CLOWN, NANI E BALLERINE, LEGA PRO COME IN UN CIRCO EQUESTRE?

    Oggi mi sono dilungato più del solito. Chiedo venia. Seguitemi però. Assicuro che leggendo vi appassionerete…. di certo non vi annoierete.

    1. IL CIRCO EQUESTRE

    Un circo equestre, ben fornito di clown, nani e ballerine, con poche attrazioni e tanta fuffa. Tante parole vacue. Tanti discorsi senza significato. La grande delusione, sportiva, che sta vivendo chiunque avesse immaginato che, sostenendo questa governance, le cose sarebbero cambiate in meglio.

    Mi riferisco all’attuale governance della Lega Pro.

    La constatazione, non amichevole, che in via Jacopo da Diacceto, al 19, ci sta un laboratorio di esperimenti schizofrenici. Un ufficio di collocamento per amici e parenti degli amici.  Un piccolo porto delle nebbie per incagliare tutte le magagne, benché denunciate anche al pubblico ludibrio che, nelle settimane e nei mesi, hanno travolto i campionati e la loro organizzazione. Hanno caratterizzato certe società affiliate. Hanno minato la serietà e l’affidabilità di un’organizzazione sportiva che dovrebbe rappresentare la terza serie. Quella più popolare, quella da cui partono generalmente i sogni di chi gioca a calcio e vuole arrivare in serie A. Qualche volta riuscendoci.

       2. POVERA SERIE C

    Tutto questo e qualcos’altro, anche di peggio, è diventata la serie c (minuscolo) del calcio. Intesa sia come categoria “pallonara” che come Lega. Quest’ultima ormai ben lontana dal conseguire rispetto e considerazione dal pubblico e dagli addetti ai lavori. Proprio in ragione della schizofrenia e del nepotismo di cui sopra. Della sensazione di “aiuto, siamo alla sbando” che ormai trasmette nella maggior parte di chi vive, o sta anche solo semplicemente a guardare, le vicende che riguardano la vecchia serie c (inevitabilmente minuscolo).

    L’emergenza creata dalla diffusione del Covid-19 ha fatto letteralmente esplodere la situazione. Ha messo a nudo tutte le brutture, le deformazioni, le contraddizioni.Gli interessi di bottega. La scarsa lungimiranza e l’inadeguatezza della Lega Pro intesa come governance e organizzazione. Le figure barbine del presidente (l’ormai noto vecchietto da Gubbio) non si contano più. Negli ultimi mesi ha collezionato una serie di gaffes (chiamiamole così per pudore) impressionanti ed imbarazzanti. Dapprima hanno stupefatto tutti quanti. Poi, quando ormai si era fatto il callo alle sue dichiarazioni fuori luogo e inappropriate , il costante ripetersi  delle sue esternazioni ha fatto comprendere che non si trattava di un’estemporanea condizione del guidatore del carro. Bensì rappresentava, poveri noi, la sua connotazione naturale di questi momenti. Azioni che hanno portato al progressivo svilimento della categoria.

    Un vero e proprio guaio. Il carosello inizia ai primi dello scorso Aprile. Pare che il presidente Federcalcio ( Gabri Gravina), alla guida della Lega Pro fino all’Ottobre 2018 (poi diverrà presidente in via Allegri) coltivi il progetto di ridurre il numero delle squadre professionistiche in serie C e di costituire una sorta di lega semiprofessionistica. Sosteneva infatti: “La Serie C a tre livelli non va più bene. Bisogna tornare a un’eccellenza di Serie C di 20 squadre e poi 40 di un’altra serie semi-professionistica. Per individuare le squadre che devono far parte di una C d’Elite basta seguire la classifica, ci sono società che arrivano prima delle altre. Queste decisioni dipendono dalla Lega Pro, il presidente Ghirelli già conosce questa proposta ed è favorevole, ma dipende dalle società”.

    Ma Ghirelli prontamente risponde che “ noi adesso stiamo lavorando per mettere in galleggiamento le società di Serie C che rischiano in maniera drammatica: se l’azienda del patron va in crisi, quest’ultimo pensa prima all’azienda che al club. Noi siamo concentrati su due questioni: la prima è il tamponare la crisi, con lo spostamento di tasse e contributi e la ricerca di fondi; la seconda è essere attenti all’umore delle persone che oggi soffrono”.

       3. GLI SPOT DEL VECCHIETTO DA GUBBIO

    Quella del semiprofessionismo è uno spot che puntualmente compare ogni qual volta salta fuori un problema che attanaglia la serie c (sempre minuscolo).  Una specie di clava con la quale si minaccia il mondo dei calciatori. Degli allenatori e dei collaboratori a libro paga. Un placebo che si somministra ai presidenti alle prese con le mille difficoltà per pagare puntualmente stipendi e contributi. Per farli stare buoni promettendo riforme che non arriveranno mai. Perchè mai, né la Federcalcio né alcun altro soggetto hanno avanzato una seria proposta di modifica della legge 91/81. Una legge dello Stato. Non il regolamento del gioco dell’oca, che non prevede il semi-professionismo.

    Spostare tasse e contributi e andare alla ricerca di fondi (la ricetta del vecchietto Francesco per affrontare l’emergenza) invece è certo un altro spot ingannevole. Perché tasse e tributi li ha spostati il Governo e non certo la Lega Pro o la Federcalcio. Entrambe, ad esempio, hanno lasciato perfettamente inalterata la tassa di iscrizione al campionato 2020/21 (dall’ incerto svolgimento) di importo esattamente uguale a quello della stagione precedente che sappiamo non si è disputata per intero. Certo che uno sconto sulla stagione che va ad iniziare avrebbe significato andare concretamente incontro alle difficoltà delle società. Si paga invece lo stesso importo (sia pure in modo differente ed a rate, ma è la somma che fa il totale). Come non si riceve alcun rimborso per il campionato scorso, finito più o meno a metà, ma pagato per intero.

    Gli spot proseguono ovviamente. Ormai la Lega Pro è un film con un canovaccio tragicomico. Galliani dice la sua. Afferma che il modello della serie C non è sostenibile. Capita allora che ill vecchietto da Gubbio, non risponde come a Gravina. Il 6 Aprile si lancia in un’enfasi sconfinata. Scomoda la storia: “Quando una proposta arriva da un manager come Galliani non possiamo che metterci in ascolto, condizione che forse abbiamo perso in questo Paese. Prevede un elemento mancato in questi anni che per noi è essenziale, fare sistema. Io al mio amico Galliani, in tal caso, come Garibaldi a Teano direi ‘Obbedisco’.

       4. RAGIONARE A SISTEMA

    “Ragionare a sistema” è un’espressione molto cara a Ghirelli. Gli ha sempre riempito la bocca. La utilizzava spesso già cinque anni fa. Quando faceva il giro delle società per chiedere sostegno alla sua causa di direttore generale della Lega Pro licenziato da Macalli. Allora gli andavano bene anche i modesti segretari delle piccole società di calcio di terza serie. I direttori sportivi. Quelli generali. Amici allenatori o giornalisti locali. Il suo era il tentativo di metterli in fila con il fine di convincere i propri presidenti a firmare (o firmare loro stessi) atti propedeutici a far casino in Lega Pro. Con esposti preparati da rinomati studi legali al costo popolare di euro mille. O giù di lì.

    Ora invece, “sistema” lo farebbe con Galliani. Un ottimo e rispettabilissimo manager a cui però della serie c (minuscolo per come l’ha ridotta il vecchietto) è interessata giusto il tempo in cui ne ha fatto parte il suo Monza. Mentre chi continua ad annaspare in terza serie fa fatica anche a farsi rispondere da Ghirelli. Al telefono o ai messaggi . Bel sistema. Intanto ci pensa il Governo a dare un po’ di ossigeno, decretando la cassa integrazione in deroga per i club di categoria ed a determinate condizioni. Provvedimento che salva in parte calciatori e allenatori. Almeno quelli con ingaggi non particolarmente elevati. I presidenti però sono preoccupati: come si andrà avanti? Chiedono di convocare un’assemblea. Il 13 Aprile Ghirelli cerca di tranquillizzarli : “Non c’è problema di chiedermi di convocare l’Assemblea perché avevo già detto io che l’avremmo convocata tra il 15 e il 20 aprile”. E ancora: “ Non vi preoccupate senza motivo, nessuno deciderà cosa fare senza il giudizio di noi tutti. Se qualcuno vuol divertirsi sulle date, do un consiglio: giochino i numeri al superenalotto, hanno più probabilità di vincere”.

    L’assemblea non si terrà tra il 15 e il 20 Aprile, ma il 7 Maggio. Intanto, poiché nessuno vuole continuare a giocare, ci si arrovella su come arrivare a dei verdetti equanimi. Ciò che è accaduto a Maggio, con la Federcalcio che ha respinto ogni significativa proposta dell’assemblea di Lega Pro (smentendo quindi su tutta la linea il suo presidente) costringendo a disputare play-off e play-out, è talmente noto che neppure occorre ricordarlo. Vale la pena però di riflettere su quel non vi preoccupate senza motivo, nessuno deciderà cosa fare senza il giudizio di noi tutti”: può un presidente accettare senza battere ciglio di essere sbugiardato a tal punto? Soprattutto dopo aver affermato “Abbiamo messo la faccia. Ho fiducia nella Federcalcio” ? No, certamente non può.

       5. L’ETICA E LA DIGNITA’

    Se ha dignità, non può. Se lo fa, o ha un concetto particolare di “dignità” o c’è dell’altro. Cosa?Bella domanda. Forse a trattenere ben saldo sulla propria poltrona della Lega Pro il presidente, nonostante la collezione di figuracce, è proprio una questione di sistema. Ma non quello che si intende di concertazione fra le parti, finalizzato al raggiungimento di scopi comuni e produttivi. No, deve essere piuttosto un sistema di piccoli interessi di bottega. Di proprie relazioni sociali. Di benefici economici personali. Prende o no la stipendio e contemporaneamente la pensione? Perché più volte incalzato, non ha mai risposto?.

    Altrimenti non si spiegherebbe, per esempio, perché, di fronte agli sproloqui dei mesi scorsi, l’assoluto silenzio del presidente della Lega Pro di fronte al fiorire di situazioni opache nella compravendita di società di calcio di serie C o di quote sociali di esse. Alla ricomparsa di personaggi già entrati ed usciti dal mondo del calcio di terza serie con fallimenti alle spalle. Di faccendieri di cui le cronache hanno raccontato le mirabolanti, ma pessime avventure nel mondo del pallone.

    Dallo scorso Gennaio, il vecchietto da Gubbio ha fatto quasi duecento interventi (o interviste) sul solo portale tuttoc.com, che non è, si badi bene, l’house organ della Lega Pro. Ha rilasciato interviste ai quotidiani sportivi nazionali, alle radio ed alle tv più svariate. Ha parlato del virus, ovviamente. Ha commentato le prese di posizione, al riguardo, di certi sportivi. Ha fatto auguri a laureati ed espresso condoglianze ai colpiti dai lutti. Ha commentato la cessione dell’Avellino. Ha lodato la Ternana e la Reggina. Si è detto dispiaciuto per l’uscita di scena del presidente della Pro Vercelli. Ha ringraziato Gravina (mah). Ha tranquillizzato i propri presidenti. Ha informato di essere andato a trovare i detenuti di un carcere e di avere scritto al Catania in difficoltà. Ha commentato la Lazio. Ha fatto gli auguri a tutti i papà in occasione della loro festa. Ha incalzato il sindacato calciatori. Ha parlato di riforme (mah). Ha lodato Galliani. Ha invocato la cassa integrazione e lo sblocco delle fidejussioni. Ha lodato Berlusconi come “il migliore” (ma non era Togliatti? Certi comunisti invecchiano male…). Ha detto che voleva tornare a giocare (prima, ma dopo no). Si è congratulato con Varutti e ha suggerito a Spadafora cosa leggere. Ha parlato di sorteggio, di responsabilità sociale, di comunicazione non ostile. Di Gigi Simoni e di Garibaldi a Teano. Dei tamponi e dei protocolli. Dei problemi della Turris e del credito d’imposta. Ha definito la serie C la terza serie più bella del mondo (come dire a una donna brutta che sì, è brutta, ma è la miglior brutta del mondo: sarà un complimento?). Ha lodato il presidente del Campodarsego che voleva lasciare il segno in C (ed in effetti lo ha lasciato, ha lasciato un buco, non si è iscritto). Ha lanciato allarmi e attaccato Calcagno e molto altro del genere.

       6. MA…

    C’è un grosso Ma. Un Ma grande come una casa (a proposito, che fine ha fatto la metafora  Lega Pro= casa di vetro, come da programma elettorale del vecchietto da Gubbio? I vetri sembrano appannati).

    Ma il presidente su qualcos’altro invece non ha detto una parola.

    Facciamo un passo indietro: torniamo al 2 Aprile 2019.

    Il Consiglio federale della Federcalcio, presieduto da Gabri Gravina, ha approvato all’unanimità le modifiche al regolamento in materia di partecipazioni societarie a livello professionistico. Viene specificato che sarà la Federcalcio a decidere (attraverso una Commissione che riporterà direttamente al presidente federale) sul riconoscimento ai fini sportivi del passaggio di quote. Gli acquirenti non devono aver ricoperto, negli ultimi cinque anni, il ruolo di socio o di amministratore o di dirigente con poteri di rappresentanza in ambito federale in società destinatarie di provvedimenti di esclusione dal campionato o di revoca dell’affiliazione dalla Federcalcio. I requisiti di onorabilità e solidità finanziaria previsti devono essere soddisfatti anche dai soggetti che detengano il controllo delle persone giuridiche che intendano acquisire la partecipazione. Dovranno garantire una capacità finanziaria ed economica tale da far fronte, in misura proporzionale alla partecipazione acquisita, alle attività di impresa derivanti dal fatturato medio degli ultimi 3 esercizi, debbono inoltre garantire, per la Serie B e la Serie C, sempre in misura proporzionale alla partecipazione, una fideiussione bancaria a garanzia dei debiti sportivi scaduti per la stagione in corso. Non possono essere amministratori o soci delle nuove società coloro che negli ultimi cinque anni hanno ricoperto ruoli in società destinatarie di provvedimenti di esclusione o di revoca dell’affiliazione. Una commissione, appositamente costituita dal Presidente federale, farà i controlli del caso.

    In un’intervista a Sportmediaset, concessa una settimana dopo aver emanato questi provvedimenti, il presidente Gravina a tal poposito afferma:

    “Obiettivo principale è migliorare la credibilità del mondo del calcio, credibilità oscurata dalla mancata qualificazione della Nazionale ai Mondiali di Russia, ma soprattutto dalla presenza di faccendieri che hanno minato questa credibilità ripetutamente. Già a dicembre abbiamo stabilito le regole secondo le quali sarà possibile iscriversi ai campionati. Abbiamo la necessità di verificare titoli e onorabilità degli addetti ai lavori. Necessaria una black list per i soggetti che nell’ultimo decennio hanno creato problemi al nostro calcio. Da questo mese lavoreremo per migliorare l’incisività dei controlli”. 

    Gravina lo definisce un richiamo al senso di responsabilità dei presidenti. Ottimo, pensano tutti gli onesti. Sei mesi dopo però scoppia il caso Rieti. E’ il 17 Ottobre 2019 (parlo dello scorso campionato, non di mille anni fa) quando a tal proposito il presidente della Lega Pro Francesco Ghirelli dichiara: “Con le nuove normative si utilizzeranno tutti i mezzi a disposizione per garantire la regolarità del campionato a tutela del sistema e dei tesserati. La normativa che riguarda la black-list è tesa a impedire l’ingresso di personaggi equivoci che possano danneggiare il sistema” .

    Nuovamente, i pensieri degli onesti sono indirizzati a prospettive di tranquillità per i campionati e le società ad essi partecipanti. Tutto, finalmente,sarà sotto controllo (ci si illude), nessuno avrà problemi di stipendi o fatture non pagate.

    7. Ma, Eccolo di nuovo il ma.

    Sarà la crisi economica. Sarà il Covid. Saranno entrambe le cose o qualcos’altro. Sta di fatto che nel tribolato inizio della stagione sportiva 2020/21 si assiste a qualche clamoroso trasferimento di quote societarie che lascia più di qualche dubbio.

    I primi a farsi domande sono i tifosi della Pro Vercelli, che il 30 Agosto scorso, dalle colonne de La Stampa, lanciano un appello: vogliono conoscere i nomi degli effettivi proprietari della gloriosa società,passata dalle mani di Massimo Secondo (che l’ha guidata per oltre un decennio) a quelle dell’ex direttore sportivo del Gozzano Alex Casella. Avvocato, buon amico del direttore del Napoli Cristiano Giuntoli, che il 6 Agosto, il giorno dopo l’iscrizione della squadra al campionato (curata però da Secondo) promette due cose: la B in due anni e di rivelare i nomi dei proprietari qualche settimana dopo aver concluso l’operazione.

    La Stampa però non ci sta e già l’8 Agosto titola “Pro, la cordata segreta preoccupa Vercelli”. Qualcuno ipotizza che c’entri il Crotone, però il presidente della società calabra smentisce (sarebbe una violazione dell’art. 16 Bis/1 delle Noif). Un paio di giocatori però si muovono sull’asse Crotone-Vercelli, intanto i tifosi sui blog ed ai quotidiani chiedono di sapere chi sono i nuovi proprietari. La Stampa scrive: “Saputo il nome del nuovo presidente della Pro Vercelli, ovvero Franco Smerieri, conosciuto soprattutto come manager dei rifiuti, prima in Ecodeco, poi in A2A e Asrab, ora i tifosi vorrebbero conoscere chi sta alla base del progetto bianco. I nomi degli imprenditori che hanno raccolto il testimone da Secondo, a oggi restano avvolti dal mistero”.

    Più o meno negli stessi giorni, si concretizzava la cessione dell’Arezzo. Giorgio La Cava, presidente da due campionati e mezzo, cede a Fabio Gentile, presidente della Lupa Frascati (Eccellenza laziale) e titolare della Mag Servizi Energia. Gentile non intende rinunciare alla Lupa ed anzi afferma che gestirà in modo autonomo e separato le due società.

       8. L’ENTRATA IN CAMPO DI BANCA CEREA

    Il caso clamoroso è quello legato a CereaBanca. Si tratta di una banca di credito cooperativo che ha sede a Cerea, comune di poco più di 16 mila abitanti in provincia di Verona. Ha 14 sportelli quasi tutti sparsi nella provincia di Verona. Comunque attorno a Cerea  e, in un paio di casi, nella confinante provincia di Mantova. Il presidente e’ Luca Paolo Mastena (a fianco nella foto), dottore commercialista di Cerea, ctu del Tribunale di Verona. Iscritto pure all’elenco pubblicisti dell’ordine dei giornalisti di Verona. Le dimensioni della banca sono quelle tipiche del credito cooperativo. Attento alle esigenze della comunità di famiglie,professionisti, artigiani ed imprese del territorio di competenza della banca. Soggetti ai quali la Bcc offre servizi e prodotti in una logica di economie di scala e di una qualificata offerta alla clientela.

    Nell’estate del 2019 si sono registrate tensioni tra i dipendenti della banca e il presidente, che stranamente, avendo un ruolo che non dovrebbe essere operativo, ma di supervisione,controllo e rappresentanza, tiene per sé la delega al personale.

    Il 13 Giugno dello scorso anno lo scontro tra le parti porta addirittura allo sciopero: i sindacati dei bancari chiedono l’immediata cessazione di ogni attività esecutiva del presidente in particolar modo relativa alla gestione del personale dipendente; il pieno rispetto delle norme contrattuali; che venga sancita la piena libertà dei lavoratori di aderire allo sciopero, diritto che viene inibito dal clima che si respira in azienda”.

    Un tipo particolare evidentemente, questo Mastena. Che non ha timore di affrontare i sindacati ed i dipendenti e mettere mano all’organico. Anche se non potrebbe farlo perchè non sarebbe suo compito occuparsene. Oppure un tipo propenso ad agire per cogliere un obiettivo anche in spregio delle regole? Eh sì, perchè l’estate appena successiva il banchiere di Cerea decide di sbarcare nel mondo del calcio, ma non lo fa, come legittimamente si sarebbe potuto pensare, a casa sua, non compra il Legnago, il Mantova o il Verona o qualsiasi società della zona di competenza della banca quanto a finanziamenti e progettualità. Decide addirittura di finanziare non una, ma ben due operazioni, per rilevare rispettivamente il Carpi (la prima acquisita) e il Livorno che con il territorio della Banca di Credito Cooperativo di Cerea c’entrano come i cavoli a merenda.

    E se l’operazione a Carpi, da un punto di vista di criterio bancario, sembra passabile perchè tra i soci e acquirenti finanziati ci sono almeno due imprenditori veronesi, è l’operazione legata al Livorno che presenta profili di criticità che coinvolgono pure le silenziose e probabilmente indolenti Lega Pro e  Federcalcio con la sua commissione di controllo.

    Per il momento non hanno controllato proprio nulla.

    A Livorno, dove la banca ha finanziato imprenditori piemontesi che nulla hanno a che vedere con il territorio veronese e con il tessuto imprenditoriale di quella città, sono ricomparsi personaggi già noti alle cronache, come l’ex presidente dell’Arezzo Mauro Ferretti tra i soci. Quel Roberto Lamanna presidente del Cuneo fallito nel 2019 , deus ex machina dell’operazione, che in quel di Livorno si sta facendo rappresentare da suoi collaboratori ai tempi del sodalizio piemontese.

    Ora, che una piccola banca di credito cooperativo della provincia di Verona metta in piedi tutta questa struttura e la finanzi pure, la questione ha già fatto storcere il naso a molti e bollire il sangue ai tifosi del Livorno che non ci vedono chiaro (tanto che il banchiere Mastena ha precisato a mezzo stampa che Lamanna è il responsabile del progetto di sviluppo sportivo di Cerea Banca e nulla c’entra con il Livorno, ma sembra una toppa peggiore del buco).

       9. IL MANCATO CONTROLLO DEL PALAZZO

    Federcalcio e Lega cosa stanno facendo? Come possono tollerare situazioni del genere? Il loro silenzio, al proposito, è assordante, ma non nuovo. Se questo atteggiamento già suscitava le critiche di qualche quotidiano nel settembre dello scorso anno, allorchè gli ex dirigenti del Cuneo, Lamanna in testa, tentavano di rilevare il Rieti e un giornale online (in questo caso cuneodice.it) così biasimava Lega Pro e Federcalcio: “Il tutto mentre la Federazione della ‘Tolleranza Zero’ fa il pesce in barile, fingendo che nulla accada. Quali norme ha adottato per impedire che questi personaggi continuino a imperversare nelle categorie professionistiche? Quali sono gli anticorpi messi in circolo dal presidente Francesco Ghirelli che tanto sbandierava un cambiamento di rotta rispetto alle precedenti leadership federali? La pantomima di Palermo doveva essere l’ultima, invece a distanza di pochi mesi dal disastro cuneese (tanti imprenditori stanno ancora contando i crediti insoluti), sui giornali di un altro pezzo di Italia ritroviamo gli stessi nomi e le stesse facce…”.

    E la storia potrebbe continuare, raccontando delle vicende del Trapani. Della famiglia Petroni, già protagonista del disastro pisano. Non si sa come, sfuggita (?) alle maglie dei controlli (??) federali e di Lega. Ora vorrebbe cedere le proprie quote ad un imprenditore abruzzese, Gianluca Pellino, che nel 2016 divenne proprietario del 99% delle quote di Air Valleè, ma fallì due anni più tardi, nel 2018.

    Intanto il Trapani non si può allenare perchè è un caos completo. A pochi giorni dall’inizio del campionato. Domanda a presidente di Federcalcio e di Lega Pro: dove sono i controlli? Sono stati fatti? Esistono verbali di questa fantomatica commissione chiamata a valutare gli acquirenti delle società sportive professionistiche? Se esistono, esibiteli alla gente, ai tifosi, gli addetti ai lavori,i giornalisti, i calciatori, alla loro associazione. I dirigenti, gli allenatori. Insomma tutti quelli, e sono tanti, che dubitano dell’efficacia del vostro operato. Potranno così constatare che nonostante tutto avete provato a impedire questo sfacelo.  A volte vi hanno persino scritto direttamente per avere chiarimenti senza ottenere nessuna risposta. Neppure il piacere di essere mandati a quel paese.

    Ma se non esistono. Se non esiste uno straccio di prova che attesti che vi siete adoperati per il rispetto delle regole, allora vi resta di fare una sola cosa: andate a casa. Occupatevi di altro. Dedicatevi al giardino o alla vostra azienda. Alla famiglia o ad amene letture. Ma lasciate perdere.

    Il pesce puzza sempre dalla testa e l’odore che emana si sta facendo veramente insopportabile.

     

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