DURA ESSERE “VERI” NEL SISTEMA DEGLI ARRAMPICATORI

Una società, la nostra, dove si vive molto di apparenza, falsità e ipocrisia. Di arrampicatori. Bistrattando chi è integro e fedele a principi dell’etica e della correttezza . Avviene, questo, anche nel mondo del calcio, dove, a determinati personaggi, è consentito di tutto per potersi costruire una carriera. Scalzando chi è meritevole.

La meritocrazia? Una sconosciuta!

Un malcostume che si  afferma in molti degli ambiti del mondo del calcio. Partendo dai protagonisti in campo, passando dai presidenti ed ai dirigenti, per finire a un certo tipo di stampa.

Oggi  non contano i risultati. Conta e molto, apparire.

Succhiare la ruota ed allinearsi a come spira il vento. Stare sempre dalla parte del potere. Arrampicarsi senza dignità.  Uno scenario davvero squallido a cui si prestano ben volentieri alcuni, così detti, professionisti. Soggetti senza scrupoli. Pronti a genuflettersi pur di riuscire a far carriera. Chi dissente da tutto questo, si trova a combattere contro una linea di pensiero, intrisa di meschinità, che non aiuta a migliorare il sistema. Calpesta l’etica e peggiora decisamente la situazione.

Vediamo. Oggi il mondo del calcio è gestito anche da alcune  figure non idonee. Accade in ogni ambito.

Lo scenario cosa propone? Allenatori e direttori disposti a portare sponsor (muniti del famoso zainetto), nelle casse delle società  (o nelle tasche di taluni presidenti), pur di lavorare. Giocatori mediocri  in mano ad agenti senza scrupoli, abili a procurare comunque lauti contratti.

Taluni editori, per passare a un certo tipo di stampa (nell’era dei social), che bistrattano la deontologia del giornalismo sportivo, puntando su personaggi faziosi e “bamboline” in grado solo di fare gran sorrisi davanti alle telecamere. Il tutto a scapito di soggetti capaci e creativi che si vedono sfilare da sotto il naso ogni possibilità per farsi spazio. Calpestando brutalmente la meritocrazia.

E’ la moda dei “si signore”. Purtroppo. Lo si è potuto notare anche in alcuni post gara, degli ultimi tempi, che hanno visto protagonisti professionisti come Gattuso, Mihajlović e Juric  (uomini veri), i quali hanno in comune il pregio di aver costruito la propria carriera con sagacia, etica, rispetto nel lavoro e tanta “pagnotta”. Senza godere dell’aiuto di nessuno.

Prendiamoli come esempio, perché sono uomini veri. Senza peli sulla lingua. Non a caso, proprio loro, si sono trovati a dover rispondere a muso duro ad un certo tipo di stampa, poco propensa al rispetto. Cosa dire, poi, di certi presidenti megalomani e arroganti, oltre che poco competenti in materia calcistica, che mancano di rispetto ai propri allenatori, giocatori e collaboratori in genere. De Laurentiis, a Napoli, starebbe scaricando il proprio direttore sportivo, glielo fa comprendere operando direttamente, a insaputa del suo collaboratore, alla scelta del sostituto di Rino Gattuso. A margine che ci si indigna, universalmente, per la costituzione (abortita) della Super Lega e poi, nel nuovo format della Coppa Italia, si escludono formazioni di Lega Pro e dilettanti.

Non è pertanto difficile farsi largo nel mondo del calcio, è sufficiente essere scaltri. Inserirsi con furbizia nel circuito più giusto. Comportarsi con astuzia politica e chinarsi dinanzi a chi di dovere. Questo, purtroppo, il messaggio che l’attuale sistema ci invia a lettere cubitali.

Noi, inguaribili ottimisti, continuiamo però a credere, fermamente, che arriverà il giorno della meritocrazia. Il giorno in cui ci  sarà nuovamente rispetto delle capacità professionali. Questione di tempo. “Non può piovere sempre” recitava una famosa fase presa a prestito dal celebre film: “Il Corvo”. Arriverà il giorno in cui, sopra di noi, si (ri)aprirà il cielo, lasciando spazio alla meritocrazia? Inguaribili ottimisti dobbiamo necessariamente crederci. Quel giorno deve arrivare. Ne sentiamo, impellente, la necessità. Perché non vogliamo sprofondare. Tutti. Perché rifiutiamo di arrenderci dinanzi all’esercito degli incapaci.