne vuoi parlare ?

“A me piace il calcio, soprattutto lavorare con i ragazzi. Avevo iniziato vicino casa a Pescara, allenando la Popoli Calcio, poi mi sono trasferito a Reggio Calabria, dove ho scelto di vivere. Ssono innamorato di questa bellissima città. All’inizio di questa stagione, insieme a Belardi siamo tornati con entusiasmo per lavorare con i giovani, ma la nostra esperienza è durata solo quattro mesi, sono stato comunque benissimo, abbiamo dato tanto e conservo bei ricordi. Ora sto lavorando come supervisore tecnico alla Scuola Calcio Francesco Cozza, dove sono stato chiamato da Fortunato Martino, che mi ha offerto la possibilità di poter lavorare per questo progetto basato sui giovani. Devo dire che ho trovato un’ottima organizzazione e un ambiente davvero familiare, abbiamo inoltre una struttura importante, il Clivia Reggio Village, ideale per fare calcio a 360 gradi”.

Parlando di Reggina, abbiamo visto che con l’arrivo della nuova proprietà c’è stata una drastica rivoluzione nel mercato di gennaio, ora gli amaranto tra la penalizzazione e d i recenti  risultati (escluso Catania) si trovano fuori dalla zona play off. Pensi che potrebbero rientrare tra le prime dieci posizioni?
“ Io ci credo, ma il crocevia sarà domenica e poi te la giochi negli scontri diretti, anche se non è facile, vista poi la condizione fisica attuale della squadra che non fa ben sperare. Molti dei nuovi arrivati non giocavano nelle loro squadre di appartenenza, tranne Gasparetto, che in difesa sta facendo il suo e anche molto bene”.

Secondo te l’attuale Serie C non andrebbe riformata, vista la situazione insostenibile che si è creata?
“Bisogna cambiare questa situazione, che vede molti giocatori che non riescono a trovare squadra e società senza soldi che partecipano al campionato, a discapito, magari, di altre più virtuose. L’ideale sarebbe come aveva in mente l’ex presidente Gravina, fare una Serie C ad un unico girone e una sorta di C2 come semiprofessionismo, a costi più sostenibili per le società. Così il campionato è totalmente falsato, per non parlare del livello tecnico che è davvero basso. Andrebbe rivista anche la regola riguardante gli Under 23, a mio avviso è sbagliato imporre alle società dei giovani giocatori che non sono ancora pronti oppure non sono all’altezza, con il rischio di vederli perdersi nei campionati di Eccellenza o Promozione. Peggio ancora abbandonare il calcio”.

Tra le tante squadre in cui hai militato, sicuramente Castel di Sangro e Reggina sono quelle dove hai vissuto le imprese più belle. Che ricordi hai di quelle annate?
“Quel Castel di Sangro dei miracoli, che fece il doppio salto dalla C2 alla B, era una squadra formata da ragazzi che vivevano solo di pane e calcio, avevamo fame, c’era voglia di emergere. Io mi sono fatto da solo, senza l’aiuto di nessuno e grazie a quella squadra sono riuscito a farmi conoscere. Reggio Calabria è stata la scelta più bella, pensa che quell’anno ero vicinissimo al Pescara, praticamente ero a casa mia, ma Foti e Martino fecero di tutto per portarmi a Reggio. Avevo voglia di andare a giocare al Sud e sono stato molto contento della mia scelta, perché ho trovato un gruppo meraviglioso, ci volevamo davvero bene dentro e fuori dal campo. Eravamo solidi, quando perdevamo neanche Foti e Martino entravano nello spogliatoio, c’era tanta regginità , leader come Poli, Napolitano, figure importanti all’interno del gruppo. In quel campionato c’erano squadre tecnicamente più forti di noi, basti pensare all’Atalanta, al Brescia, al Napoli, ma per la fame che avevamo e per la coesione del gruppo che eravamo siamo riusciti ad avere la meglio e a compiere un’impresa storica”.

Tu in precedenza hai menzionato Gabriela Gravina, tuo presidente di quel Castel di Sangro dei miracoli, oggi invece a capo della Federcalcio. Ti saresti aspettato questa sua scalata ai vertici federali del calcio italiano?
“Si me l’aspettavo, quando lui era presidente al Castel di Sangro era associato con Abete. Spesso ci incontravamo al mare a Pescara e mi diceva quanto ci teneva ad ottenere questo incarico, poi fu presidente della Serie C, facendo da lì il grande salto al timone della Figc. E’ una persona che ha le capacità per far bene. Chiaramente è diverso guidare la federazione rispetto al ruolo di presidente di club, ma confido in lui, che possa fare il bene del calcio italiano”.