CHI DEVE COSTRUIRE LA SQUADRA: IL DIRETTORE SPORTIVO O IL TECNICO?

La costruzione di una squadra e quindi l’inserimento dei giocatori nell’ambito di un progetto tecnico e di un modulo di riferimento, è un fattore delicato nell’economia di un team, che può determinare il buon esito di una stagione calcistica, e, in questo contesto, due dominus si contendono il primato nell’effettuazione delle scelte: il responsabile dell’area tecnica e il mister.

La domanda è quindi se sarà l’uno o l’altro a compiere le scelte tecniche. Molti sono i distinguo in tal senso di cui bisogna tenere conto per capire meglio lo sviluppo delle scelte, che possono trovare risposta anche nella forza delle due personalità, nell’esperienza e nelle conoscenze tecniche del direttore sportivo, nel palmares del coach e in altri aspetti che andremo ad analizzare.

In primis, per capire meglio una serie di situazioni, bisogna comprendere la scelta del tecnico da chi è stata effettuata. Se dalla società o dal responsabile dell’area tecnica. E l’avvento del direttore sportivo è precedente o successivo alla scelta dell’allenatore. E quest’ultimo ha suggerito il direttore con cui lavorare?

Già avere chiara la tempistica delle scelte operate dalla società può essere rilevante, come può essere decisiva la risposta a queste domande per comprendere in profondità la genesi delle scelte tecniche.

Se la scelta delle due figure è stata compiuta dalla società, il presidente avrà chiaro il dipanarsi dei compiti e chi dovrà effettuare le scelte. Se la scelta del mister è stata indirizzata dal direttore sportivo, il dominus tra i due è abbastanza evidente e come tale, procederà alle scelte tecniche. Se il tecnico ha così forza da suggerire il responsabile dell’area tecnica, avrà dei “desiderata” a livello di giocatori che il direttore non potrà disattendere.

Ma altre soluzioni affondano le radici nelle relazioni preesistenti tra direttore e tecnico, dal grado di conoscenza tra i due e dal rapporto di fiducia che ne scaturisce. Fatte quindi queste precisazioni, che danno delle indicazioni su chi ha più forza nella costruzione della compagine, ma che non danno una risposta, andiamo a vedere in una società seria che vuole programmare, come dovrebbe definirsi la questione.

Il mattoncino iniziale – a mio parere – deve essere rappresentato dalla scelta del responsabile dell’area tecnica, a cui deve essere offerto un programma chiaro di un biennio o di un triennio e a cui devono essere offerti gli strumenti per il raggiungimento degli obiettivi prefissati.

Deve avere budget per la scelta dei suoi collaboratori, che lo aiuteranno nella moltitudine di compiti che gli vengono assegnati e deve avere risorse per la scelta degli scout che rappresenteranno il suo ulteriore occhio in giro per gli stadi e sarà lui a prospettare alla proprietà uno o più nomi di allenatore, a suo parere adeguati, al perseguimento degli obiettivi, e a spiegare i motivi – da rinvenire nella carriera del tecnico – per cui lo ritiene idoneo al progetto.

Quindi il responsabile dell’area tecnica ha una visione di insieme delle dinamiche della società, che non deve riguardare solo l’aspetto tecnico, ma deve tenere conto anche dell’aspetto finanziario e di quello della gestione nell’accezione più generica.

Il tecnico deve allenare e possibilmente far crescere il gruppo che gli viene messo a disposizione. Va da sè che quando si sceglie un coach, bisogna tenere conto di quello che è il suo modulo di riferimento e un buon direttore indirizzerà la scelta anche basandosi sulla conoscenza dei giocatori sotto contratto e quello che è lo schema di gioco con cui possono meglio esaltare le proprie caratteristiche.

Qualcuno potrebbe eccepire che un buon tecnico può adeguarsi alla rosa a disposizione e scegliere il modulo più coerente con le peculiarità dei giocatori. Non è così! Un tecnico ha uno o massimo due moduli di riferimento che sono quelli con cui ha consuetudine a lavorare e sono quelli che sa insegnare. Non di più!

In tanti anni che seguo il calcio, solo Antonio Conte ha giocato con praticamente tutti i moduli, che fossero con difesa a tre a quattro, con centrocampo a due e a tre uomini, attacco a uno, due e a tre uomini. E non solo ha schierato, ma ha anche vinto con i diversi metodi di gioco.

Quindi il responsabile dell’area tecnica, dopo essersi consultato con il mister circa i ruoli da riempire, ascolta il suo staff e procede nella ricerca. Il tecnico può risultare decisivo nella scelta proponendo giocatori che ha avuto nel passato o che gli piacciono particolarmente. Ma non bisogna mettere in una squadra troppi giocatori “fedeli” al mister, ma giocatori che sposano un progetto societario prescindendo da quelli che sono gli interpreti.

Nella realtà un tecnico nel calcio odierno viene messo in discussione dopo tre sconfitte di seguito, qualcuno anche con due ha salutato il gruppo. Cosa succederebbe se un tecnico venisse allontanato o decidesse di dimettersi ed avessi in rosa molti dei suoi “fedelissimi”, che magari ha avuto nelle esperienze precedenti? Che chi subentra deve fare una fatica abnorme per farsi accettare e cercare di raddrizzare la baracca.

Quindi risulta chiaro che la squadra la deve costruire il responsabile dell’area tecnica, cercando di mettere a disposizione del mister giocatori che possono essere inseriti nel modulo di riferimento e abbiano le caratteristiche indicate dal mister che per esempio, può suggerire come vuole il giocatore: “voglio un interno destro che abbia gamba e capacità di inserimento perché a sinistra abbiamo un interno più difensivo”.

Il direttore deve fare uno sforzo quando compra i giocatori: deve effettuare delle scelte per cui gli atleti devono avere caratteristiche fisiche e tecniche che possono consentire loro di essere impiegati in più moduli, perché oggi l’allenatore è Tizio che gioca il 4-3-3, ma domani potrà essere Caio che gioca il 3-4-3 ed io devo avere in squadra giocatori idonei a più schemi di gioco.

Nella foto vintage un giovane Galigani con Ilario Castagner ai tempi di Pescara

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