CAVAR SANGUE DA UNA RAPA

1)La discutibile scelta che ha portato Gravina in Federcalcio

Mi daranno atto, i nostri affezionati lettori, di essere sempre stato molto critico nei confronti del nostro “Gabri” (il nome rimarrà sempre quello, anche adesso che la prediletta avvocato Faggi, che l’aveva ribattezzato così, non fa più parte del cerchio magico), ben prima di questa terribile pandemia che ha sconvolto le nostre vite.

Gabri si è “trovato” a presiedere la più grande federazione italiana un po’ per caso, viste le contrapposizioni di candidati e l’impossibilità di eleggere l’usato sicuro Abete. La necessità di non favorire un prescelto del Magno Claudio Lotito, vista la consueta invadenza che lo contraddistingue (eufemismo).
E allora mettiamoci lui. Un bravo figlio, bell’aspetto, una figura insignificante. Non farà danni più di tanto.
Un passato nel Castel di Sangro. La rappresentativa Under 21 da accompagnare qua e là. Qualche appalto di favore per la Federcalcio srl a Via Campania.
Una presidenza in Serie C, nell’era post Macalliana, contrassegnata dal niente.
Molte parole e pochi fatti. Anzi nessuno.
Il candidato unico (!) sciorinava un super programma di molte pagine che già in passato ho (ri)pubblicato e che provo, per non angosciare più di tanto i lettori, a riportare in sintesi:
60 pagine di fuffa colorata, con cinque aree di intervento, la dimensione organizzativa, quella sportiva, quella economica, la dimensione etica (?!) e quella sociale.

A leggerlo oggi viene da stringere i pugni e di chiedere spiegazioni a voce alta.

Ma la vita federale trascorreva felice …
In fin dei conti cosa pretendevate da questo “super manager” dal curriculum così prestigioso?
Da Firenze veniva fatta arrivare la prescelta, in diretta dalla Lega Pro, la giovane avvocatessa Faggi. Strappata alla Serie C per giungere fino a Roma a Via Allegri, in qualità di …. ehm.
Esperienza manageriale: zero.
Esperienza in campo di diritto sportivo: zero.
Va là. La nomino Risk Manager e poi la metto a sorvegliare i giudici di Via Campania. Così li controllo meglio, come responsabile per la Figc dei rapporti con la giustizia sportiva (ma come, la Federcalcio è parte nei giudizi, non si può fare)
E poi, in barba al programma, mi invento i famosi tavoli, che assomigliano, un po’ tragicamente, alle task force di cui ci riempie la politica nostrana.

È un sistema per non decidere. Per non assumersi responsabilità.

Tavoli sulle riforme dei campionati. Sulla riforma della giustizia sportiva. Sui pesi elettorali.
Risultati: zero spaccato.
Beh, però ho preso in gestione il Salaria Sport Village. Ho messo a capo della Covisoc il mio capo ufficio della BCC che mi dà lo stipendio. Insomma mi sono dato da fare.
Piccoli papocchi, per una figura piccola.
La prospettiva era quella di vivacchiare così. Gli Europei in vista. Ricevo i presidenti delle federazioni straniere. Vado alle partite …
E poi, tutto crollato, devastato. Spazzato via dalla pandemia.
Calcio bloccato. Leghe in crisi. Denaro delle televisioni in forse. Un disastro totale. Anche per i conti federali senza più partite della nazionale e relativi sponsor.
Qui ci voleva un manager vero.
E mò? Mò come ne esco?
Certo che è difficile cavar sangue da una rapa (recita il proverbio).
Già prima della pandemia che ne era di quelle “aree di intervento” sbandierate nel programma elettorale?
Che ne è del semiprofessionismo in Serie C? Delle seconde squadre?
Del format da cambiare? Dei pesi elettorali?
Nulla in assoluto.

Ed ora, in piena emergenza, il povero Gabri ha potuto toccare con mano quale è, effettivamente, il peso del calcio all’interno delle istituzioni.
A torto non viene considerato per nulla. Pur essendo la Federcalcio un’organizzazione che muove (ovvero, muoveva) miliardi di euro.
Allora il poveretto (in senso buono) che deve fare? Cosa può fare?
Cerca di resistere e dire che si potrà giocare. Che il protocollo si può cambiare. Che non tutto è perduto.
Nobile gesto.
La fuffa è imperante però. Ancora una volta.
Ma Vittorio, che dovrei fare?
Semplice.
Costruire, comunque, un’alternativa. Mettere mano alle riforme dei Campionati. Come, del resto, avevi promesso nel 2018.

Ed allora caro Gabri, con coraggio per una volta, metti mano al piano B.

2) La serie C è giunta la capolinea, va cancellata

Nel senso che la Lega Pro deve essere rapidamente cancellata. E con lui il vecchietto di Gubbio, che ha dimostrato tutto il suo valore (dico per scherzare). I campanili ed i pulmini ci saranno sempre, ma sotto un campionato semiprofessionistico e con la mano di gente preparata.

Chi ha pensato/avallato il sorteggio, per decidere una promozione in una categoria superiore, non è degno di far parte della governance del calcio.
Ho qualche anno di esperienza Ho assistito alla sparizione della Serie C2 nella divisione unica.
Si può e si deve fare.

Riporto qualche riflessione per chi non ha la memoria corta…

A ogni stagione sportiva si è dovuti ricorrere alla formula dei ripescaggi in via alternata. Dalla Serie C o dal Dipartimento Interregionale.
In pochi anni si è in ogni caso giunti dal numero di 107 squadre alle attuali 60. Senza considerare alcune stagioni sportive disputate senza neppure colmare il format minimo. Con gironi dispari che costringevano a turni di riposo. Una vera schifezza.
I costi da sostenere. Gli adeguamenti degli stadi, tutti di proprietà pubblica. L’impossibilità per i Comuni di investire soldi per i divieti di spending review, hanno spesso obbligato le società ad addossarsi i costi di messa a norma delle infrastrutture.
In particolar modo, al fine di sostenere il prodotto televisivo, sono stati imposti nel settore licenze nazionali, lux minimi che hanno obbligato all’adeguamento degli impianti. Come del resto la modifica dei seggiolini, con schienale da 30 cm. La sala GOS. Il settore riservato agli ospiti…..
Di contro, quei diritti televisivi non hanno consentito introiti significativi. Come  la convenzione con la RAI, limitata ad una sola diretta settimanale, sul canale tematico Rai Sport. Peraltro scarsamente seguito.

Va inoltre sottolineato che, per l’iscrizione al Campionato, la Lega Pro pretende dai club i considerevolissimi versamenti diretti e/o a favore della Calcio Servizi:
Quota associativa euro 5 mila (di origine ignota) più quota di partecipazione alle competizioni ufficiali euro 55 mila. Un totale di 60 mila euro solo per iscriversi al Campionato.
Dalle 9 neopromosse, provenienti dai dilettanti, viene preteso un onere ancora maggiore: euro 5 mila per la quota associativa , poi 55 mila euro per partecipare al Campionato e inoltre, una quota straordinaria di euro 45 mila.
Totale euro 105 mila per società provenienti dal settore dilettantistico.

Quindi, senza contare ripescaggi o riammissioni che prevedono altri versamenti (a fondo perduto a favore della FIGC), la Lega Pro ha percepito denaro, per ogni stagione sportiva, per un totale di euro 4.005.000 (quattromilioniciquemila).
E cosa ci ha fatto il vecchietto Ghirelli con tutti questi soldi? Qualcuno prima o poi ce lo dovrà spiegare.
Al di là di esempi sporadici di compagini solide (Monza – Vicenza) la maggioranza delle società rappresenta realtà più vicine al semi-professionismo. Come del resto già ipotizzato, ma non attuato, nel programma elettorale Gravina.
Tali somme non sono certamente parametrabili a realtà molto limitate del nostro territorio.
Riporto, quale esempio, la tabella degli spettatori medi del girone B (mi scuso per la lunghezza del prospetto, ma è indispensabile perché si possa comprendere la criticità della situazione). Per ogni  squadra, vengono indicati nell’ordine gli importi degli incassi, il numero delle partite disputate e la media degli spettatori:

Si tratta, quindi, di costi insostenibili per compagini che raggiungono 700 spettatori (o poco più) di media nelle gare casalinghe.
Al riguardo, i dati forniti con enfasi sui media (sponsorizzati dal vecchietto di Gubbio), sull’aumento generale degli spettatori vanno letti/interpretati con grande attenzione. Fanno leva su piazze particolari tipo Bari – Reggina – Vicenza – Trieste – Cesena ed altre che non rappresentano la realtà della maggioranza delle compagini.

La Lega Pro ha inoltre costi di gestione ingiustificati. Rappresentati da un progressivo aumento del personale. Costi per il Segretario di oltre 200.000 Euro, compenso per il Presidente….

Particolare attenzione merita il costo per la sede di Via Jacopo da Diacceto 19 in Firenze. Per la quale (a seguito di un contenzioso con una curatela fallimentare che ha ottenuto la revoca dell’acquisto con sentenza passata in giudicato) si è costretti a pagare una indennità di occupazione, oltre al mutuo che è in carico alla partecipata Calcio Servizi, formalmente proprietaria delle mura.
La sede, oltre al valore storico, ha come pertinenza circa 50 posti auto in zona Santa Maria Novella, nei pressi della stazione ferroviaria, con un valore di mercato interessante.

La Lega Pro va quindi posta in liquidazione con la vendita dei cespiti immobiliari.
La previsione di liquidazione è espressamente prevista dallo Statuto. Tutto in regola….

3) Il progetto di riforma

Il progetto di riforma è quindi quello di prevedere la creazione di una Serie B-1 e di una Serie B-2 che raccolga le 20 compagini più solide, che offrano ai calciatori le più ampie garanzie di pagamento.
La selezione delle 20 società dovrà avvenire a cura del Consiglio Federale secondo criteri di tradizione sportiva, media spettatori, solidità economica, utilizzando i parametri solitamente richiesti per i ripescaggi nella serie superiore, con l’attribuzione per ogni voce di un voto ponderato. Vanno in ogni caso previlegiati i bacini di utenza.
Riporto, solo per esempio, i criteri utilizzati in passato:
1) Classifica finale dell’ultimo Campionato (50%);
2) Tradizione sportiva della città (25%);
3) Numero medio degli spettatori allo stadio dalla stagione 2015/16 alla stagione 2018/19 (25%).
Sono inoltre previsti criteri di preclusione al ripescaggio in caso di sanzioni per illecito sportivo; per le società assegnatarie di titolo sportivo a seguito di fallimento o di Lodo Petrucci. Andrebbe rivisitata/abbreviata la preclusione per i club che hanno usufruito del ripescaggio negli ultimi 5 anni.
Il format definitivo dovrebbe quindi prevedere:
20 società di Lega di A
20 società di Lega di B1
20 società di Lega B2
La modifica del format si realizza attraverso la modifica dell’articolo 49 delle NOIF e con una bella norma transitoria.
Basta una sola seduta di Consiglio Federale.

Certo, bisognerebbe essere concreti, propositivi. Senza guardare ciascuno al proprio orticello. E con un Presidente Federale vero. Con gli attributi. Non con Gabri e il vecchietto Ghirelli che lo sta trascinando nel baratro.
Ma magari, di fronte alla prospettiva di un commissariamento, anche Gabri potrebbe darsi una mossa e chiedere a Balata e Sibilia di dargli una mano.

A seguire si debbono cambiare i pesi all’interno dell’assemblea federale.
E’ la logica conseguenza.
L’articolo 20 dello Statuto Federale disciplina, al numero 2, il numero dei delegati per le componenti nonché una ponderazione dei voti spettanti a tali delegati.
Il 17% della Lega Pro aveva una sua logica considerando il numero di società distribuite sul territorio (oltre 100).
Con la liquidazione della Lega Pro tale percentuale dovrà essere distribuita in favore della Serie A e della Serie B1 e B2, fermo restando il “peso” della L.N.D. al 34%.
Si potrebbe prevedere l’attribuzione del 10% alla Serie A e del 7% alla Serie B1 e B2 per ottenere i seguenti pesi finali:
Serie A 22%
Serie B 12%
Lega Nazionale Dilettanti 34%
Invariati gli altri pesi per le componenti tecniche e AIC.

4)  Un nuovo concetto del Consiglio Federale

Conseguentemente anche il numero dei Consiglieri Federali, come previsti all’articolo 26 dello Statuto, va modificato ripartendo i tre consiglieri della Lega Pro, attribuendone 1 alla Lega di Serie A e uno alla Lega di Serie B1 e uno alla Serie B 2.
Io, poi, ho una idea più profonda di riforma. Con un Consiglio Federale composto da Consiglieri esterni ed indipendenti. Modello Tim o come si fa nelle grandi aziende quotate in borsa.
Perché con i consiglieri dell’Aia o delle componenti minori che ricattano, strillano e strepitano, per difendere il proprio orticello, non si va lontano.
E comunque Gabri, pensaci. Le riforme si possono fare.
Non vuoi passare alla storia calcistica come il becchino del calcio, come vai dicendo tutti i santi giorni qui e là?
Almeno prova a fare un minimo di progetto alternativo.
Certo è difficile.

E’ come cavare il sangue da una rapa.

5) I ristoranti sono chiusi, ma Ghirelli pensa di poter imbandire la tavola

Solita fuffa del “vecchietto” nel comunicato post call conference di ieri con Figc, presidenti di Leghe e componenti Federali. Oramai pervade in tutti la sensazione che Ghirelli (vedi foto qui sotto) riporti una sua verità, che non è mai quella reale. E’ arrivato a comprendere, finalmente. Le assurdità che intende portare all’approvazione del prossimo Consiglio Federale verranno respinte. Sentendosi sconfitto sta tentando di correre ai ripari dichiarandosi disponibile a collaborare con le componenti della serie B e Lnd.

In un passo di quel comunicato attribuisce a Cosimo Sibilia preoccupazioni, inerenti le garanzie fidejussorie, che come tutti sappiamo sono invece soltanto sue per le società di serie C. Coperture finanziarie che ai club di Lega Pro vorrebbe offrire lui. Ma con quale denaro? Il suo forse. Perché quello giratogli dalle Istituzioni (ex legge Melandri) è denaro pubblico e deve essere utilizzato per altri scopi. Un’altra perla, dopo lo sciopero di inizio stagione. Le seconde squadre. L’apprendistato. La defiscalizzazione. Gli ammortizzatori sociali. Il marketing. Il nulla assoluto del suo mandato.

Solita fuffa, quindi, le sue rassicurazioni ed i suoi pareri. Mai illuminati. Mai determinanti. Con lui i problemi rimangono sempre irrisolti. Fa tenerezza constatare che si affanna nel tentativo, puerile, di apparecchiare una tavola che non potrà mai essere imbandita. Perché i ristoranti, caro il mio “vecchietto”, sono tutti chiusi.

E Tommasi in tutto questo? Il presidente della Associazione Italiana Calciatori rimane in silenzio tombale. Un disinteresse totale. Un comportamento incomprensibile. Sembra aver abdicato lasciando i suoi associati in balia dei venti. Pare, lo raccontano i maligni, che abbia raggiunto un accordo con la Ghirelli band. Sarebbe veramente scandaloso.

Partendo da certe valutazioni mai momento fu allora più propizio per giungere alla significativa, indispensabile inversione di rotta imposta dalla criticità del sistema. Anche ai vertici del sindacato calciatori. Mai, come nel presente, la candidatura di Marco Tardelli, a capo di quel movimento, poteva risultare più opportuna.