Esclusiva Graffi sul Pallone- Sergio Campolo: “ Stop campionati? I professionisti devono lavorare sotto l’aspetto mentale. Reggina, punta sui giovani del territorio. Due squadre a Messina sono un handicap”.

    In esclusiva ai microfoni di Graffi sul Pallone, Sergio Campolo, ex centrocampista di Reggina, Fiorentina, Messina e non solo. Nel corso dell’intervista, abbiamo analizzato con Sergio tanti temi, soprattutto quello attuale che vede la sospensione del campionati a causa del corona virus. Non potevamo non chiedere alcune considerazioni su due sue squadre dove è stato protagonista, vale a dire Reggina e Messina. Amato e apprezzato in entrambe le sponde dello Stretto. Reggio Calabria e la Reggina, città nativa dove è cresciuto anche calcisticamente mentre a Messina si è rilanciato da protagonista, contribuendo alla doppia promozione dei peloritani dalla Serie C alla massima serie.

    Sergio, come vedi questo stop forzato dei campionati, dovuto al corona virus? in questo momento i giocatori devono allenare più il fisico o la mente ?
    “Credo che lo stop sarà più lungo del previsto, siamo entrati comunque nella fase cruciale della stagione, perciò credo che un atleta professionista dovrà allenare soprattutto la mente, visto che il lavoro fisico ce l’ha alle spalle. E’ un po’ più difficile gestire questa situazione per i giovani, ma per un giocatore professionista è fondamentale non lasciarsi andare mentalmente”.
    Tu un reggino doc, sei nato e cresciuto calcisticamente nella Reggina, come te anche il tecnico degli amaranto Mimmo Toscano. Ti sorprende il fatto che sia riuscito ad essere profeta in patria ?
    “Conosco Mimmo da sempre, la Reggina non poteva scegliere allenatore migliore, un vantaggio di essere reggino, un valore aggiunto, soprattutto per il suo modo di essere professionista. Lui per aver scelto di tornare a Reggio Calabria, ha avuto le adeguate garanzie. Si stanno ottenendo grandi risultati, anche per l’ottima sinergia con il diesse Taibi”.
    La tua carriera è stata straordinaria, hai giocato con grandi campioni, partendo dal settore giovanile della Reggina, uno dei più importanti in Italia. Quanto sono stati importanti quegli anni nella tua crescita calcistica?
    “In quegli anni c’erano tanti giovani di talento, basti pensare a Massimo Orlando , Marco Tomaselli, tanto per fare qualche nome. Io già a 15-16 anni mi allenavo nella Prima squadra  allenata da Nevio Scala. Il mister per me è stato come un padre, pensa che nell’estate del 1993 sarei dovuto andare da lui a Parma, andai invece alla Fiorentina, dove ho giocato con grandi campioni del calibro di Batistuta, Effenberg e Baiano”
    Restando a parlare del settore giovanile della Reggina, pensi che l’attuale società amaranto può raggiungere i traguardi del passato?

    “Ricordo che a quei tempi la  società fece grossi sacrifici, comunque ben ripagati negli anni successivi dove ha coltivato le proprie fortune. Questa Reggina deve puntare molto sul settore giovanile, è fondamentale, soprattutto valorizzando i ragazzi del territorio. La mia Reggina Primavera, che nel 1992 sfiorò la conquista dello scudetto, su undici titolari aveva ben sette reggini”.

    C’è la possibilità di rivederti allenare le giovanili amaranto?
    “Ho detto più volte che io ho scelto di fare l’allenatore solo per la Reggina. Tempo fa, con la società abbiamo avuto dei contatti. Staremo a vedere cosa accadrà”.

    Tu sei stato amato e lo sei tutt’oggi anche sull’altra sponda dello Stretto, mi riferisco a Messina, dove hai conquistato due promozioni, su tutte quella nella massima serie. Oggi la Messina calcistica non è più quella dei tuoi tempi. Non credi che per una città come quella peloritana, è controproducente avere due squadre in Serie D?
    “ Al Messina devo tanto, mi hanno rilanciato in un momento dove avevo deciso di chiudere la carriera da professionista. Tutt’oggi c’è un bellissimo rapporto con la piazza, pur sapendo che il mio cuore è amaranto. Sono d’accordo con te, per una realtà come Messina è un handicap avere due squadre, non è certo questa la strada per riportare nel calcio che conta il calcio messinese. Al Sud dobbiamo essere uniti per raggiungere un obiettivo comune, purtroppo non sempre lo siamo. E non solo nel calcio. Mi auguro che ci possa essere una svolta positiva”.

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