Coppe Europee, gli altri vincono e l’Italia continua a guardare

    Si è appena conclusa la stagione di coppe europee, che anche  quest’anno hanno visto le squadre italiane uscire, per l’ennesima volta, a mani vuote. Non era mai accaduto che in Europa, una squadra italiana non alzasse un trofeo europeo per dieci anni consecutivi. Il nostro calcio è da tempo in pieno declino, tutti sanno ma nessuno fa nulla per uscire da questo tunnel di sconfitte e fallimenti.

    L’unico club italiano che è arrivato sino in fondo è stato l’Inter di Conte, sconfitto nella finale di Europa League dal Siviglia.  Risultato finale a parte, si è evidenziato come gli andalusi fossero più preparati rispetto ai nerazzurri nell’affrontare questo tipo di competizioni.

    Ogni anno vengono fatte delle riflessioni sulla crisi del calcio italiano, ma chi governa il nostro sistema continua a far finta di nulla, rendendosi complice di orrori che stanno umiliando l’intera storia gloriosa del nostro calcio. E’ ormai noto a tutti che la nostra Serie A sia diventata da tempo un campionato di second’ordine, considerato il livello tecnico delle squadre e le strutture obsolete, tranne qualche rara eccezione,rimaste ferme al 1990.

    BANNER_GRAFFI_SUL_PALLONESono lontani i tempi in cui i migliori giocatori al mondo approdavano in Italia, oggi invece molti campioni vengono a chiudere la carriera, essendo ormai obsoleti per i campionati più competitivi, come quello inglese, tedesco o spagnolo. Il problema per cui l’Italia calcistica non esce da questo limbo, lo si capisce dal basso,  dai settori giovanili, dove non si lavora alla formazione del calciatore, ma si guarda da subito alla tattica, al fisico e ai risultati, in modo da mettere in evidenza certi allenatori non qualificati, il cui unico obbiettivo è specchiarsi. Tutto deriva dal fatto che valori come  meritocrazia e competenza, in Italia sono praticamente bistrattate, per non dire non considerate.

    Stiamo sbagliando tutto, soprattutto nei riguardi dei giovani, valorizzati nel resto d’Europa dove vengono fatti esordire all’età di 16 o 17 anni. Lo testimoniano club importanti come Barcellona, Ajax, Bayern Monaco e non solo. In Italia un giocatore di 22-23 anni è considerato ancora giovane, quando invece nel resto d’Europa è già un veterano.

    Nel nostro calcio, sono davvero poche le società che sanno programmare, l’Atalanta ad esempio è una mosca bianca, non a caso è l’unico club italiano ad essere diventato oggi una realtà importante anche a livello europeo. Se in Europa non alziamo un trofeo da dieci anni, è perché continuiamo a fare solo disastri, grazie a gente che con questo sport non ha nulla a che vedere. Società in mano a determinati procuratori che fanno il bello e il cattivo tempo, allenatori che portano sponsor per allenare, genitori che pagano per far diventare calciatori professionisti i loro figli.

    E’ un sistema basato nel soddisfare l’individuo, sottoforma di clientelismo. Fatta questa serie di considerazioni, ecco perché ogni anno il calcio italiano è obbligato a veder trionfare sempre gli altri. I presupposti per un futuro migliore non sono per nulla confortanti, il divario tra l’Italia e il resto d’Europa continua ad essere sempre più ampio.

    Finché il calcio non tornerà in mano a gente competente e appassionata, che mette al primo posto il bene collettivo e non a trovarsi a ricoprire ruoli importanti per volere della politica. Ad oggi non ci rimangono nient’altro che i ricordi e i soliti proclami di circostanza,  con i tanti problemi irrisolti.  Chissà quando rivedremo una squadra italiana trionfare in Europa, sicuramente non in tempi brevi, considerato che nessuno in fin dei conti ha davvero interesse, perché quel conta è esclusivamente il proprio orticello.

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