DIO È MORTO. E anche io non mi sento tanto bene

Ho soltanto cercato di strappare un sorriso, rubando quella famosa battuta di Woody Allen. Perché non voglio passare per il solito catastrofista o menagramo.
In verità, però, la situazione del nostro calcio non accenna a migliorare.
Avevo un po’ previsto, la storica lentezza del nuovo Presidente Federale. La scorsa puntata dei ‘graffi’ era dedicata, con un pizzico di ironia, alle cose che si sarebbero potute fare. Fin da subito e come da programma elettorale.
Purtroppo (mi debbo ripetere) sono stato facile profeta. Per quello che si dirà i primi scricchiolii (eufemismo) già si sentono.
Nel pezzo “La grande illusione” avevo sottolineato, con un po’ di ironia (ma anche di amarezza), che non vedevamo nessun cambiamento nel palazzo di Via Allegri 14.
Il ‘nostro’, chiamato per impegni istituzionali, oggi a Coverciano con la Nazionale, poi in Belgio (un golletto al 95mo contro una squadra, quella americana, non certo di grandi tradizioni, non si può ‘vendere’ come un bilancio soddisfacente, considerata anche l’ennesima eliminazione da una fase finale, quella della Nations League). In via Allegri non si vede e non si sente.
Niente nomina del Segretario Generale (ma cosa aspetta?). Niente al Club Italia. Nessun provvedimento sul format. Nessuna azione su Fabbricini. L’analisi è impietosa, dopo oltre un mese dalla nomina. Qui, perdonate, non si vede luce, neanche in lontananza.

Volete sapere come si fa a verificare quante cose sono state realizzate in Federazione?
È un vecchio trucco che abbiamo imparato essendo, purtroppo, non più giovanissimi del ramo. Basta vedere i Comunicati Ufficiali della Segreteria Federale. L’istituto preposto ad emanare tutti i provvedimenti assunti in ambito federale ed ai quali bisogna attenersi.
Caro Gabriele, l’analisi è purtroppo impietosa.
Il Comunicato numero 1/A del 22 Ottobre è quello della tua elezione plebiscitaria (abbasso Fabbricini). Poi, sino ad oggi, siamo a ben 7 altri comunicati fra i quali importantissimi provvedimenti: due istanze di grazia, la fondamentale nomina dei coordinatori federali regionali del Settore Giovanile Scolastico, la classifica avulsa voluta dalla Serie A che è uguale tutti gli anni e, da ultimo, l’attribuzione del titolo sportivo all’Inter (magari diranno i tifosi neroazzurri).
State calmi. Niente illusioni, parlo di calcio femminile …
Ah no, scusate. L’ultimo Comunicato riguarda il fondamentale accordo con la importante Federazione di … San Marino.
Vittorio, svegliati, l’accordo l’ha stipulato Fabbricini il 10 Agosto.
Insomma, così non va. Non si può vivacchiare alla giornata. La Federazione non è la Lega Pro.
Ecco però che lunedì è in programma un Consiglio Federale.
Per carità, condividere le scelte con tutte le componenti è fondamentale, ma è bene che comunque si assumano decisioni rapide. Non una volta al mese.
All’ordine del giorno?
Le linee guida del Sistema Licenze Nazionali per la stagione 2019/2020. Bene è importante ma siamo a carissimo amico. Vediamo se riuscirà finalmente a chiarire il format. I compiti della COVISOC. Le promozioni, le fidejussioni ‘tarocche’ e un sistema reale per escludere dai professionisti società indebitate e già fallite (in Lega Pro se volete vi facciamo l’elenco, ma anche in Serie A abbiamo dubbi sulle genovesi, fra architetture finanziarie di Preziosi e indebitamento del ‘viperetta’).

Non c’è bisogno della COVISOC per ‘vedere’. Fingiochi è la capogruppo che controlla il Genoa e la Giochi Preziosi, con perdite per decine di milioni di Euro. Le perdite rinvengono proprio dalla partecipazione nel Genoa, ma anche i giocattoli non è che  se la passino bene. Comunque Preziosi si salva sempre dalla bancarotta (con il Como ci è già passato) con le plusvalenze derivanti dalla cessione dei calciatori.
Anche quest’anno è stato trovato, con molto intuito e un po’ di fortuna, che non guasta mai, un giocatore, Platek, ancora oggi capocannoniere. A gennaio però, per la gioia dei gloriosi tifosi rossoblù, è destinato a partire.
Il problema resta. Fingiochi ha rilasciato fidejussioni a favore del Genoa per cessione di crediti a banche e società di factoring per 41 milioni, oltre ad un piccolo finanziamento a breve per 10,7 milioni.
Fanno oltre 50 milioni di indebitamento. Cifre francamente paurose per una società di calcio. Sono numeri che si ricavano facilmente. Dai bilanci e dalle analisi degli operatori.
Non migliore la situazione del ‘viperetta’, acquirente della Sampdoria anche se è noto che non ha sborsato neppure un euro. Il patron Garrone, pur di vendere, si è accollato tutti i debiti pregressi ed anche un po’ di quelli di gestione.
Oggi è noto che i cinema del signor Ferrero, strappati dal crack di Cecchi Gori, sono all’asta per pignoramento dei creditori. Sono cinema storici della Capitale: l’Adriano (mi ci portava mio padre da bambino, abitavamo a due passi), l’Atlantic, l’Ambassade. Insomma, il pignoramento dei beni societari non mi pare un buon indice di solidità.
Quanto sopra come preambolo ad un argomento centrale. Attendiamo di vedere il nostro Presidente Gravina, che ha promesso un cambio di marcia nei controlli, cosa riuscirà ad inserire nelle linee guida di lunedì.
Le mie previsioni, sono per un bel nulla di fatto, spiego il mio perché (pronto però a fare marcia indietro). Micciché deve proteggere le sue creature. La Lega Pro spinge per avere 7 promozioni. La Lega di B vuole mantenersi a 19, (anche perché i soldi sono finiti). L’AIC vorrà (giustamente) fidejussioni vere per i calciatori.
Senza un segretario non tira una bella aria!
Il non decisionismo produrrà, a breve, delle falle nel sistema. Nel mio piccolo e nel poco che conto, caro Gabriele, ti avevo avvertito.
I primi scricchiolii vengono dal fuoco amico. Sapevo bene che Ghirelli da Gubbio non avrebbe atteso molto per farsi sentire. La sua ‘invasione’ di campo, di ieri, è sintomatica. ‘Per noi la Serie B è a 22 squadre e quindi vogliamo 7 promozioni’ ha tuonato il dirigente ‘datato’, ma di spirito sempre attivo.
Quindi attacco alla Serie B (del Balata succube delle 19 sorelle che si sono già spartite i diritti), ma soprattutto alla Federazione. Che non può ignorare il problema. Spetta alla Federazione e al Consiglio Federale mettere le cose a posto.
All’ordine del giorno bisogna inserire il ripristino del format. L’azione di responsabilità a Fabbricini. Le nomine al Club Italia. E non le linee guida per l’anno prossimo.
Altrimenti chi è abituato a decidere, finirà con l’invadere il campo. Forza e coraggio Gabriele, altrimenti il raffreddore può diventare polmonite. Senza decisioni e senza affrontare i problemi, non si va lontani.

I casi Vibonese ed Entella.

Meritano, a margine, una riflessione tecnica sulla (in)giustizia sportiva. A mio parere di non poco conto.
Il vero nodo è che nel mondo dello sport non esiste un procedimento di esecuzione come nelle altre branche del diritto.
Entrambe le società non avevano lo strumento giuridico per obbligare la Federcalcio a dare esecuzione alla pronuncia del Collegio di Garanzia.
Tutto è sempre rimasto alla libera valutazione della Federazione.
Anche per questo è improcrastinabile una idonea, reale, concreta riforma della giustizia sportiva. Altrimenti l’inerzia di una federazione, nelle conclusioni, sarà sempre quella di una strategia difensiva vincente.
È insito che l’inserimento in commissione solo di elementi di espressione governativa (come è stato fatto) partorirà perennemente norme pro federazione. Ritorna quindi alla mente quel detto di matrice gattopardiana. Cambiare tutto perché nulla cambi.

Viene allora spontaneo interrogarsi su quanti processi sportivi hanno alle spalle, come esperienza specifica, i soggetti recentemente inseriti in commissione. Su come sono stati nominati. Da chi e con quali criteri.
La conclusione è sempre la stessa. Non tutto è da gettare, ma si potevano effettuare, nella maggior parte dei casi, scelte di risorse professionali più appropriate. Non occorre fare nomi. Bastava soltanto guardarsi intorno con maggiore avvedutezza.

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