Di che calcio stiamo vivendo e continueremo a vivere?

Da tempo nel calcio italiano assistiamo a situazioni tragicomiche alle quali non sappiamo se ridere o piangere, dare importanza o sorvolare, restare allibiti oppure considerare gli episodi brutale normalità nella quale cercare di capire il modo di interpretare la vita di un popolo intero. Ebbene si, perché il calcio è un fattore culturale molto importante del nostro Paese (e non solo) che, se visto nella giusta dimensione metaforica, può far capire il modo di pensare e vivere la vita di una nazione intera. Segno evidente che l’ Italia oggi, dal punto di vista politico e sociale, non se la passa proprio bene, viviamo in caos generazionale, un tunnel che sembra senza fine, una deriva iniziata molti anni fa che è proseguita fino a far saltare ogni tipo di regola, arrivando a perdere addirittura la bussola dell’ etica e dei valori.

L’ esempio di tutto questo lo possiamo vedere nelle inchieste federali per la compravendita di partite (chi non ricorda il caso più eclatante che un tifoso potesse subire, ossia il derby Bari-Lecce del 2012), il calcioscommesse, i campionati falsati da squadre fittizie e presidenti farabutti che a metà campionato fanno andare in campo la juniores (la Lega Pro di quest’ anno ne è un esempio), squadre che rischiano di fallire all’ improvviso però fanno campagne acquisti faraoniche sia nel precampionato e talvolta anche a campionato in corso. Calciatori che senza avere una dignità morale fanno gli usurai nei confronti dei loro datori di lavoro chiedendo aumenti di stipendio a mio parere ingiustificati, procuratori che dettano legge alle società, plusvalenze di calciatori “onesti” tecnicamente (Sturaro per esempio) che valgono quanto un affresco di Raffaello o Leonardo (le cui opere dovrebbero avere un valore inestimabile, invece vengono maltrattate se inserite in una scala economica di valore comparabile ad episodi simili!).

Negli ultimi anni abbiamo assistito a una vera e propria discesa verso gli inferi dove vi è stata solo un’ oscena spettacolarizzazione degli eventi senza che nessun problema venisse realmente risolto, dove ogni questione affrontata si è risolta spesso a “tarallucci e vino”, tanto per farla breve e rendere l’ idea del degrado a cui siamo sottoposti.
Si sono condannati sempre e soltanto gli episodi di violenza negli stadi (per carità non voglio mica giustificarli!), dove la passione dei tifosi, esasperati da questo disorientamento generale, talvolta è sfociata in tragiche conseguenze e purtroppo anche in questo frangente non si è mai voluto realmente intervenire per dare una controsterzata in maniera seria e che potesse creare finalmente un precedente dal quale ripartire.

Si è voluto sempre e soltanto arginare il problema colpendo le fasce più deboli che, fuori dai giri miliardari, vivono questo sport con la passione viscerale e ludica dopo una settimana fatta di sacrifici.
Mi chiedo il perché di questo modo di fare, perché i veri uomini rappresentativi di questo sport vengono esclusi ogni qualvolta presentano un progetto serio, ma principalmente quando si deciderà di intervenire a fare pulizia totale nel sano rispetto delle regole. Quando i signori che governano questo sport si metteranno le mani sulla coscienza per ridare dignità allo sport più bello del mondo e alle migliaia di persone che lo seguono.

Bisogna ripartire e bisogna farlo al più presto, il tempo è scaduto e il pallone deve ritornare a rotolare in maniera sana e pulita, perché i bambini di oggi saranno il motore della nazione di domani e non vi è mezzo comunicativo più forte del calcio per lanciare messaggi concreti di rinascita.

Bisogna avere a cuore il futuro iniziando dal presente perché un pallone bucato non può essere la strada da percorrere. Il sudore e i sacrifici devono avere un senso dal quale trarre i giusti benefici, anche economici sia chiaro, ma prima di tutto etici.
Bisogna ripartire e bisogna farlo in fretta perché la magia del calcio, quello che ci hanno regalato Gianni Rivera, Franco Causio, Roberto Baggio, Francesco Totti, ma anche Carletto Mazzone o Zdenek Zeman e tanti altri grandi uomini, non rimanga un lontano ricordo a cui dover guardare sempre e soltanto con tanta nostalgia.
Il futuro è qui davanti a noi e comincia adesso.