Cristiana Capotondi, non scada (anche lei) nella sagra dell’ovvio…

Cristiana Capotondi, da pochi giorni vice presidente vicario della Lega Pro. Un “pensierino”, dai graffi, va rivolto anche a lei. Eviti per cortesia, nelle sue esternazioni, di scivolare nella sagra dell’ovvio. Altri ci hanno già provato dovendosi poi malinconicamente ravvedere. Sulle riforme non ci riuscì Macalli. Ha fatto poco Gravina. Francesco Ghirelli, proponendosi, ha fatto un carico di patate bollenti. Sarebbe un peccato dovesse rimanere scottato. Perché ha capacità, qualità, numeri e quel quid di “follia” (indispensabile nell’attuale sistema del calcio italiano) per poter rimettere in rotta la serie C. Gode la fiducia degli operatori. Nel poco tempo che ha a disposizione deve però riuscire a non deluderli.
Mi conceda di darle un consiglio signora Capotondi (ammiro da sempre la sua recitazione e quella dolcissima ed incantevole espressione da donna ingenua). In Lega Pro, come ha giustamente puntualizzato il presidente del Rimini Giorgio Grassi, con una colorita espressione, tipicamente romagnola: occorrono fatti non …!


Per troppo tempo si è girati attorno all’argomento senza riuscire a porre rimedio. In alcuni casi si è addirittura scivolati nel peggio. Ne cito soltanto alcuni del recente passato: Modena, Vibonese/Messina, Vicenza/Bassano, Lucchese (ma chi l’avrà iscritta!), Matera, le squadre B. Ove non si riuscisse di correre ai ripari, per tempo, gentile signora Capotondi, le iniziative con il Miur, l’apprendistato, il semiprofessionismo (ci vuole l’intervento del legislatore). I valori aggiunti. I moduli formativi. Le squadre B (un bluff nella concezione attuale, nella Juventus B giocano over 23 e stranieri, alla faccia della valorizzazione dei giovani italiani). Rimarrebbero tutte chiacchiere, mi dia retta. Perché nel frattempo la terza serie professionistica sarebbe già scomparsa.
Rischi, già nel presente, ce ne sono diversi. Quel 17 per cento che la Lega Pro rappresenta come componente del calcio è oggetto di attacco continuo. La serie A ne pretende una bella fetta. Occorrono, per farsi rispettare, risorse economiche, regole ben precise, esecutori capaci di applicarle. Occorre presentarsi con proposte concrete e costruttive a un tavolo con le altre componenti (sono cose che asserisco da anni).
Il caos estivo del calcio italiano ha certamente una matrice federale, ma anche altri hanno contribuito in maniera sostanziale a quella debàcle. In Lega Pro non si è stati sufficientemente avveduti. La maglie della rete dei controlli di competenza in troppi casi erano allentate. Meglio ancora “slabbrate”. Avrà anche lei modo di verificare, tra dicembre e febbraio prossimi, l’ecatombe di chi, già nel presente, è in affanno. Chi, per esempio, ha chiesto l’erogazione anticipata di alcune risorse come e con quali criteri riuscirà a fronteggiare le scadenze future? Nel frattempo, come mi auguro sarà stata informata, Mimmo Praticò, presidente della Urbs Reggina, sta già alzando le mani. Si è arreso consegnando formalmente la società nella mani del sindaco di Reggio Calabria, Falcomatà. Come vede non è un bel vivere il serie C. Come vede non le racconto frottole.


Chi le ha preparato il “compitino” da recitare (in questo lei è certamente brava) non l’ha evidentemente informata delle infinite problematiche che incombono sulle società di terza serie. Lei accenna alla formazione dei calciatori, alle loro attività del dopo carriera ( lei me la chiama carriera quella di un giovane che gioca in quanto, per età, porta denaro del minutaggio?), dimenticando che l’Italia è già la nazione dei disoccupati. Il tasso della disoccupazione giovanile è tra i più alti d’Europa. A prescindere dagli studi e dalla professione. Dimentica (o non ne è informata) che in serie C è in voga una moda volgare ed insulsa. Che offende il calcio e la meritocrazia. Quella degli “zainetti”. Taluni tecnici, direttori e calciatori che foraggiano i club per essere contrattualizzati e per …lavorare (diciamo). Quel che è peggio che taluni presidenti (diciamo) sono consenzienti.
Le quote rosa. Le ho sempre sostenute. Tanto che avrei gradito un presidente manager, una donna (ne abbiamo valide sul territorio), per i prossimi due anni in Federcalcio. Una innovazione interessante. Un manager affermato e capace di tracciare, con l’aiuto di un consiglio federale di esperti, coeso, la via di un percorso virtuoso utile a chi salirà a palazzo, in via Allegri, nel prossimo quadriennio olimpico.
In Lega Pro, sulle quote rosa, si è avuta una esperienza poco incisiva con Alessandra Borgonovo. Eletta vice presidente, nella gestione Gravina. Doveva segnare l’inizio di una nuova era. La giovane si è presto smarrita nell’anonimato. Di Alessandra, in Lega Pro, non è rimasta traccia. Mi auguro, per il bene della categoria, non accada altrettanto nel suo caso. Dico, con la schiettezza e la trasparenza che mi ha sempre contraddistinto, non vedo, ove se ne presentasse la necessità, come lei potrebbe, da vicario, sostituire nelle sue funzioni Francesco Ghirelli.


Per concludere. Le avrei riservato, in quell’organigramma, ben altri compiti. Mi creda. Meno tecnici, nello specifico della gestione generale, ma altrettanto rappresentativi. Dove la sua immagine, stellare, sarebbe risultata di grande utilità. Certamente.