Come ritrovarsi nei i dilettanti in quattro mosse

Dai Barretta a Columella. Storie di ordinaria ingratitudine, di corde troppo tirate, di presidenti permalosi che si portano via il Pallone, di inutili pretese che generano dispetti. Come ritrovarsi nei dilettanti per non uscirne più. Tifosi vittime, ma anche carnefici. Presidenti carnefici, ma piuttosto vittime, almeno nella maggior parte dei casi.
C’erano una volta quattro squadre professionistiche.
Il Brindisi dei fratelli Barretta, inesauribili fonti di budget stratosferici, nel 2010 passa nelle mani di imprenditori che, nel giro di una stagione, non reggono all’impatto e dalla Serie C2 sono costretti alla cancellazione della matricola federale. Perché? A Brindisi, in quel tempo, anche l’oro sembrava ferro, paragonato ai presunti trascorsi che facevano pensare erroneamente ad un pomposo blasone. Il Blasone. Questa parola che ha rovinato tante Società per colpa di piazze che hanno chiesto sempre di più al volontario kamikaze di turno. Non c’erano soldi dei Barretta che bastassero, di fronte alle pretese di una tifoseria che pensava con la pancia e che metteva becco anche negli spogliatoi a tutte le ore. Corda tirata e i Barretta che salutano per investire in crociere per la propria famiglia, piuttosto che buttar via denari per far divertire un pubblico irriconoscente. Il Brindisi non è più riemerso ed anche quest’anno gli tocca lottare in Eccellenza Regionale.

Il Martina Franca dei fratelli Cassano “rischia” di arrivare in Serie B. Quella finale playoff persa con un allenatore che il giorno prima va a firmare il contratto successivo ed un decreto legge a favore dei Della Valle della Fiorentina che prende in giro la brava gente della Valle d’Itria negando ai biancazzurri il piacere della cadetteria. Ciò nonostante la proprietà mantiene la Serie C e si gode anche l’andata e ritorno con il Napoli, la partita di Coppa con la Juventus e qualche derby vinto contro il Taranto, che per i martinesi, é tanta roba. Ai valligiani non basta. Pretendono addirittura di rinforzare la squadra a calciomercato chiuso. Giovanni Cassano, al quale già il Calcio, quel Calcio piaceva poco e teneva botta solo per onorare la memoria del fratello Lino, disse basta.Cordoni chiusi ed un bel “vaffa” servito su un piatto d’argento a chi, agghindato da sciarpe biancazzurre ben in vista in curva, faceva il gay con il c… degli altri. Il Martina Franca? Dalla Serie C2 ad Apricena e San Marco in Lamis, passando da Ginosa. Come dire: la Promozione “vi attocca” e ben vi sta.

Fasi diverse e conclusioni eguali per il Taranto. Quattro anni alla grande con Gigi Blasi: salvezza insperata; campionato vinto dalla C2 alla C1; semifinale playoff, finale playoff. Poi la stanchezza mentale di un uomo che pur avendo fatto vedere calciatori veri e campionati al massimo ha un brutto difetto. E’ di Manduria e vende trattori. Peccato che molti non sanno che i trattori, tuttora, Blasi non li vende uno per uno al fruttivendolo sotto casa, ma a migliaia ed in blocco, facendo convenzioni con tutti i Ministri dell’Agricoltura della F.A.O. Chissenefrega, Blasi ci fa giocare con le maglie biancoverdi e non è buono, allora il grande Gigi si inventa una storica plusvalenza e mette la “patata” in mano ad una creatura. Uno che deve bluffare con le banche e tra una sventagliata ristrutturazione della Galleria di Milano, un Hotel mai acquistato e tanti investimenti solo annunciati, si prende il Taranto. Prima metà e poi tutto perché fare Società in numeri dispari superiori al 3 non è igienico. Certo, perché uno che vuole fare l’Azienda Calcio con “quelli” che vendono le auto, come si dice in gergo: “non c’entra niente col pallone”. Con il Taranto il presidente si diverte. Il giovedì compagni di scuola di Donatino, figli e moglie, da soli, a mangiare insalata di riso sugli spalti mentre la squadra di famiglia si suda la maglietta. Si, il vecchio Taranto in rossoblù che nel frattempo ha cambiato nomenclatura. Ora si chiama “La Daddariese” ed è affiliata al C.R.D.D. (Circolo Ricreativo Dipendenti D’Addario, ndr). Non tardano ad arrivare le contestazioni di ogni genere anche nei confronti dell’ultimo dei mecenati del Pallone (anche se in questo caso mecenate sono state Banche (ahiloro!) e dopo aver perso un campionato per doping amministrativo (sbaglia chi descrive la cosa come un campionato vinto sul campo e perso per colpa delle penalizzazioni. La verità vera è che tu ti sei fatta una squadra che non ti potevi permettere e sei stato penalizzato quando hai cominciato a saltare le scadenze; ndr). E come va a finire? Il Pallone è mio e per dispetto me lo porto via. Non ci metto neanche i 30mila € di iscrizione e dall’anno prossimo vi fate una bella Serie D, così imparate a coglionarmi. Domanda: che campionato gioca quest’anno il Taranto? L’innumerevole ennesimo torneo di Serie D, con il rischio concreto che quest’anno si faccia gabbare dal Picerno. Speriamo di no, visto che nonostante le apparenze, chi scrive al Taranto ci tiene, indipendentemente da impegni professionali del momento.

Dulcis in fundo. Dove volevamo andare a parare?! Presto detto. Il nostro obiettivo era quello di erigere un monumento a Saverio Columella. Ma vi siete mai chiesti quante risate si sta facendo Er Monnezza alla faccia dei materani? Ha vinto la Serie D con dolo riconosciuto in prescrizione. Ha fatto assaporare il Calcio vero ad una città che la Serie B l’aveva vista solo ai tempi di Bussalino. Allenatori e Calciatori di prima fascia per la Serie C, anche se conditi da gestioni piuttosto bizzarre. Accrediti strappati, rispetto delle Istituzioni zero spaccato, Il vanto mai sopito di essere altamurano che così tanto ha sempre fatto incazzare gli splendidi e corretti tifosi biancazzurri. Via via negli anni, pochi ma succosi, il maledetto percorso di un’antipatia reciproca tra il Padrone e la Piazza che nell’ultima stagione si trasforma nella madre di tutti i dispetti. Vi faccio morire, così come vi ho resuscitati. Non pago più nulla per un anno. Vi faccio ritrovare in un mare di debiti e non certo perché di soldi non ne ho. Vi posso incartare tutti con biglietti da cinquecento €uro. Di quelli che non ce n’è più in giro perché ce li ho tutti io. Trovo un povero cristo che per amore si va ad incasinare in un progetto più grande di se stesso e mi diverto alle spalle di un tifo che ha deciso che non sono buono. Il dopo Andrisani non c’entra con questo contesto. Lamberti è attore di altri discorsi tali da non fare testo, né giurisprudenza. Il succo della questio è che i tifosi prima di far casino pensino che la corda troppo tirata si spezza e certe volte prima di criticare bisognerebbe pensare a qual è il male minore. Chiedetelo a quelli del Matera che dall’anno prossima, ben che gli vada, dovranno ripartire dalla Serie D. Come il Brindisi, il Martina Franca, il Taranto. Viaggi di andata quasi sempre senza ritorno.

Comments (1)

  1. Questa costruzione storica fatta dal Cannella presenta una grave, colpevole omissione. Che la “Daddariese”, nel subentrare, oltrei agli inutili proclami di Champions League e ad una notevole incapacità gestionale riconosciuta sul campo, si è dovuta pure imbattere in una marea di contenziosi lasciati in “gentile” eredità dalla gestione precedente. Le vertenze Prosperi, Barasso, Cammarata, Cazzola, collaboratori con alti incarichi che ritenevano di non essere mai stati pagati in 5 anni… e chi più ne ha più ne metta. Il Taranto, tra gennaio e maggio 2009, fu deferito due volte per i mancati pagamenti ai propri tesserati ed ex tesserati, evitando per un soffio la penalizzazione solo grazie alla normativa meno stringente dell’epoca, ma questo in pochi sembrano ancora ricordarlo.

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